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Categoria: Lo sapevi che…

Competenze digitali solo per 1 italiano su 2

Gli italiani sono esperti di competenze digitali? Ancora no, tanto che solo il 50% della popolazione ha dimestichezza con il web. A dirlo è il Digital Skill Voyager,  il nuovo strumento per la valutazione delle competenze digitali offerto gratuitamente dai PID – Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio. Più nel dettaglio, se uno su due conosce gli strumenti digitali, solo 3 su 10 possono definirsi coach e addirittura un minimo 3,8% è leader e vanta competenze digitali avanzate.

C’è ancora strada da fare

“L’Italia sta affrontando a grande velocità la transizione digitale”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Per portarla a pieno compimento, però, non bastano le tecnologie, serve il capitale umano che sappia utilizzarle, arricchendo ed innovando il proprio lavoro quotidiano. Occorre lavorare ancora di più, quindi, sulle competenze dei singoli cittadini e delle imprese, ambito prioritario di intervento dei Pid delle Camere di commercio”. Insomma, di strada da fare moltissimi degli oltre 2mila tra studenti, lavoratori e manager che hanno portato a termine il test online ne hanno ancora tanta. 

Più competenze per i laureati

Analizzando i titoli di studio e le competenze digitali, l’analisi rivela che i laureati sono quelli con più capacità: in 4 casi su 10 rientrano nelle categorie dei coach digitali o degli e-leader a fronte del 21,6% dei diplomati. Certo è che anche tra quanti posseggono un titolo di studio elevato o addirittura un post-laurea i neofiti e gli allievi digitali sono ancora oltre la metà. Se il 51,3% degli impiegati, che rappresentano il gruppo più cospicuo di persone che si sono cimentate con il Digital Skill Voyager (43,5%), è solo “allievo” digitale, oltre un terzo vanta competenze di medio-alto livello. I manager (che sono il 9,2% dei partecipanti al test) mostrano una preparazione più avanzata, con il 43,7% che raggiunge i livelli di coach e e-leader (ma anche un 44,3% di “allievi”). Peggiore il posizionamento degli imprenditori (che sono l’11% dei 2mila partecipanti): più del 70% è alle prime armi con Internet (20,5% i neofiti, 51,5% gli allievi) e solo il 28% ha abilità superiori.

Il lavoro delle Camere di Commercio

Digital Skill Voyager fa parte degli strumenti di assessment digitale dei PID e si va ad affiancare al “SELFI 4.0” e allo “ZOOM 4.0” strumenti di valutazione della maturità digitale specifici per le imprese oltre che ai numerosi servizi diretti ad accrescere le competenze digitali dei lavoratori e degli imprenditori messi in pista dai Pid e oggi fruiti complessivamente già da oltre 380.000 imprese. Sono circa 3.000 i percorsi info-formativo organizzati in circa quattro anni di attività, a cui hanno preso parte 196.000 imprese. Inoltre sono stati realizzati dei tutorial informativi, che hanno raggiunto oltre 172.000 imprese ed erogati voucher che, tra le altre cose, hanno consentito alle imprese di acquistare servizi di formazione e consulenza per la digitalizzazione. 

Italia campionessa di riciclo degli imballaggi

L’Italia si sta confermando una campionessa dell’economia circolare, almeno per quanto riguarda il riciclo degli imballaggi. E, anche con l’emergenza sanitaria che ha contraddistinto gli ultimi mesi, il trend non si è fermato. Nel 2020, infatti, è stato avviato a riciclo il 73% dei pack immessi sul mercato, 3,3 punti percentuali in più rispetto al 2019. E’ quanto emerge dalla relazione generale del Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi. 
Commenta così il presidente del Conai Luca Ruini: “E’ un record. Il tasso di riciclo più alto che il nostro Paese abbia conosciuto. Le nostre prime stime, a inizio anno, parlavano di un 71%: alcuni di noi lo vedevano come un eccesso di ottimismo per un anno difficile come il 2020. Invece, le previsioni si sono rivelate addirittura troppo prudenti”. 

