Cibo e innovazione, italiani divisi fra tradizione e curiosità

Per i consumatori italiani l’innovazione alimentare è importante, anche se c’è chi preferisce non prendersi troppi rischi. Per molti un prodotto innovativo è un cibo già pronto, ma buono e sano, e alcuni mettono l’accento sulla sostenibilità e sulla proposta di nuovi sapori, prodotti però a partire dalla riscoperta di materie prime antiche o dimenticate. In ogni caso, la curiosità verso nuovi sapori e nuove emozioni associate al cibo riveste un ruolo fondamentale per la maggioranza dei consumatori. È quanto emerge dalla ricerca BVA/Doxa dal titolo L’innovazione nel food dal punto di vista del consumatore, secondo la quale per i più giovani è centrale l’apertura ad altre culture, e l’attenzione nei confronti della sostenibilità.

Il gusto resta una componente fondamentale

L’innovazione alimentare è una cosa seria per il 76% degli italiani, e 1 consumatore su 4 la considera molto importante. Anche perché non è soltanto una questione di scienza e tecnica, ma riguarda una dimensione emozionale. Per il 60% degli intervistati, infatti, innovazione è sinonimo di curiosità o esplorazione. Ma che cosa s’intende per innovazione alimentare? Secondo la ricerca il gusto resta una componente fondamentale. Al quale va però associato il legame con la tradizione alimentare italiana in un’ottica di ibridazione che punta alla rielaborazione e alla creazione di sapori nuovi e sorprendenti.

Innovativi, ma non troppo

Il 69% dei consumatori, però, è diviso fra esigenze contrastanti, come la necessità di seguire una dieta variata ed equilibrata e avere a disposizione cibi pratici da utilizzare e cucinare. Tra questi innovatori moderati rientrano gli “esploratori del giardino” (42%) e gli “esploratori curiosi” (27%). Per i primi, prevalentemente donne con figli, l’innovazione è un modo per portare novità nella cucina quotidiana, mentre per i secondi, composto in maggioranza da uomini, l’innovazione è un modo per stupirsi e aprirsi a esperienze inedite.

Ma oltre la maggioranza si presentano due poli opposti. Da un lato, ci sono gli “innovatori spinti” (15%), principalmente giovani attenti alle nuove tendenze in campo alimentare, dall’altro, i “tradizionalisti convinti” (16%), per cui le ricette tradizionali e familiari costituiscono un patrimonio da rispettare e tramandare.

New ready to eat, eco & safe e new tradition

Per il 37% il prodotto innovativo deve essere “new ready to eat”. L’innovazione è quindi associata a un alimento già pronto e facile da consumare. Per il 23% invece l’innovazione è qualcosa di “eco & safe”, ovvero un cibo prodotto con metodi di coltivazione o allevamento sostenibili. Un altro 23% poi guarda alla cosiddetta “new tradition”, una produzione alimentare che punta alla scoperta e alla diffusione di nuovi sapori che però mantengono una continuità con la tradizione. In questa categoria rientrano, ad esempio, i prodotti da forno che usano farine derivate dalla macinazione di grani antichi, o proposte alternative come la “carne non carne” e il mondo del plant based. Ma il 17% considera innovativa “la natura nel piatto”, con al centro il biologico e i cibi salutari.