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Accessori per il filtraggio dell’aria compressa

Se non è filtrata, l’aria compressa può essere contaminata da elementi quali acqua, polvere e olio, il che è un problema noto a tutti gli operatori del settori.

Tali sostanze hanno un effetto certamente negativo sull’intero impianto e sui singoli macchinari che vengono azionati per mezzo dell’ aria compressa stessa. Il rischio che questi vadano dunque a danneggiarsi, con i relativi costi per la manutenzione ed il conseguente fermo delle macchine per tutto il tempo necessario alle operazioni di riparazione.

Inoltre a subire le conseguenze di un’aria compressa non perfettamente filtrata è anche il prodotto finale, il quale può rischiare di essere contaminato dagli elementi sopracitati e dunque vedere diminuire la qualità della produzione.

Dunque tutti i sistemi di filtrazione del sistema di aria compressa diventano fondamentali. Per questo motivo oggi esistono delle soluzioni e specifici accessori Atlas Copco che hanno il compito di proteggere l’intero impianto ed i singoli utensili che vengono alimentati per azione dell’aria compressa.

Vediamone di seguito alcuni.

I filtri di linea

I filtri di linea vanno a rimuovere elementi contaminanti quali acqua, olio e polvere proteggendo tutte le apparecchiature.

Si tratta di sistemi di filtro che sono stati appositamente progettati per garantire la migliore purezza possibile per l’aria compressa soddisfacendo tutti i più rigorosi standard di qualità.

Inoltre questi filtri hanno, fattore non di secondaria importanza, dei costi piuttosto contenuti per quel che riguarda la manutenzione, dato che il loro alloggiamento è facile così come la rimozione.

Per questo motivo in qualsiasi momento sarà possibile rimuovere e sostituire i filtri senza che sia necessario fermare le macchine per un tempo prolungato.

Scaricatori di condensa

L’aria che esce da un compressore può raggiungere anche il 100% di umidità, oltre a contenere eventualmente olio o piccole particelle solide. Questi elementi insieme vanno a formare una pasta che spesso è abrasiva e oleosa allo stesso tempo.

Senza il giusto trattamento dell’aria quindi, questa sostanza entrerà all’interno del tuo sistema di aria compressa andando a corrodere tubazioni e danneggiando gli utensili.

Da questo punto di vista è importantissimo il lavoro effettuato dagli scaricatori di condensa: per capire sommariamente come funzionano, possiamo dire che la condensa viene costretta ad entrare all’interno di una unità all’interno della quale viene lavorata (anche con del carbone attivo) che ha il compito di assorbire l’umidità. Solo a quel punto l’aria compressa viene mandata in uscita con la certezza che adesso sia assolutamente sicura e affidabile, dunque priva di umidità.

La filtrazione di processo

La filtrazione diventa indispensabile soprattutto quando si parla di alimenti, bevande e farmaci. Sia dunque che si tratti di liquidi commestibili come ad esempio acqua in bottiglia, bibite in lattina, vini o birra, sia che si tratti di liquidi non commestibili come ad esempio inchiostri, solventi o resina, esiste una soluzione di filtraggio adeguata.

Diventano preziosi a questo punto i vari sacchetti, custodie e cartucce che possono essere adoperate per la filtrazione delle materie prime così che il prodotto finale non venga in alcun modo alterato o contaminato. In questo modo si va anche ad ottimizzare la produttività dell’intero impianto proteggendo ogni processo prima ancora che i prodotti stessi.

Grazie ad accessori di questo tipo è possibile andare a filtrare l’aria compressa in maniera eccellente, offrendo prodotti sicuri e di qualità superiore al cliente finale e preservando al meglio l’integrità degli impianti.

È sempre possibile fare riferimento al catalogo dei ricambi Atlas Copco nel caso in cui sia necessario sostituire un pezzo, e dunque sia necessario acquistare dei ricambi oppure ordinare dei nuovi filtri per sostituire quelli attuali.

Come gestire il condizionatore d’aria in ogni occasione

Con l’arrivo dell’estate e dunque delle temperature più alte, il condizionatore d’aria rappresenta una delle alternative che ci consente di trovare sollievo. Uno dei consigli che va sempre bene è quello di non dirigere il getto d’aria fredda direttamente addosso alle persone a prescindere da quale sia la temperatura impostata o la velocità della ventola. Per quel che riguarda l’impostazione della temperatura, può variare in base ai diversi momenti della giornata virgola, come segue.