Oltre 9 milioni di tonnellate riciclate

Nel corso dell’anno passato sono state riciclate più di 9 milioni e mezzo di tonnellate di imballaggi sul totale delle 13 milioni immesse al consumo. Una performance “green” resa possibile dalla crescita della raccolta differenziata urbana, che ha fatto da traino e non è stata messa in crisi dalle difficoltà seguite al lockdown e alle restrizioni, le quantità riciclate non sono diminuite. Entrando nel merito dei materiali maggiormente riciclati, hanno avuto una nuova vita 371mila tonnellate di acciaio, 47mila e 400 di alluminio, 4 milioni e 48mila di carta, un milione e 873mila di legno, un milione e 76mila di plastica, 2 milioni e 143mila di vetro. Con questi numeri, inoltre, l’Italia ha già raggiunto gli obiettivi di riciclo complessivi che l’Europa impone ai suoi Stati membri entro il 2025, ovvero il 65% degli imballaggi riciclati. E il nostro Paese ci è arrivato con cinque anni di anticipo. Resta indietro solo la plastica, ma di meno di due punti percentuali: nel 2020 in Italia ne è stata riciclata il 48,7%, ma “raggiungere il 50% richiesto dall’Unione in cinque anni non rappresenta un problema. Oggi siamo secondi solo alla Germania in termini di quantitativi di imballaggi riciclati” commenta Ruini.

Grazie a convenzioni con i comuni italiani

Nel 2020 sono stati oltre 7.400 i Comuni italiani che hanno stipulato convenzioni con il sistema consortile, affidando quindi gli imballaggi provenienti dalle loro raccolte differenziate a Conai: una copertura della popolazione italiana che raggiunge il 97%. Per coprire i maggiori costi che i Comuni sostengono nel ritirare i rifiuti in modo differenziato (affinchè smaltirli tutti in discarica), nel 2020 Conai ha riconosciuto alle amministrazioni locali italiane 654 milioni: 452 milioni, invece, sono stati destinati dal sistema al finanziamento di attività di trattamento, riciclo e recupero. 

Firmato il decreto per il Bonus rottamazione Tv

Il bonus rottamazione Tv è la misura che sostiene i cittadini nell’acquisto di televisori compatibili con i nuovi standard tecnologici di trasmissione del digitale terrestre Dvbt-2/Hevc Main 10. E il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto attuativo che lo rende operativo.
La nuova tecnologia consentirà di migliorare la qualità del segnale e dare spazio alle trasmissioni in alta definizione. L’agevolazione consiste in uno sconto del 20% sul prezzo d’acquisto di un apparecchio televisivo, fino a un massimo di 100 euro, che si può ottenere rottamando un televisore acquistato prima del 22 dicembre 2018.

Stanziati 250 milioni di euro destinati alla misura

Il bonus rottamazione Tv ha l’obiettivo di favorire la sostituzione di apparecchi televisivi che non saranno più idonei ai nuovi standard tecnologici, al fine di garantire la tutela ambientale e la promozione dell’economia circolare attraverso un loro corretto smaltimento. A differenza del precedente incentivo, che resta comunque in vigore ed è pertanto cumulabile per coloro che sono in possesso di tutti i requisiti, il bonus rottamazione Tv si rivolge a tutti i cittadini in quanto non prevede limiti di Isee. In particolare, verrà riconosciuto un bonus per l’acquisto di un televisore per ogni nucleo familiare fino al 31 dicembre 2022. Le risorse destinate alla misura sono complessivamente 250 milioni di euro.

I tre requisiti per beneficiare dell’incentivo

Il provvedimento individua tre requisiti per beneficiare dell’incentivo: residenza in Italia, rottamazione di un televisore e il pagamento del canone di abbonamento al servizio di radiodiffusione. A tal riguardo è previsto che potranno accedere all’agevolazione anche i cittadini, di età pari o superiore a settantacinque anni, che sono esonerati dal pagamento del suddetto canone. La rottamazione potrà essere effettuata in sede di acquisto del nuovo televisore, consegnando al rivenditore quello vecchio, che si occuperà poi dello smaltimento dell’apparecchio e di ottenere un credito fiscale pari allo sconto riconosciuto al cliente al momento dell’acquisto del nuovo apparecchio. Un’altra modalità per rottamare la vecchia tv è consegnarla direttamente in una isola ecologica autorizzata. In questo caso un modulo certificherà l’avvenuta consegna dell’apparecchio, con la relativa documentazione per richiedere lo sconto sul prezzo di acquisto.

Come verificare la compatibilità dei televisori in proprio possesso?

In vista del passaggio agli standard di trasmissione del digitale terrestre di nuova generazione Dvbt-2/Hevc Main 10, riporta Askanews, i cittadini possono verificare la compatibilità dei televisori in proprio possesso e gli elenchi delle apparecchiature idonee seguendo le informazioni e le procedure indicate sul sito nuovatvdigitale.mise.gov.it. Il decreto, controfirmato dal ministro dell’economia e delle finanze, è stato inviato alla Corte dei Conti per la registrazione.

