Il tempo libero? 6 italiani su 10 faticano a concederselo

Quello tracciato dal nuovo Osservatorio mensile Findomestic/Doxa è il ritratto di un Paese che fatica a concedersi svago e relax. Se per il 65% degli intervistati il tempo libero rappresenta un’occasione per rilassarsi e riposarsi quasi 6 italiani su 10 hanno pochissimo tempo libero, e quello che rimane lo dedicano prevalentemente alla famiglia. E i più insoddisfatti sono i 35-44enni: ben il 62% dichiara di avere troppo poco tempo libero, o di non averne affatto.

Il relax fa rima con famiglia, sport e TV

Dopo la famiglia, nella lista delle attività preferite figurano praticare sport (29,1%), guardare la TV (28,8%), leggere (27,6%), navigare su internet o usare i social media (24,7%), stare con gli amici (24,7%), dedicarsi a attività manuali o lavori creativi (17,9%).

Tra gli sportivi, il 24,6% va in palestra, il 18,5% ama camminare, il 14,6% si dedica alla corsa e il 12,3% alla bicicletta. Tra gli appassionati del fai-da-te, il 30,6% pratica il giardinaggio, il 21,9% lavora il legno e realizza piccoli interventi di muratura e il 19,6% si interessa al cucito e al lavoro a maglia.

Le donne preferiscono lo shopping e la lettura

Il 26,8% delle donne riesce a ritagliarsi non più di due ore a settimana di tempo libero, e il 7,3% non trova alcun momento per sé. Tra gli uomini, invece, solo il 3,3% afferma di non avere tempo libero a disposizione. L’indagine dimostra poi che la lettura viene preferita dalle donne rispetto agli uomini: le lettrici abituali sono infatti il 36,9%, mentre gli uomini si fermano al 20,8%. Appannaggio delle donne è anche lo shopping (18,2% contro l’11,1% degli uomini), mentre sono targati al maschile lo sport (33% uomini e 23,8% donne) e il video-gaming (7,1% uomini e 0,9% donne).

I 35-44enni sono i più indaffarati (e insoddisfatti)

In ogni caso, i più insoddisfatti sono i 35-44enni. Il 62% del campione in questa fascia di età dichiara di avere troppo poco tempo libero, o di non averne affatto. La fascia tra i 18-24 anni il 58% afferma invece di averne abbastanza o perfino molto. E se l’età è un fattore che non sembra influire in misura significativa sulla scelta degli hobby, riporta una notizia Agi, nella fotografia scattata dall’Osservatorio Findomestic a sorprendere è un dato in particolare: sono soprattutto i 55-64enni a passare il proprio tempo libero su Internet e sui social network, ben il 31,6%, contro il 21,1% dei 25-34enni.

Arriva il marchio di qualità per i siti che rispettano la privacy degli utenti

Obiettivo: comunicare da subito agli utenti che i loro dati personali sono al sicuro. Ecco, in estrema sintesi, lo scopo che si pone il marchio di qualità ‘Privacy Ok’, realizzato da Federprivacy, Si tratta di uno strumento che informa gli utenti della rete sul codice di condotta in materia di privacy adottato dai diversi siti e app.

A livello globale, il 67% dei siti non informa in maniera esaustiva

La necessità di creare un marchio di qualità nasce proprio dalla portata della poca informazione in merito ai dati personali. Il Global Privacy Enforcement Network (Gpen), a seguito di un’indagine internazionale condotta da ventiquattro Autorità per la protezione dei dati personali, tra le quali anche il Garante italiano, ha infatti messo in luce che il 67% dei siti e delle app non rivela agli utenti dove sono conservati i loro dati personali. Ancora, il 51% dei siti e delle app analizzati non precisa se con chi vengono condivide le informazioni degli utenti. Oltre a queste mancanze, nel 44% dei casi agli utenti non sono nemmeno comunicate le modalità di accesso per l’esercizio dei loro diritti.

Una ricerca mondiale

Come riporta Askanews, la ricerca, che è stata svolta su 455 siti web e app di vari settori come viaggi, sanità, banche, social media, giochi d’azzardo e retail, ha evidenziato che solo il 35% delle informative sulla privacy menziona l’adozione di misure di sicurezza a protezione delle informazioni personali degli utenti. “Per contribuire a un clima di fiducia che favorisca lo sviluppo del mercato digitale, le aziende virtuose che operano in modo trasparente e lecito hanno ora l’opportunità di ottenere un marchio di qualità ed esporlo sui propri siti web e app per dare evidenza che hanno aderito al nostro codice di condotta assumendosi l’impegno vincolante di rispettarne tutte le regole” spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy.

La privacy viene certificata da un ente terzo

“Inoltre, gli utenti possono contare sul fatto che non si tratta di un semplice bollino rilasciato in maniera autoreferenziale. Infatti, le attività di assessment non vengono svolte dal nostro staff interno, ma sono state affidate all’organismo di terza parte e indipendente TÜV Italia, che assicura l’imparzialità del processo di valutazione per determinare se un sito o una app è effettivamente conforme e meritevole di fregiarsi del marchio” aggiunge ancora Bernardi.

Vigilanza continua

L’assistenza agli utenti non si esaurisce però solo nel bollino. Ci sarà infatti un comitato di vigilanza che controllerà periodicamente l’operato di siti e app e soprattutto sarà attivato uno sportello on line a disposizione degli utilizzatori della rete per inviare segnalazioni.

