Exploit carpooling aziendale: cresce del 199% in un solo anno

In un anno i carpooler aziendali sono cresciuti del 199%, da 20.000 a 59.738. Sia i lavoratori che optano per la condivisione dell’auto per recarsi al lavoro sia i viaggi condivisi sono in costante aumento. Dal Rapporto Carpooling Aziendale 2017 elaborato da Jojob, operatore online di carpooling aziendale, emerge che i viaggi condivisi sono triplicati, passando da 16.500 ai 45.668 del 2017 (+177%), mentre risultano 1.265.607 i Km percorsi in carpooling. Una scelta che dimostra un’attenzione crescente per la mobilità sostenibile, e che ha permesso di non emettere in atmosfera 222.835 Kg di CO2, pari a un bosco di 11.148 alberi.

I vantaggi del carpooling

In Italia sono oltre 140.000 i lavoratori che scelgono di condividere il tragitto casa-lavoro. Soprattutto per la comodità, la riduzione dello stress e le chiacchiere tra colleghi. Ma anche per il risparmio sul costo dei trasporti: nel 2017 il risparmio totale, tra passeggeri e autisti, è stato di 339.383 euro. Considerando infatti i km risparmiati dai passeggeri coinvolti nell’indagine, si calcolano 257.118 euro risparmiati su base annua. A questi vanno aggiunti gli 82.265 euro risparmiati dai soli autisti, e chi ha percorso la tratta media con 4 persone (autista incluso) è arrivato a risparmiare fino a 1.821,6 euro l’anno.

Al Nord si condividono più viaggi

Il servizio di carpooling viene utilizzato in tutta Italia, con una concentrazione maggiore al Nord (50%) dove a farla da padrone è la regione Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Piemonte e Veneto.

Al Centro si trova il 35% delle aziende che promuovono il servizio di carpooling per i propri dipendenti, con Toscana e Lazio tra le regioni più virtuose. Migliora la concentrazione nel Sud e nelle Isole, che dal 10% del 2016 sale al 15%, grazie soprattutto alla forte crescita che si è registrata da parte delle aziende in Sardegna. I bolognesi risultano i più virtuosi d’Italia in fatto di condivisione, seguiti dai colleghi di Modena e Milano. Si distinguono anche i dipendenti delle province di Torino, Firenze, Roma, Venezia, Belluno e Parma.

Le aziende italiane sono sempre più carpooler

Sono sempre di più le imprese che scelgono il carpooling aziendale come soluzione e opzione per i propri dipendenti. Attualmente, rivela l’autore della ricerca, le “sue” sono più di 1.700, di cui 160 grandi aziende: a nomi come Mutti, Bulgari, Ducati, Lavazza, Salvatore Ferragamo, Aeroporti Di Roma, OVS, Philip Morris, Consorzio Coop Nord Ovest, Saipem, Reale Group e Findomestic nell’ultimo anno si sono aggiunti, tra gli altri, EAV, Laika, Gruppo MutuiOnline, CNH Industrial, Lima Corporate, ABS Acciaierie Bertoli Safau. Il principale consorzio attivo è quello del Carnia Industrial Park, in provincia di Udine.

Nel corso del 2017 l’azienda più attiva è stata Bulgari, di cui i dipendenti hanno condiviso 22.557 viaggi, risparmiando 43.574 kg di CO2.

Sul podio delle migliori aziende anche Philip Morris (8.676 viaggi e 15.119 kg di CO2 risparmiata) e Ducati (3.164 viaggi e 5.724 kg di CO2 risparmiata).

Italiani, come ci spostiamo? Per studenti e lavoratori l’auto resta il mezzo preferito

Cambiano i tempi, cambiano gli stili di consumo, cambia anche la mobilità. Specie in alcune città, come Milano, dove si fanno scelte di qualità attente anche all’ambiente e in generale alle sostenibilità. Insomma, che sia a piedi, con i mezzi pubblici, la bici o con i sistemi di sharing, la mobilità cambia faccia. Ma resta sempre una costante: l’automobile è il mezzo più diffuso.