  • Quando torniamo in casa: quando rincasiamo e siamo accaldati è bene evitare di impostare la temperatura del condizionatore a meno di 3 gradi rispetto quella esterna. È bene procedere in questa maniera e diminuire progressivamente la temperatura nel corso delle ore così da fare in modo che il corpo abbia tutto il tempo di potersi abituare. Se invece L’aria è particolarmente umida, meglio sfruttare la funzione deumidificatore per togliere umidità all’aria.
  • Se siamo già in casa: se invece ci troviamo già in casa e desideriamo stare al fresco, va bene avviare il condizionatore e impostare una temperatura che non sia più bassa di 6°/7° rispetto quella esterna. Ciò consente di ottenere il massimo anche per quel che riguarda la resa energetica e mantenere una piacevole temperatura dentro casa. Bisogna anche regolare la velocità della ventola in base alle dimensioni dell’ambiente e al numero di persone presenti nella stanza.
  • Se in casa si suda: nel caso in cui ci troviamo già in casa e nonostante il condizionatore acceso continuiamo a sudare, ciò avviene probabilmente perché l’aria è particolarmente umida. Per questo motivo facciamo bene a sfruttare la funzione deumidificatore e togliere umidità all’aria per avvertire da subito una migliore sensazione di freschezza.
  • Se accendiamo il condizionatore la notte: se avvertiamo invece il caldo la notte quando siamo a letto facciamo bene a non impostare una temperatura che sia inferiore più di 2° nei confronti di quella esterna e impostando la velocità della ventola al minimo, considerando che di notte il corpo ha bisogno di una temperatura più alta rispetto il giorno quando siamo in attività.  I condizionatori Mitsubishi hanno anche una interessante funzione che consente loro di regolare automaticamente la temperatura e il livello di umidità mentre dormi.

Seguendo questi semplici consigli ti sarà possibile gestire al meglio il tuo condizionatore in ogni occasione e avere sempre il massimo del comfort in casa riducendo al minimo anche i consumi.

Parliamo di giochi gonfiabili

Bll Park è una azienda che da oltre 20 anni realizza splendidi giochi gonfiabili per bambini di ogni tipo, dimensione e forma per rendere qualsiasi area ludica un posto decisamente più bello, colorato ma soprattutto amato dai più piccoli. La precisione e la meticolosità impiegata durante ogni singola fase di produzione quotidianamente, garantisce sempre un prodotto finale di grande qualità e affidabilità. Ogni aspetto è curato nei minimi dettagli così da garantire l’assoluta sicurezza ed incolumità dei bambini, che saranno liberi di ruzzolare, correre, saltare e cadere all’interno delle attrezzature da gioco senza correre alcun tipo di rischio per la propria incolumità. Le soluzioni Bll Park sono ideali per allestire con gusto e colore un parco giochi, una play area, uno spazio condominiale o anche il giardino di casa. Esistono giochi gonfiabili adatti ad ogni tipologia di ubicazione, i consulenti saranno lieti di indicarti la soluzione più adatta a soddisfare le tue esigenze tenendo conto degli spazi a disposizione. Se preferisci, potrai direttamente inviare la piantina dello spazio in cui intendi far installare le attrezzature da gioco, penseranno direttamente i consulenti Bll Park a realizzare il progetto più adatto per te ed effettueranno un sopralluogo per definire il tutto. Terminata la fase di progettazione avrà luogo quella di produzione: le attrezzature da gioco che hai prescelto saranno realizzate appositamente per te e, una volta pronte, saranno messe in opera direttamente dai tecnici Bll Park. La tua play area ti sarà quindi consegnata pronta all’uso per la gioia dei piccoli fruitori, che potranno da subito iniziare ad esplorare e vivere i loro nuovi e bellissimi spazi da gioco. E’ possibile contattare Bll Park tramite l’indirizzo mail info@bllpark.com o chiamando direttamente il numero +390392497489. La sede si trova in Via Friuli, 2/B 20853 Biassono (MB).

Pedrazzini Arreda | Rinnova la tua Cucina

Pedrazzini Arreda da oltre 60 anni si occupa della commercializzazione di cucine a Milano, ed è da sempre sinonimo di qualità e affidabilità. Acquistare una cucina da Pedrazzini Arreda significa avere a disposizione un team di professionisti del settore pronti a risolvere ogni tipo di dubbio o difficoltà, fornendo soluzioni creative e funzionali nell’ottica di risolvere ogni tipo di necessità individuale. Un team di designer e progettisti seguirà infatti il cliente sin dalle fasi di ideazione e progettazione della nuova cucina, fornendo un aiuto concreto anche per quel che riguarda il rilievo delle misure che per quanto concerne la scelta degli arredi giusti.

Se richiesto, sarà cura della stessa Pedrazzini Arreda smaltire la vecchia cucina, secondo le modalità di conferimento previste dalla normativa vigente dei comuni di appartenenza. Un team di falegnami e installatori qualificati si occuperà poi di installare e mettere a punto la vostra nuova cucina, che sarà consegnata pronta all’utilizzo e completa in ogni dettaglio e particolare, anche il più piccolo, inclusi tutti gli allacciamenti idrici ed elettrici. Un servizio di assoluta qualità per chi è alla ricerca di veneta cucine Milano o cucine Arredo 3.  Pedrazzini Arreda è infatti  esclusivista di zona di questi pregiati brand ed offre quotidianamente ai propri clienti tutta la professionalità e l’esperienza acquisita negli anni nel settore, il che ha consentito nel tempo di raggiungere standard di qualità davvero elevati.

Il cliente avrà infine la possibilità di usufruire dei servizi post vendita a vita e di estendere di ulteriori 2 anni la garanzia di legge. È davvero arrivato il momento di sostituire la tua vecchia cucina, e Pedrazzini Arreda è il partner migliore che tu possa scegliere, una azienda che ti garantisce qualità dei prodotti e del servizio, competenza e grande affidabilità. Per informazioni e richieste di ogni tipo puoi contattare il recapito telefonico 0298491249 o recarti direttamente presso lo showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese , Milano.