Gli immobili di lusso in affitto in Italia fanno gola agli stranieri

L’Italia fa gola agli stranieri, soprattutto come meta per le vacanze estive. Non ferie qualsiasi, però, ma soggiorno extralusso in case da sogno. Giusto per dare un’idea del fenomeno, basti considerare che ci sono turisti disposti a spendere anche 400.000 euro al mese pur di accaparrarsi le migliori location nel nostro Paese. A fare un identikit dell’Italia più esclusiva è Luxforsale, portale specializzato nella promozione di immobili di lusso, che come ogni anno pubblica l’Osservatorio immobiliare dedicato al settore. I dati che ne emergono sono davvero molto interessanti. Le statistiche riferite all’ultimo semestre evidenziano la straordinaria attrazione che ha il nostro paese nei confronti di clienti alto spendenti interessati ad affittare immobili di lusso per le vacanze estive. I budget sono davvero giganteschi, se si considera che ci sono potenziali locatori pronti a spendere oltre 100 mila mese, fino ad arrivare addirittura a 400 mila, pur di poter soggiornare in una location di assoluto prestigio.  

Castelli e ville con panorama mozzafiato

Ma cosa cercano questi viaggiatori altospendenti e disposti a firmare assegni a molti zero pur di passare del tempo in una dimora da sogno? La ricerca è variegata, ma principalmente si concentra su location particolari come ad esempio i castelli, tipologia di immobile difficile da trovare nel resto del mondo, oppure le più “semplici” ville. Chi cerca questo tipo di prodotto ha però richieste particolari, che vanno dalle grandi metrature, un numero elevato di camere da letto e di bagni (per poter accontentare anche i collaboratori) fino alle location prestigiose o con affacci spettacolari su lago e mare. Ma non mancano naturalmente richieste più particolari e “strane”, come ad esempio campi da tennis o addirittura eliporti all’interno della proprietà.
“Le richieste si concentrano principalmente in città d’arte o in prossimità del mare o dei laghi” dichiara Claudio Citzia Ceo di Luxfrosale, che continua “è la prima volta che registriamo un impennata così radicale di immobili di lusso in affitto, considerando che rispetto allo scorso anno il nostro portale rileva un incremento del 79%”.

Sardegna, Liguria, Lombardia tra le Regioni più ricercate

E per quanto riguarda la destinazione? La ricerca mette in luce che le Regioni predilette sono Sardegna, Liguria, Lombardia, Toscana, Puglia e Sicilia. Per quanto riguarda i locatari, si tratta di Paperoni provenienti da ogni parte del mondo: oltre che dall’Italia, questi fortunati vacanzieri arrivano da Stati Uniti, Svizzera, Russia e Germania. Insomma, un business – non per tutti, evidentemente – ma che si rivela in fortissima crescita. 

Facebook e Instagram contro la disinformazione sul Covid-19

Facebook e Instagram, i due social di Mark Zuckerberg, sono in prima linea contro la disinformazione legata al Covid-19, e rimuovono i contenuti che possono nuocere all’informazione corretta. “Il Covid-19 continua a essere un importante problema di salute pubblica, per questo ci impegniamo a dare accesso alle persone a informazioni autorevoli, comprese quelle sui vaccini”, afferma Guy Rosen, vicepresidente Integrity di Facebook. Dall’inizio della pandemia fino al mese di aprile 2021 Facebook e Instagram si sono dati da fare, e hanno rimosso a livello globale più di 18 milioni di contenuti in violazione delle policy sulla disinformazione e sui danni legati al Covid-19.

L’Intelligenza Artificiale aiuta a scovare anche i contenuti che incitano all’odio

Oltre ai contenuti dannosi sul Covid-19, riguardo più in generale all’applicazione degli standard della comunità, nel suo report trimestrale Facebook spiega come sulla piattaforma siano diminuiti i contenuti che incitano all’odio. Questo, grazie anche all’uso dell’Intelligenza Artificiale, che aiuta a trovare questi contenuti prima ancora che vengano segnalati dagli utenti. Nel primo trimestre 2021 il dato era pari dello 0,05-0,06%, in pratica 5-6 visualizzazioni ogni 10.000 contenuti. La diffusione di contenuti di immagini violente è stata invece dello 0,01-0,02% su Instagram e dello 0,03-0,04% su Facebook, in calo rispetto allo 0,05% dello scorso trimestre.