Anche nel 2016, molti in macchina

L’automobile è il mezzo di trasporto preferito dall’68,9% degli occupati, come conducenti, e il 37,3% di scolari e studenti, come passeggeri. Lo rileva l’edizione 2017 dell’Annuario statistico italiano dell’Istat. I mezzi di trasporto collettivo sono utilizzati in misura maggiore dagli studenti, ma la percentuale resta comunque inferiore rispetto ai mezzi privati. In generale, gli studenti si spostano di più a piedi rispetto ai lavoratori (26,6% contro l’11,4%), ma entrambi preferiscono o devono utilizzare dei mezzi di trasporto: lo fa il 72,8% degli studenti e l’87,9% degli occupati.

Gli altri mezzi per spostarsi: la bici vince sulla moto

Il 13,1% di studenti raggiunge il luogo di studio in tram o bus (contro il 5,5% di occupati), l’11% in pullman o corriera (contro il 2,0% degli occupati) mentre è più bassa l’utenza degli altri mezzi pubblici. Risicata anche la percentuale di chi opta per le due ruote, anche se studenti e lavoratori sembrano preferire la bici alla moto tra gli occupati, il 3,6% usa una moto e il 3,7% la bicicletta; tra gli studenti, il 2,0% usa la moto e il 2,4% la bicicletta.

“I dati Istat mostrano un Paese molto arretrato nelle politiche per la mobilità e ancora in balia di una tragica insicurezza stradale”. Lo afferma Alberto Fiorillo, responsabile Aree Urbane di Legambiente. Secondo i dati Istat, infatti, in Italia nel 2015 si sono registrati 174.539 incidenti stradali con lesioni a persone. E se rispetto al 2014 gli incidenti sono diminuiti dell’1,4% e i feriti dell’1,7%, le vittime sono aumentate dell’1,4%.

Cambiamenti profondi nelle città maggiori, come Milano

“Tuttavia se dall’analisi delle percentuali nazionali ci si sposta su alcune situazioni particolari si scopre che in diverse città è in atto un cambiamento profondo degli stili di mobilità: Milano, ad esempio, è sempre più la città del trasporto pubblico, dello sharing e della ciclabilità ed è il centro urbano che ha visto il più consistente calo di auto private in circolazione nel nuovo millennio” spiega Fiorillo. “Segno evidente che l’Italia non è condannata al traffico e all’inefficienza dei mezzi pubblici: dove si fanno scelte di qualità a favore dei cittadini e dell’efficienza degli spostamenti i risultati si raggiungono in tempi relativamente brevi”.

Piccole e medie imprese, in arrivo 100 milioni per la digitalizzazione

Dal Governo arrivano buone notizie e soprattutto fondi “reali” destinati alle aziende che vogliono investire in digitalizzazione, così da essere sempre più competitive sui mercati. Sarà infatti possibile per le micro, piccole e medie imprese di tutto il territorio nazionale presentare la domanda per ottenere un contributo in forma di Voucher per l’acquisto di hardware, software e servizi specialistici finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali e all’ammodernamento tecnologico. Un’occasione preziosa, e da cogliere nei tempi previsti, per le aziende più sensibili ai cambiamenti e alle opportunità offerti dalla tecnologia.

La norma è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale

Questa norma è in vigore in quanto è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale a delibera CIPE del 10 luglio 2017, che ha completato la dotazione finanziaria e l’ha ripartita tra le Regioni, dal 30 gennaio al 9 febbraio 2018. Come specifica il Mise, Ministero dello Sviluppo Economico, ogni impresa può beneficiare di un unico voucher di importo non superiore a 10 mila euro. Il tetto non può oltrepassare la misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili. Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello, il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

Se la richiesta fosse superiore alle risorse?