Legno-arredo, oltre 49 miliardi di fatturato nel 2021

La ripresa del settore legno arredo avviata già negli ultimi mesi del 2020 viene confermata dai consuntivi 2021 elaborati dal centro studi FederlegnoArredo. Il fatturato alla produzione dell’intero settore, pari a 49,3 miliardi di euro, è aumentato complessivamente in valore del 25,5% sul 2020, confermando la doppia cifra anche sul 2019, con un +14%, pari a circa 6 miliardi in più di fatturato, e un saldo commerciale di 8,2 miliardi. A determinare il dato complessivo è l’andamento delle esportazioni, che rappresentano il 37% del fatturato totale, per un valore pari a oltre 18 miliardi di euro (+20,6% sul 2020 e +7,3% sul 2019). Ma soprattutto la dinamicità del mercato italiano, che ha sfiorato i 31 miliardi di euro (+28,7% sul 2020), spinto indubbiamente dai bonus edilizi messi in campo dal Governo.

Il 2021 consolida la ripresa 

Il 2021 ha rappresentato, pur tra notevoli difficoltà, un anno importante nel consolidamento della ripresa del settore. E per l’Italia questo ha significato anche una rinvigorita dinamica delle esportazioni.  Considerando la situazione attuale diventa però difficile azzardare previsioni per il 2022.
“Il rischio concreto è che una brusca frenata nei consumi e il clima di incertezza e preoccupazione dovuto alla guerra in Ucraina, vanifichi il recupero del 2021 – sottolinea FederlegnoArredo -. Ciononostante, l’impegno delle imprese è sempre rivolto alla ricerca di prodotti e materiali innovativi, nuovi mercati, e un nuovo sviluppo del settore che ha nella sostenibilità un elemento imprescindibile per la competitività”.

La crisi in Ucraina peggiora lo scenario

“Purtroppo – spiega Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo – la crisi in Ucraina ha peggiorato lo scenario, portando a ulteriori aumenti delle materie prime e a una grave carenza di legno, che proviene in gran parte proprio dai territori interessati direttamente o indirettamente dal conflitto, per un valore complessivo che supera i 200 milioni di euro all’anno. Basti pensare che con l’ultimo pacchetto di sanzioni europee verso la Russia è vietato acquistare, importare o trasferire nell’Unione, direttamente o indirettamente, se sono originari della Russia o sono esportati dalla Russia, legno, carbone di legna e lavori di legno di qualsiasi specie legnosa”.

Il momento opportuno per diventare più autonomi

“Siamo pertanto convinti che questo sia il momento opportuno, e non più rimandabile, per diventare più autonomi mettendo da subito in atto le azioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia forestale nazionale, basata su una gestione rispettosa dell’ambiente, sullo sviluppo della filiera italiana del bosco e delle nostre segherie – rimarca Feltrin, come riferisce Italpress-. I dati dell’export confermano che l’Europa è ancora il bacino più importante per il legno-arredo e dobbiamo difendere assolutamente questo primato, cercando di consolidarci sempre di più anche negli Stati Uniti, e tenendo d’occhio il colosso cinese, che ha registrato un +9,4% sul 2019, ma che può contemporaneamente diventare un temibile competitor in grado di acquistare materia prima a prezzi per noi improponibili”.

Le aziende sono alla ricerca di profili specializzati in “green”

Sono in crescita gli investimenti delle aziende, nel 2021, nel segno della sostenibilità. E questa tendenza si riflette inevitabilmente anche sulle assunzioni, nel senso che i profili maggiormente ricercati hanno una connotazione “green”.  L’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale si conferma come un requisito di base per entrare nel mercato del lavoro: nel 2021 le imprese hanno richiesto al 76,3% delle assunzioni programmate – pari a oltre 3,5 milioni di posizioni – competenze green, e nel 37,9% dei casi con un grado di importanza per la professione elevato. Lo rivela l’ultima edizione del volume “Le competenze green” del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ANPAL, realizzata in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne. 

Green Economy prioritaria

Nell’anno passato, infatti, si è assistito a un deciso recupero degli investimenti delle imprese nella Green Economy: il 24,3% delle aziende dell’industria e dei servizi ha investito in tecnologie e prodotti green (+3 punti percentuali rispetto al 2019) e il 52,5% ha investito in competenze green, ripristinando la dinamica positiva che si osservava prima della pandemia. Questi risultati sottolineano l’impegno delle imprese verso la transizione green, fattore  ancor più strategico oggi per superare le fortissime tensioni nel campo energetico dell’approvvigionamento delle materie prime per la guerra in Ucraina.

