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Decennio digitale e capitale umano: perché l’Italia è in ritardo sulle competenze?

In coordinamento con gli altri Istituti europei di statistica, l’Istat da quasi vent’anni documenta lo sviluppo della società dell’informazione in Italia.

Se uno degli obiettivi del programma europeo è di portare entro il 2030 all’80% la quota di popolazione tra 16-74 anni ad avere competenze digitali almeno di base, nel 203 in Italia solo il 45,9% degli adulti possiede competenze digitali adeguate, il 36,1% insufficienti e il 5,1%, pur essendo utente di Internet, non ne ha alcuna.
Nel panorama europeo, l’Italia è uno dei Paesi con la quota più bassa di persone con competenze digitali almeno di base: con una distanza dalla media Ue27 di quasi 10 punti percentuali si colloca in 23a posizione.

I settori più competenti

La quota più elevata di occupati con competenze digitali almeno di base si osserva nei Servizi di informazione/comunicazione e nelle Attività finanziarie/assicurative (circa 80%), mente i settori in cui si osserva il maggior ritardo sono quelli dell’Agricoltura (32,5%) e delle Costruzioni (43,8%).
Nel settore ICT emergono ritardi da parte delle imprese italiane, che durante il 2021 hanno erogato formazione ICT al personale per il 54,7% contro il 65,3 di quelle europee.

La quota di personale che ha seguito attività di formazione in questo ambito tra il 2018-2022 è passata però dal 16,9% al 23,9%. Il progresso è stato notevole (155mila specialisti ICT, +19% rispetto al 2019), ma inferiore rispetto all’insieme dell’Ue27 (+24,1%).

Competenze e caratteristiche socioculturali

Anche in Italia le competenze digitali sono associate alle caratteristiche socioculturali della popolazione. In particolare, hanno competenze almeno di base il 59,1% dei giovani tra 16-24 anni, contro il 19,4% degli adulti tra 65-74 anni. La distanza tra i più giovani e i più anziani è in linea con la media europea, ma l’Italia presenta valori nettamente inferiori all’Ue27 in tutte le classi d’età. 

Le competenze digitali, poi, sono caratterizzate da una disparità di genere a favore degli uomini in quasi tutti i Paesi europei (Italia, 3,1%). Lo svantaggio femminile, tuttavia, è presente solamente a partire dai 45 anni, mentre fino ai 44 anni le donne risultano possedere maggiori competenze digitali rispetto agli uomini.

Un prerequisito per accedere al lavoro

La diffusione delle competenze digitali è poi più elevata tra gli occupati (Italia 56,9%, media Ue27 64,7%). Ma il principale fattore discriminante insieme all’età è il grado di istruzione: tra le persone con titolo di studio di livello universitario il 74,1% ha competenze digitali almeno di base. Per questo segmento di popolazione il divario con la media Ue27 si riduce a -5,7%, mentre tra chi ha un titolo di studio basso (22,6%) la distanza è di 11 punti percentuali.

L’avere competenze digitali adeguate è un prerequisito per poter cogliere appieno le opportunità offerte dalle ICT nella vita privata, ma anche un elemento essenziale per l’accesso al lavoro e alla riqualificazione professionale. In Italia nel 2023 i disoccupati in possesso di competenze digitali erano il 38,7% rispetto al 47,7% della media Ue27.