Eliminati 8,8 milioni di post con bullismo e molestie

Secondo il rapporto, poi, nel primo trimestre 2021 Facebook è intervenuta su 8,8 milioni di contenuti di bullismo e molestie, in aumento rispetto ai 6,3 milioni del quarto trimestre 2020. Instagram è invece intervenuta su un numero pari a 5,5 milioni di contenuti di bullismo e molestie, che nel quarto trimestre 2020 erano 5 milioni.
Facebook ha anche agito su 9,8 milioni di contenuti di odio organizzato, in aumento rispetto ai 6,4 milioni nel trimestre precedente, e su 25,2 milioni di contenuti di incitamento all’odio, 26,9 milioni nel trimestre precedente. Instagram invece è intervenuta su 324.500 contenuti di odio organizzato (308.000 nel quarto trimestre 2020) e su 6,3 milioni di contenuti di incitamento all’odio, un po’ meno rispetto ai 6,6 milioni del trimestre precedente. Anche in questi casi, ciò è stato possibile grazie ai miglioramenti della tecnologia di rilevamento proattivo.

Più di 5 milioni di utenti usano cornici e adesivi per indicare chi si è vaccinato

Secondo Facebook, inoltre, più di 5 milioni di persone in tutto il mondo hanno usato cornici e adesivi del profilo che caratterizzano chi si è vaccinato. Si tratta di stikers sviluppati in Usa in collaborazione con il Department of Health and Human Services and the Centers for Disease Control and Prevention. Su Instagram questi adesivi sono stati utilizzati più di 7 milioni di volte.

Le imprese alimentari non risentono della crisi da Covid. Ed è boom dell’online

Se prima della crisi sanitaria il 13% delle imprese alimentari accettava prenotazioni della spesa tramite social network o Whatsapp oggi sono il 31%. Inoltre, se prima della crisi l’11% delle imprese offriva ai consumatori la possibilità di effettuare la spesa online sul proprio sito o tramite posta elettronica, oggi lo fa il 27%. Le imprese alimentari della distribuzione organizzata e della distribuzione al dettaglio sembrano non avere risentito per la crisi Covid, anzi, la metà di queste nel 2020 ha addirittura migliorato il proprio andamento economico. È quanto evidenzia l’indagine dell’Osservatorio 2021 FIDA Confcommercio, da cui emerge anche un vero boom sul lato digitalizzazione, fortemente accelerata dalla pandemia.

Si afferma la vendita digitale e cambiano i comportamenti di acquisto

Sul fronte dei consumatori, poi, la pandemia ha profondamente modificato i comportamenti di acquisto, e in questi mesi si è assistito a un vero e proprio boom sul lato della digitalizzazione. Oggi quasi il 20% acquista prodotti alimentari online almeno una volta al mese, e lo fa principalmente perché in questo modo può fare la spesa a qualsiasi orario, e nel 50% dei casi presso un negozio dove precedentemente non acquistava di persona.  E il progressivo affermarsi della vendita online è stato direttamente proporzionale al cambiamento di comportamento di acquisto da parte dei consumatori, riporta Ansa.

Durante il lockdown solo l’alimentare ha continuato a “funzionare”

“Il dettaglio alimentare ha dimostrato una capacità di adattamento alla pandemia e alle conseguenti nuove richieste dei consumatori, encomiabile”, afferma Donatella Prampolini, presidente Fida e vice presidente di Confcommercio. Se da un lato questo andamento così positivo si può spiegare con il fatto che durante il lockdown praticamente solo il settore alimentare ha continuato a funzionare e a garantire un servizio essenziale, è importante sottolineare che il mondo del dettaglio alimentare ha saputo cogliere le opportunità di sviluppo anche in questo terribile periodo.

Cashback non piace alle imprese: commissioni troppo alte

“Gli imprenditori hanno colto la necessità di nuovi servizi da parte dei clienti e sono stati capaci di colmare in poche settimane in gap infrastrutturale – sottolinea la presidente Fida -. Ma per far crescere il sistema imprenditoriale non servono le lotterie degli scontrini, ma semplificazioni nei processi di cambiamento”. Infatti, per quanto riguarda iniziative come cashback e lotteria degli scontrini, il primo è bocciato senza appello dall’82,1% delle imprese del settore, principalmente a causa delle commissioni per le transazioni troppo elevate. Quanto alla lotteria degli scontrini, solo il 3,2% delle imprese ha visto aumentare le visite da parte dei propri clienti abituali. E solo l’1,2% delle imprese afferma di avere aumentato i propri ricavi grazie a questa iniziativa.