Le competenze green sempre più trasversali

Questo tipo di necessità, ovvero soddisfare una domanda di esperti in tutto ciò che riguarda la transizione verde, si esplica in diversi gradi a seconda dei comparti economici. Per l’industria, si evidenzia un’elevata richiesta di competenze green nel settore dell’estrazione minerali (sono necessarie per il 79,7% degli ingressi programmati), nel comparto del legno e del mobile (78,8%), nelle costruzioni (78,6%), nelle industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere (78,5%), per le public utilities (77,8%) e per la meccanica (76,8%). Nei servizi si rileva altrettanto strategica la green skill per la formazione (richieste all’84,6% delle entrate), commercio e riparazione autoveicoli e motocicli (84,4%), servizi avanzati e di supporto alle imprese (81,1%) e alloggio, ristorazione e turismo (80,9%).  Le competenze green sono dirimenti per gran parte dei mestieri legati al comparto dell’edilizia, quali ad esempio i tecnici e ingegneri delle costruzioni civili (competenze richieste con elevata importanza al 78,6% e al 71,2% delle entrate) e i tecnici della gestione dei cantieri edili (55%), chiamati a operare sia per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio già esistente, sia nella progettazione e costruzione di nuovi edifici ecosostenibili. Ma non solo, le competenze green sono decisive ai fini dell’assunzione di ingegneri elettronici e in telecomunicazioni (64,5%), tecnici gestori di reti e di sistemi telematici (57,8%), spedizionieri e tecnici della distribuzione (56,4%), tecnici chimici (52,6%), insegnanti nella formazione professionale (52,3%).

Economia del design in Italia: la sfida della sostenibilità 

In Italia il settore del design conta 30mila imprese e 61mila occupati, che nel 2020 hanno generato un valore aggiunto pari a 2,5 miliardi di euro. Imprese distribuite su tutto il territorio nazionale, con una particolare concentrazione nelle aree di specializzazione del Made in Italy: tra Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto si localizza il 60% delle imprese. Secondo il rapporto sulla Design Economy della Fondazione Symbola, con Deloitte Private e POLI.design, tra le provincie primeggiano Milano (15% imprese e 18% valore aggiunto nazionale), Roma (6,7% e 5,3%), Torino (5% e 7,8%).

Milano si conferma capitale

La capitale del design italiano è Milano, capace di concentrare il 18% del valore aggiunto del settore sul territorio nazionale. Milano è anche sede del Salone del Mobile e del Fuorisalone, una delle più grandi manifestazioni al mondo dedicate al design, che quest’anno celebra la sua sessantesima edizione. Questa tendenza fa il paio con quella generale, visto che le imprese e i professionisti del design svolgono le loro attività prevalentemente nei centri metropolitani, dove hanno la possibilità di godere di una maggiore visibilità. Infatti, quattro su dieci realtà operano all’estero (44%, 8,9% extra UE), mentre la restante quota opera soprattutto a livello nazionale (45%) o solo su scala locale (10,8%).

La transizione ecologica

Essere davvero sostenibili implicherà saper uscire da una dimensione focalizzata solo sulla progettazione e sull’ottimizzazione di prodotti. Se la maggioranza dei progettisti e delle imprese del design si sente complessivamente preparato sul tema, dichiarando competenze di alto (33,9%) e medio livello (55,1%), l’offerta per la sostenibilità attualmente si concentra sulla durabilità (57,6%) e sulla riduzione dell’impiego di materie prime ed energia (43,4%). Il punto d’incontro tra domanda e offerta dei servizi di design si concretizza già oggi nella progettazione con materie prime più sostenibili e nell’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse. Tra i settori che trainano la domanda di servizi di design sostenibile ci sono soprattutto i comparti del Made In Italy. A primeggiare, il settore arredo (70%), seguito da automotive (56%), immobiliare (ceramiche, pavimenti, elementi strutturali, 38%), abbigliamento (30%) e agroalimentare (13,3%).  

La formazione
Quanto alla formazione dei futuri designer italiani, si tratta di un sistema formativo distribuito lungo tutto il Paese, con 81 istituti accreditati per un totale di 291 corsi di studio. Complessivamente, i designer formati sono 9.362, di cui due terzi risiedono al Nord, in particolare in Lombardia (49,8%).
La stima sul tasso di occupazione dei laureati magistrali in design a cinque anni restituisce un valore del 90%, superiore alla media del complesso dei laureati magistrali biennali in Italia. Di questi, l’84% svolge una professione coerente con l’ambito del design.

Comunicare durante la pandemia. Una ricerca di Eumetra

Oltre all’impatto negativo sull’economia, la pandemia ha influito sul benessere mentale dei cittadini. Le ricerche sociali condotte negli ultimi due anni hanno infatti analizzato i problemi e i cambiamenti provocati dalla pandemia. E in particolare, la nuova ricerca di Eumetra dal titolo Comunicare durante le emergenze, fa notare i progressivi turbamenti all’equilibrio psicologico di fasce sempre più ampie di popolazione.
Sono problemi non facili da rilevare, perché nelle dichiarazioni sullo status emotivo le persone tendono a difendersi, e a comunicare una discreta sopportazione. Negli approfondimenti, però, si manifestano insicurezze e bisogno di aiuto. Ciò però non avviene in tutti i segmenti, o quantomeno, non in modo analogo. Per capirlo non è sufficiente analizzare gli individui attraverso le caratteristiche strutturali sociodemografiche, perché queste creano segmenti omogenei solo per ‘una variabile’, quella in analisi.