Le risorse disponibili e stanziate per questa operazione ammontano a 100 milioni di euro. “Nel caso in cui l’importo complessivo dei Voucher concedibili sia superiore all’ammontare delle risorse disponibili (100 milioni di euro), queste saranno ripartite in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa beneficiaria. Ai fini del riparto saranno considerate tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni che avranno presentato la domanda nel periodo di apertura dello sportello, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione. Verificata la documentazione finale che le imprese sono tenute a presentare entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese, che dovranno essere sostenute dopo la comunicazione dell’avvenuta prenotazione del contributo, il Ministero determinerà l’importo del Voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa risultati ammissibili” spiega una nota pubblicata dall’agenzia AdnKronos.

Un riconoscimento alle imprese con il rating di legalità

Per le micro, piccole e medie imprese che hanno conseguito il rating di legalità e che sono quindi incluse nel relativo elenco dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato c’è una possibilità ulteriore. A loro è infatti destinata una riserva per la concessione del voucher nell’ambito della dotazione finanziaria complessiva.

Export italiano, la mappa del fashion nel mondo

Che la moda Made in Italy sia un’eccellenza a livello globale non è certo una novità. Ma quali sono i principali mercati dell’italian style? Quali sono i paesi che maggiormente apprezzano il fashion di casa nostra e da dove parte l’export del Belpaese? A questa e a molte altre domande risponde l’analisi “La moda italiana nel mondo – Italian fashion in the world”, realizzata dalla Camera di commercio di Milano in collaborazione con Promos, la sua azienda speciale per le attività internazionali. Una vera e propria mappa delle esportazioni del settore moda.

Francia, Germania e Stati Uniti i maggiori mercati

Per l’Italia, i maggiori partner stranieri sono Francia (10,4% del totale), Germania (9,3%) e Stati Uniti (7,9%). Ma registrano tassi di crescita anche il Giappone e la Corea del Sud (+8,1%), così come la Grecia (+6%). Registra buone performance la Russia (+4,3%). E tra le prime 20 destinazioni compaiono anche: Regno Unito, Hong Kong e Cina.

Chi compra cosa

La Francia è il principale partner per gli articoli di abbigliamento e in particolare per camicie, T-shirt e intimo, per maglieria, tappeti e calzature, Hong Kong è il mercato d’eccellenza per abbigliamento sportivo, la Germania è prima per tessuti, la Svizzera per borse e pelletteria, gli Stati Uniti per biancheria per la casa e pellicce, la Romania per passamanerie e bottoni.

Un comparto da oltre 48 miliardi in export

L’export della moda italiana, tra abbigliamento, accessori e calzature, pesa la ragguardevole cifra di 48,6 miliardi di euro, con un aumento del 1,2% rispetto all’anno precedente. In particolare nel 2016 sono aumentate le esportazioni di camicie, T-shirt e biancheria intima (+6,1%) con 3,2 miliardi di euro, maglieria (+4,4%) con oltre 3 miliardi, calzature (+2,4%) con 9 miliardi. In crescita anche tappeti e moquette (+7,6%) con 166 milioni.

Milano, Firenze e Vicenza le città che esportano di più

Milano, Firenze e Vicenza, in base ai dati analizzati, sono i tre bacini italiani da dove si esporta di più. Milano si conferma l’indiscussa protagonista del panorama della moda italiano: rappresenta un ottavo del totale nazionale e mette a segno quest’anno una crescita del +10%. Firenze è in seconda posizione (10,2% del totale) e Vicenza in terza (8,9%). Tra le prime venti posizioni in crescita anche: Piacenza (+8,8%), Bergamo (+4,7%) e Venezia (+4,6%). A livello regionale la Lombardia, con 12,5 miliardi di export rappresenta più di un quarto del totale italiano. Sempre in regione, oltre all’irraggiungibile Milano, si piazzano bene anche altre città nella classifica dell’export nazionale: Como è al settimo posto, Bergamo al 13°, Mantova al 15° e Varese al 16°.