I prodotti più cercati del Black Fiday

Ormai Black Friday è diventata un’espressione di uso corrente. Così tanto usata (e forse abusata), che gli italiani che cercano “Black Friday” hanno raggiunto una proporzione di 10 a 1 rispetto a chi digita semplicemente “sconti”. A fotografare le ricerche sul web dei nostri connazionali è stato uno studio condotto da  AvantGrade.com nel mese di novembre. Le parole chiave che hanno registrato una forte impennata sono state “Amazon black Friday in anticipo”, “Amazon black Friday 2020 date”, “Zara black Friday 2020”, “data black Friday 2020 Italia”. Oltre ad Amazon, che promuove pagine sugli annunci delle Pmi, le piccole e medie imprese italiane, l’interesse verso il Black Friday è associato ad alcuni brand del retail legati alla tecnologia: i più cercati sono stati Euronics, Unieuro, Mediaworld. In ambito moda svettano Zalando e le ricerche legate alle scarpe Lidl.
Ricerche aumentate del 12% rispetto al 2019

Interessanti anche i dati rilevati da SEMrush, piattaforma per la gestione della visibilità online, che dimostrano come le ricerche online “Black Friday” sono aumentate del 12% rispetto allo scorso anno. In crescita anche le digitazioni relative al Cyber Monday (+14%), ovvero il lunedì successivo, dedicato principalmente ai ribassi su prodotti di elettronica e informatica. 

Cosa vogliono gli italiani

Con quasi 4.7 milioni di digitazioni sui motori di ricerca solo nel mese di novembre, il prodotto che sta suscitando più interesse in assoluto è la PlayStation 5. Oltre a giocare, però, gli italiani sembrano appassionarsi anche alla pulizia della casa: non per niente il secondo prodotto più cercato è “Dyson Black Friday”, digitato 7.8 mila volte, con un incremento del 140% rispetto allo scorso anno. Grande interesse anche per i prodotti della Apple. Tra questi il più cercato è l’iPhone 11, anche se in calo rispetto all’anno passato (3.5 mila, -46%), mentre quello con l’incremento maggiore nel 2020 sono gli Airpods pro, con un +767%. In generale, invece, il prodotto che fa segnare il più alto tasso di crescita è il tablet che, come riporta Ansa, indipendentemente dalla marca segna il +2.000%.

Le piattaforme più utilizzate

Non sorprende che nel periodo esaminato la piattaforma più consultata sia Amazon.it, con una media di oltre 260 milioni accessi mensili, quasi il 50% in più rispetto all’anno scorso, mentre lo shop con il maggior incremento generale è Unieuro.it, a +69% (12 milioni ricerche). Da desktop dopo il colosso Amazon segue eBay, con 30 milioni di accessi, posizioni che rimangono stabili anche per le ricerche da mobile.

L’economia circolare in Italia

In Italia nel dibattito pubblico degli ultimi anni il concetto di sostenibilità è sempre più presente. Il termine sostenibilità indica un insieme di comportamenti e scelte, individuali e collettive, orientate a principi etici e a logiche di lungo periodo, che hanno l’obiettivo di coniugare la salvaguardia di risorse limitate e il benessere delle generazioni presenti e future, generando un circolo virtuoso. Secondo Legambiente, la sostenibilità si declina in tre ambiti principali: economica, sociale e ambientale. L’economia circolare è quindi un modello industriale basato sulla sostenibilità attraverso il riutilizzo delle risorse, dove tutte le attività sono organizzate affinché i rifiuti possano diventare risorse da reintrodurre nel ciclo di produzione di nuovi beni, tramite il ripetersi del riutilizzo/riciclo.

Il 40% degli italiani conosce i principi alla base dell’economia circolare

L’economia circolare riduce quindi al minimo gli scarti puntando su loro uso per la creazione di nuove materie prime, prevedendo e studiando sin dall’inizio del processo la loro valorizzazione.