Serve un approccio “multivariato”

La reattività dell’individuo è connessa al suo modo di pensare e di vedere la vita nelle sue varie manifestazioni. Per definizione, l’analisi della verità, e la comprensione, si devono affidare a un approccio ‘multivariato’. Attraverso questo approccio metodologico lo studio ha rilevato dati molto interessanti. Uno su tutti è che all’interno del 31% di popolazione che si di chiara ‘molto preoccupata’, la maggior parte si concentra nel segmento più elitario della popolazione. Questo dato risulta particolarmente sorprendente, perché significa che il cambiamento e lo stato di incertezza che i recenti eventi hanno prodotto hanno eroso anche le sicurezze di chi solitamente ha sufficienti strumenti culturali ed economici per superare i momenti di crisi. 

Un senso di abbandono e di isolamento

Questo senso di abbandono e di isolamento che è tuttora avvertito in modo particolare dal segmento più benestante della popolazione, ha dato luogo a un atteggiamento molto positivo nei confronti della pubblicità. Durante i mesi di isolamento è emerso che alcune tipologie di avvisi pubblicitari risultassero profondamente stonati, a fronte invece dell’apprezzamento di contenuti considerati empatici e autentici. Bisognosa di informazioni e aggiornamenti, i mezzi di comunicazione vengono percepiti dalla popolazione come strumento di connessione con il mondo e con gli altri.

Una predisposizione positiva nei confronti della pubblicità

E, anche a scopo compensatorio, si ha una predisposizione positiva anche nei confronti della pubblicità. Siamo stati isolati e ci siamo sentiti un po’ soli, abbiamo visto più televisione, e in generale, fruito di più mezzi. Abbiamo bisogno da una parte di colmare la distanza nelle nostre relazioni personali, dall’altra di sentire anche le aziende più vicine, dalla nostra parte. Comunicare durante un’emergenza è quindi complesso, ma anche molto apprezzato: è cruciale capire quali siano gli elementi valutati più positivamente e quali sono i target più affini a un determinato tipo di comunicazione.

Cloud per lo smart working, pagamenti digitali e cybersecurity: così le Pmi si scoprono digital

Inutile negare che la pandemia, con tutte le difficoltà che ha comportato, sia stata una leva che ha fatto accelerare i processi verso la digitalizzazione da parte delle piccole e medie imprese italiane. Ma quello che ne è derivato è senza subbio positivo. All’inizio della pandemia hanno puntato soprattutto sul cloud, per sostenere il lavoro dei dipendenti in smart working, e sui pagamenti elettronici per soddisfare la domanda crescente dei consumatori confinati nelle mura domestiche. Progressivamente, però, hanno volto l’attenzione alla cybersecurity, investimento che si sta rivelando quanto mai strategico nel contesto attuale. A mostrarlo è PidOsserva, l’Osservatorio nazionale dei PID – Punti Impresa Digitale, strutture istituite dalle Camere di commercio nell’ambito del Piano nazionale impresa 4.0. Alla base dell’analisi effettuata da Unioncamere e Dintec, le risposte che tra il 2018 e il 2021 oltre 40mila imprese hanno fornito a “SELF i4.0”, il test di autovalutazione della maturità digitale, presentate oggi nel corso di Orizzonti Live Lab 2022-IoRiparto, rassegna organizzata da IoRiparto in collaborazione con la Camera di commercio Chieti Pescara.
“La pandemia, con le restrizioni che ne sono derivate, ha accelerato la corsa degli imprenditori all’utilizzo del digitale. Sono quasi 450mila le imprese aiutate dai Pid delle Camere di commercio in questo percorso di innovazione ed i risultati cominciano a vedersi: il livello di maturità digitale delle nostre imprese è aumentato di circa il 9% rispetto al periodo pre-Covid”, sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “E’ ancora marcata, però, la distanza tra le aree del Paese: le regioni del Mezzogiorno hanno una maturità digitale inferiore di oltre 10 punti percentuali rispetto a quelle del Centro-Nord. Un gap che dovrà essere ridotto anche grazie ai progetti del Pnrr”.

Il ruolo dei pagamenti mobili

Tra le tecnologie abilitanti per restare operativi anche da remoto, adottate dalle imprese,  la più diffusa è stata quella relativa ai “pagamenti mobili attraverso internet” (utilizzata oggi dal 41,3% delle imprese) che nel 2020 si collocava al 3° posto; al secondo posto segue il Cloud – al 1° posto nel 2020 – (pari al 39,1%) e al terzo posto la cybersecurity – 4° posto nel 2020 – crescendo progressivamente di importanza (pari al 35,8% degli utilizzi).Rispetto al 2018, le imprese che utilizzano il Cloud e i pagamenti elettronici sono aumentate di 8 punti percentuali; quelle che si avvalgono di strumenti di cybersecurity e che hanno avviato un e-commerce di 9 punti.

I risultati si vedono

Per le aziende che hanno saputo essere più smart, i risultati dei processi di digitalizzazione cominciano a vedersi: i più abili con le nuove tecnologie (i “Campioni digitali” e gli “Esperti”, cioè coloro che applicano con successo i principi dell’Impresa 4.0) sono aumentati di oltre 7 punti percentuali, passando dal 9,78% del 2018 al 17% del 2021. Gli “Specialisti”, che corrispondono a coloro che hanno digitalizzato buona parte dei processi, sono aumentati di 9 punti percentuali, salendo al 38,4% dal 29% di 4 anni fa. 
Il problema, però, è che, pur diminuendo, resta comunque elevata la quota di imprese ancora poco avvezza al digitale. Gli Esordienti, che hanno una gestione tradizionale dei processi aziendali, e gli Apprendisti, che utilizzano solo strumenti digitali di base, sono oggi circa il 45% rispetto ad oltre il 60% del 2018.