La filiera avicola italiana non teme le uova olandesi

Siamo di fronte all’ennesima psicosi gastronomico – sanitaria, legata stavolta alla pericolosità delle uova olandesi contaminate con il fipronil, insetticida chimico che gli esperti giurano essere “moderatamente dannoso per l’essere umano”. Prima di assistere a scene di isteria collettiva che facciano crollare i consumi di uova in Italia, e magari degli altri prodotti del settore avicolo, è bene fornire alcuni dati che possano far riflettere il consumatore sulla portata del rischio al quale va incontro, che appare contenuto. I dati del settore avicolo certificano i consumi di carne e uova italiani che già di per se riducono il peso specifico delle importazioni, e quindi dei rischi per la salute, perché va ribadito che solo le uova olandesi sono state contaminate da fipronil.

In Italia nel 2016 sono stati consumati 1.389.000 di tonnellate di carni di pollo e tacchino (+5,8% rispetto al 2015), e anche sul fronte dei consumi le carni avicole sono cresciute (+3% il pollo, +3,2% il tacchino). Ben il 99% di carni bianche consumate in Italia proviene da allevamenti italiani. Dunque, in caso di allargamento della psicosi da fipronil alle carni bianche, si sappia che la filiera avicola è totalmente italiana e non c’è il rischio di importazioni e contaminazioni. Quanto alle uova, in Italia nel 2016 ne sono state consumate 12 miliardi e 900 milioni, per un incremento dello 0,5% sul 2016. In questo caso, le importazioni sono necessarie per soddisfare i consumi interni, e ammontano a circa il 24,5% del totale delle uova, una percentuale in diminuzione rispetto al 2015 del 74%, per un totale di 158 milioni di uova importate.

Il numero di uova importate dai Paesi Bassi, tuttavia, è nettamente inferiore, perché bisogna riferirsi solo a questo paese e solo ai primi sette mesi del 2017. Si scende così a 610 mila chili di uova, che sono stati prontamente analizzati per conto del Ministero della Salute. Dopo 42 campionamenti realizzati dai Nas, 181 campionamenti dalle regioni e 60 da uffici del ministero, sono stati rilevati soltanto due casi di positività, ma la percentuale di fipronil era comunque non pericolosa per l’uomo. Il sistema avicolo italiano, dunque, sembra garantire ampia sicurezza ai consumatori, ma è dalla notizia di un sequestro di alcune partite di omelette a Milano che permane qualche dubbio. In Italia, infatti, circa 650 mila chili di uova arrivano sotto forma di semilavorati (cioè tuorli e uova sgusciate) e dal computo restano fuori le uova usate per realizzare dolci industriali confezionati. Da qui la benvenuta richiesta di Coldiretti di dotare ogni prodotto commercializzato di etichette che indichino la provenienza degli ingredienti i modo, finalmente, trasparente.

Bambini sani e felici se passano tante ore all’aperto

“I bambini sono come i fiori”, recita un antico detto. E come i fiori hanno bisogno di luce e aria per crescere belli e felici. Già, perché in un’epoca in cui anche le giovanissime generazioni passano sempre meno tempo all’aperto – complici gli impegni scolastici, le attività sportive, ma anche e soprattutto la dipendenza da telefonini e gadget tecnologici – ritorna d’attualità l’importanza di far crescere i nostri piccoli fuori dalle quattro mura di casa. Sembra una banalità, ma invece – specie per chi vive nelle grandi città – non è per niente un dato di fatto. Eppure, tutte le ricerche scientifiche dimostrano con chiarezza che la vita all’aperto, fatta di gioco e di scoperte, è un toccasana non solo per l’umore, ma anche per la salute. In particolare, durante le lunghe giornate della bella stagione aprire la porta di casa e concedersi qualche ora i mezzo al verde e alla natura dovrebbe essere un vero e proprio stile di vita. Specie per i giovanissimi. Ecco solo alcuni degli innumerevoli benefici di una vita open air.

Sistema immunitario più forte

Correre in un prato, giocare a palla, arrampicarsi su un albero… un’esplosione di gioia ma anche un valido contrasto a malattie tipiche del millennio come obesità e diabete. Tra l’altro, stare all’aperto, anche in inverno, è ormai assodato che fortifichi il sistema immunitario. I bimbi più stanno fuori, purché vestiti in modo adeguato, meno si ammalano.

Mai da soli

Al parco, ma anche in piscina o in un campetto da calcio i bambini potranno fare nuove conoscenze e sviluppare la loro socialità in modo sano. Acquisendo così tante nuove esperienze e competenze a livello comportamentale, utili pure per la vita adulta.

Più vitamina D

La lue solare è fondamentale affinché il nostro corpo possa sintetizzare la vitamina D, un elemento preziosissimo per il corretto sviluppo di ossa e scheletro.

Che vista ragazzi!

Recentissimi studi scientifici hanno comprovato che i ragazzi che passano più tempo all’aperto hanno meno problemi alla vista, miopia compresa.

Stare alla luce del sole, e quindi con cambi visivi frequenti, infatti, sembra possa rafforzare il nervo ottico a tutto vantaggio di migliori capacità visive.

Tutti concentrati

Tra i problemi più frequenti dei giovanissimi c’è quello del deficit di attenzione. Un disturbo che potrebbe essere legato a un’eccessiva attività su apparecchi tecnologia e schermi, che bombardano di continui stimoli. L’attività all’aria aperta, con i suoi tempi e i giochi da fare uno alla volta, favorisce invece la concentrazione.