La cucina sostenibile: i 5 consigli per ridurre impatto e sprechi

Sostenibilità in ogni aspetto della nostra vita quotidiana, dalle scelte di acquisto che facciamo ai comportamenti che adottiamo:l’attenzione all’ambiente e la riduzione dell’impatto che noi abbiamo sul Pianeta sono oggi delle assolute priorità, condivise dalla gran parte dell’opinione pubblica. Eppure si può fare ancora molto, a partire dai piccoli gesti: ecco cinque facilissime regole per essere sostenibili in cucina, senza rinunce di sorta ma con un indubbio beneficio per il nostro mondo. Le dritte sono state fornite da HelloFresch, servizio di spesa online, e successivamente riprese da Ansa.

Sì alla spesa online e ai meal kit

Per essere più sostenibili in cucina, è opportuno fare la spesa online attraverso portali di comprovata serietà e che assicurano consegne a basse o zero emissioni. Ricevere ogni settimana la propria spesa direttamente a domicilio significa non utilizzare l’auto per andare al supermercato ma non solo. I meal kit, che contengono gli ingredienti già dosati per preparare le varie ricette, consentono anche di eliminare lo spreco alimentare assecondando appieno una filosofia che guarda alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse.

Puntare su metodi di cottura sostenibili

Per essere più sostenibili in cucina bisogna prestare attenzione anche ai metodi di cottura che si utilizzano per preparare i vari pasti a casa. Il forno non è di certo il massimo in quanto consuma moltissima energia elettrica, dunque quando lo si accende ci si dovrebbe organizzare in modo tale da cuocere contemporaneamente più di una pietanza. In quanto ai metodi di cottura più sostenibili, ne troviamo anche di innovativi ed originali come ad esempio quello che prevede di sfruttare le temperature della lavastoviglie. In questo caso, si mettono i cibi all’interno di vasetti di vetro ben sigillati e si inseriscono nell’elettrodomestico facendo partire il classico ciclo di lavaggio. Un metodo alquanto bizzarro, ma decisamente sostenibile che conviene provare!

Meglio la cera d’api della pellicola  

La sostenibilità in cucina deriva anche dalle piccole cose, come l’utilizzo dei fogli in cera d’api al posto della classica pellicola trasparente, impiegata per coprire vasetti, contenitori ed alimenti vari.

No alla plastica monouso

Naturalmente, evitare la plastica monouso è fondamentale per essere sostenibili in cucina: sappiamo tutti quanto questo materiale sia inquinante e difficile da riciclare. Meglio dunque non utilizzare piatti, bicchieri e stoviglie in plastica: piuttosto, se proprio occorrono accessori monouso, conviene acquistare quelli in carta o comunque ecologici.

Utilizzare gli scarti delle materie prime

Un ultimo consiglio per essere più sostenibili in cucina è quello di utilizzare gli scarti delle materie prime e in modo particolare quelli delle verdure. Si possono usare per preparare un ottimo brodo vegetale ad esempio, ma anche in altri mille modi: online si trovano diverse ricette per utilizzare gli scarti ed evitare di buttare quello che potrebbe ancora rivelarsi utile per preparare diversi manicaretti.

Imprese femminili: in Italia sono solo il 22%

A febbraio 2022 le imprese femminili sono 1.381.987, ma rappresentano solo il 22% delle imprese italiane. Il 76% è una Ditta Individuale, il 15% è una Società di Capitale, l’8% Società di Persone e un 1% è rappresentato da Associazioni iscritte in CCIAA (enti, fondazioni e società anonime). Quanto all’incidenza delle imprese femminili rispetto al totale delle imprese, le forme giuridiche con la quota più alta sono Società di persone (27%) e Ditte Individuali (26%). Si tratta di alcune evidenze emerse dall’analisi di CRIF condotta per comprendere lo stato dell’arte dell’imprenditoria femminile in Italia e quali sono le potenzialità messe a disposizione dal PNRR.
“In questa direzione va il decreto del 24 novembre 2021 che ha integrato le risorse a sostegno con i 400 milioni di euro previsti dall’investimento 1.2 ‘Creazione di imprese femminili’ dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, commenta Gaia Cioci, Senior Director di CRIF. 

La presenza ‘rosa’ nei diversi settori

Analizzando l’incidenza di imprese femminili nei vari settori economici, lo studio di CRIF presenta una situazione estremamente variegata. In dettaglio, il 40% delle imprese che operano nel settore dei lavori domestici è femminile, così come il 38% di quelle attive nella sanità, mentre quasi 1 impresa su 3 è femminile nei servizi di alloggio e ristorazione e di istruzione. Seguono, per incidenza, i settori agricoltura, attività immobiliare, noleggio e agenzie di viaggio e attività artistiche. L’attività manifatturiera e i servizi di informazione e comunicazione sono riconducibili nel 18% dei casi a imprese femminili. Alcuni settori rimangono però ancora appannaggio quasi totale di imprese maschili, come nel caso dell’estrazione di minerali, fornitura di energia elettrica, fornitura di acqua e costruzioni.

La distribuzione sul territorio

L’analisi territoriale mostra una distribuzione sufficientemente equilibrata tra tutte le regioni del Paese.
Quelle con la maggiore concentrazione di imprese femminili sono Basilicata, Molise, Umbria, con un’incidenza del 25% sul totale, seguite da Abruzzo, Calabria, Liguria, Sicilia e Valle d’Aosta con il 24%. Lombardia e Trentino Alto Adige registrano invece solo il 19% di imprese “rosa”, pur essendo regioni a elevata imprenditorialità. Discorso analogo per il Veneto, con il 20% di imprese femminili.

Digital attitude e investimenti previsti dal PNRR

L’investimento 1.2 dedicato alla Creazione di imprese femminili previsto dal PNRR si prefigge di sostenere la realizzazione di progetti aziendali innovativi per imprese già costituite e operanti a conduzione femminile, o prevalente partecipazione femminile, quali, ad esempio, la digitalizzazione delle linee di produzione o il passaggio all’energia verde. Per fotografare lo stato dell’arte CRIF ha sviluppato algoritmi basati sull’AI in grado di misurare il livello di digital attitude delle imprese, integrati all’interno della piattaforma proprietaria di marketing intelligence. Nello specifico, dal profiling delle imprese femminili emerge che l’88% di queste si caratterizza per una bassa digitalizzazione, contro un 61% della media nazionale. Inoltre, nelle fasce con livello medio-alto e alto di digitalizzazione ricade solo il 5% di imprese femminili, contro un 16,7% delle imprese totali.

Le famiglie ricominciano a chiedere prestiti, meno bene i mutui

Bene i prestiti, meno i mutui: sembra essere questo il primo bilancio dell’inizio del 2022. Il nuovo anno, infatti, si è aperto con una nuova contrazione del numero di richieste di mutui immobiliari, che hanno fatto segnare un eloquente -28,2% dovuto in primis al ridimensionamento delle surroghe, controbilanciato dalla vivacità dei prestiti, che nel complesso di finanziamenti personali e finalizzati hanno visto un incremento del +22,1% rispetto al corrispondente mese del 2021. Sono questi i principali dati che emergono dal Barometro CRIF sull’andamento delle richieste di credito da parte delle famiglie nel mese di gennaio.

Che prestiti chiedono gli italiani?

Nel mese di gennaio il comparto vede un aumento del +27,0% delle richieste di prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi a fronte del +14,0% fatto segnare dai prestiti personali. Sulla dinamica in atto incide indubbiamente anche la costante crescita di richieste presentate da consumatori di età inferiore ai 35 anni, che nel complesso sono arrivati al 25,0% del totale (diventando così il segmento di popolazione maggiormente rappresentato, davanti ai 45-54enni, che pesano 24,4%). Un’ulteriore evidenza che emerge dallo studio di CRIF riguarda l’importo medio dei Prestiti richiesti, che nell’aggregato di personali e finalizzati nel primo mese dell’anno si è attestato a 8.191 Euro, -13,1% rispetto al valore del gennaio 2021 in virtù del peso crescente dei finanziamenti di piccolo taglio richiesti per sostenere acquisti di importo contenuto grazie ad offerte ancora vantaggiose. Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati l’importo medio richiesto si è attestato a 5.535 Euro contro i 13.014 Euro dei prestiti personali.

Calano i mutui, ma cresce l’importo medio 

Come preannunciato, l’inizio dell’anno ha visto un calo nelle richieste di mutui, ma invece cresce a livelli record l’importo medio. In questo settore, dopo il calo fatto segnare nella seconda parte del 2021, anche il mese di gennaio resta in territorio negativo, con un -28,2%. In compenso a gennaio risulta in ulteriore crescita (+5,4%) l’importo medio dei mutui richiesti, che si è attestato a 143.030 Euro facendo segnare il record assoluto degli ultimi 10 anni. “Per quanto riguarda i mutui, il primo mese dell’anno ha fatto registrare un’accentuazione di alcuni trend già in atto negli ultimi trimestri” afferma Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. “In particolare, l’andamento della domanda risente della contrazione del bacino di contratti per i quali risulta ancora conveniente la rinegoziazione e questo contribuisce anche a un innalzamento dell’importo medio richiesto. Al contempo, anche a gennaio si conferma la propensione degli italiani verso piani di rimborso più lunghi, con più dell’80% delle richieste che prevede una durata superiore ai 15 anni. L’incidenza degli under 35, infine, cresce ancora e arriva al 33,8% del totale contro il 29,5% di un anno fa”.

Twitter dice addio al limite dei 280 caratteri

Addio al limite dei 280 caratteri per i cinguettii: sembra che Twitter abbia intenzione di introdurre una nuova funzione, Articles, con cui gli utenti sarebbero liberi dal vincolo potendo così pubblicare sul loro profilo veri e propri blog. A suggerire la concretezza all’intenzione è l’insider Jane Manchun Wong, reverse engineer di Twitter, che ha pubblicato sul proprio profilo uno screenshot di Twitter Articles.
L’immagine indica che la nuova funzione sarebbe inserita in una sezione a parte dei profili, un po’ come attualmente succede per le audio chat di Twitter Spazi. Non è chiaro quando Twitter Articles sarà lanciato sulla piattaforma, ma negli ultimi mesi la compagnia di San Francisco ha introdotto, e spesso eliminato, diverse aggiunte alla propria offerta base. 

Un limite già “ritoccato” nel 2017

Oltre ai già citati Spazi, nel 2020 Twitter aveva lanciato i Fleets, vere e proprie ‘storie’ à la Instagram, che apparivano sulla parte alta del profilo, poi scomparsi l’anno successivo.
Di fatto, con Articles verrebbe meno un limite di caratteri che rappresenta la caratteristica principale del social cinguettante. Del resto, il limite era stato già ritoccato verso l’alto nel 2017, quando per tutti gli utenti dalle 140 battute stabilite dal giorno del lancio nel 2006, si era passati a 280.

Un tipo di post diverso dai comuni tweet

In ogni caso, per quanto riguarda il limite della lunghezza dei tweet, Articles permetterebbe di comporre messaggi più articolati, non conteggiando immagini o altri file multimediali allegati, e allungando ulteriormente il testo, potrebbe trattarsi di un tipo di post differente dai comuni tweet. Per ora comunque si tratta di funzionalità sperimentali alle quali il social network dell’uccellino sta lavorando, e non ci è dato di sapere se e quando saranno disponibili. Probabilmente è questione di mesi, per ora testate su pochi scelti dal social per verificare l’effettiva utilità delle funzioni in questione. 

Downvote, arrivano anche i non mi piace?

Ma oltre ad Articles, Twitter starebbe sperimentando anche l’introduzione dei downvote, vale a dire i non mi piace, funzione a cui Facebook ha sempre deciso di astenersi per evitare inutili discussioni. Basti pensare a social network ludici come Ludomedia, dove il tasto non mi piace spesso causa litigi e discussioni varie.
Twitter invece starebbe prendendo in considerazione l’idea di esprimere il proprio disappunto a un tweet. Tuttavia, come avviene con i non mi piace su Youtube, gli utenti non potranno conoscere quanti non mi piace ha ricevuto un post. Quindi solo l’autore potrà vederli, in questo modo si evitano non mi piace ingiustificati. Inosmma, Twitter vuole offrire agli utenti la possibilità di esprimere il disappunto ma con criterio.

Auto, fine anno nero per per le immatricolazioni

Soprattutto per colpa degli effetti della pandemia, a cui si aggiunge la carenza di semiconduttori, il mercato dell’auto fatica a riprendere quota a livello europeo. I numeri degli ultimi mesi non sono rosei nel Vecchio Continente, fatta eccezione per l’Italia dove la passione per la macchina di proprietà non sembra diminuire, anzi, soprattutto nei mesi finali del 2021. A dare i numeri del comparto è l’Acea, l’associazione delle case automobilistiche europee, che afferma che nell’ultimo anno quasi tutti paesi hanno visto cali importanti.

Flessioni a doppia cifra

Complessivamente, nell’Unione Europea le immatricolazioni di autovetture a dicembre sono diminuite del 22,8% a 795.295 unità, in calo per il sesto mese consecutivo. Ancora, riferisce il report, la maggior parte dei mercati ha subito cali a doppia cifra, compresi i quattro principali: Italia (-27,5%), Germania (-26,9%), Spagna (-18,7%) e Francia (-15,1%). Registrano invece dati in controtendenza solo Bulgaria, Croazia, Lettonia e Slovenia.
In totale, riporta ancora la nota ripresa da Askanews, nel 2021, le vendite di auto nell’Ue sono diminuite del 2,4% a 9,7 milioni di unità, peggiorando il record negativo del 2020 causato dalla pandemia. A pesare, spiega l’Acea, è stata la carenza di semiconduttori che ha avuto un impatto negativo sulla produzione durante tutto l’anno, ma soprattutto durante la seconda metà del 2021. In termini di volumi, lo scorso anno sono mancate all’appello 3,3 milioni di immatricolazioni rispetto ai livelli pre-crisi del 2019.

L’andamento sui 12 mesi premia l’Italia

Guardando all’intero anno, fra i quattro principali mercati dell’Ue, solo la Germania ha registrato un calo (-10,1%) nel 2021. Al contrario, l’Italia ha registrato l’aumento più alto (+5,5%), seguita da Spagna (+1,0%) e Francia ( +0,5%). Ma quali sono le marche di automobili preferite dai compratori dell’Unione Europea? Al primo posto di questa classifica delle case auto si piazza Volkswagen, che nel 2021 raggiunge una quota di mercato del 25,1% e 2,43 milioni di auto vendute (-4,8%). Dopo la tedesca, si collocano Stellantis al 21,9% con 2,12 milioni di auto vendute (-2,1%) e Renault al 10,6% con un milione di auto vendute (-10,2%). Percentuali tutte in positivo per la questa classifica, Hyundai, che grazie a una forte crescita guadagna una quota di mercato dell’8,5% con 828mila auto vendute (+18,4%).