Ma cosa ne pensano gli italiani? Il 76% dei nostri connazionali conosce il concetto di sostenibilità, e il 40% i principi alla base dell’economia circolare. Per il 72%, poi, il Recovery Fund è importante per un rilancio green dell’economia all’insegna della circolarità, della sostenibilità e della lotta alla crisi climatica. Si tratta di alcuni dati raccolti dall’indagine L’Economia Circolare in Italia, condotto da Ipsos e a cura di Legambiente e Conou (Consorzio nazionale per la raccolta e gestioni degli oli minerali usati) e presentato nel corso della VII edizione dell’EcoForum, la conferenza nazionale sull’economia circolare organizzata da Legambiente, Kyoto Club e La Nuova Ecologia.

Il 61% dei cittadini intervistati riconosce un ruolo importante alla sostenibilità

Per quanto riguarda il ruolo giocato dall’Europa nell’indirizzare l’Italia verso uno sviluppo sostenibile, sia dal punto di vista ambientale sia sociale, il 61% dei cittadini intervistati ne riconosce un ruolo importante, mentre il Green Deal europeo è ancora poco conosciuto: solo il 42% ne ha un’opinione positiva. Dati, questi, che confermano la fiducia crescente dei cittadini su questo nuovo modello di economia, anche se dall’altro canto restano le preoccupazioni per i problemi del Paese, riporta la Repubblica.

Dopo l’occupazione, ambiente e mobilità sono le questioni prioritarie da affrontare

L’80% degli intervistati si dice però preoccupato a livello nazionale per l’occupazione e l’economia, il 45% per il welfare e il 39% per il funzionamento delle istituzioni.

A livello locale, inoltre, se occupazione ed economia restano le questioni prioritarie da affrontare, per il 47% degli intervistati al secondo posto compaiono l’ambiente (32%) e la mobilità (27%).

Nel 2020 è boom di proposte di matrimonio durante il lockdown e le vacanze

La quarantena e le vacanze estive sembrano aver creato lo scenario ideale per le coppie che hanno deciso di convolare a nozze. Il confinamento ha infatti rovesciato tutte le statistiche, che vedono l’inverno, e in particolare il Natale, come il periodo in cui si verifica il maggior numero di proposte di matrimonio.

Quest’anno l’aver vissuto circostanze eccezionali come il lockdown lo ha reso simile alle vacanze, ovvero quando si verificano più fidanzamenti ufficiali.

Ma quali fattori hanno reso simili questi periodi? Forse, durante la quarantena si sono presentati fattori propizi all’aumento di proposte. Come l’avere vissuto un momento di riflessione e di relax, ideale per poter trascorrere più tempo con il partner.

Fare un passo avanti all’interno della storia d’amore

Durante il lockdown, così come durate le vacanze estive, passare insieme al partner più tempo del solito è un’occasione per riflettere e ha portato molte coppie alla decisione che segnerà il resto della loro vita. Una proposta di matrimonio lontana da ciò che siamo abituati a vedere, ma che continua a confermare che l’amore è generoso, testardo, non si preoccupa delle circostanze o delle situazioni, e può superare tutto. Secondo il Libro Bianco del Matrimonio di Matrimonio.com, pubblicato in collaborazione con Google ed Esade, per la stragrande maggioranza delle coppie (75,5%), la ragione principale che spinge a sposarsi e a consolidare un progetto di vita comune è proprio il desiderio di fare un passo avanti all’interno della storia d’amore.

La tradizionale proposta di matrimonio in Italia

Anche se può sembrare un cliché hollywoodiano, la scena di inginocchiarsi per proporre il matrimonio è una scena che si svolge ancora nel nostro Paese. Sempre secondo il Libro Bianco del Matrimonio nel 55% dei casi la proposta di matrimonio avviene mentre la coppia è sola, cercando di creare un’atmosfera romantica e intima in cui siano presenti solo i due innamorati. Il 7% festeggia il fatidico sì con i genitori e il 4% con gli amici, riporta Adnkronos. Ma di chi è l’iniziativa? Sempre secondo il Libro Bianco del Matrimonio, l’iniziativa non è più solo del futuro marito come vuole la tradizione: nel 42% delle coppie l’iniziativa è di entrambi, anche se solo nel 3% dei casi arriva da lei.

Nel 2019 il periodo natalizio è il momento più gettonato per dire sì

In Italia, secondo un sondaggio condotto da Matrimonio.com, alle coppie che si sono sposate nel 2019 il periodo natalizio è il momento più gettonato dell’anno per fare la proposta, gli stessi fattori di relax, disconnessione e riflessione ben presenti durante i mesi di quarantena. Queste condizioni, oltre al fatto che il 68% delle coppie italiane convive già prima del matrimonio, o che passare del tempo di qualità con il partner sia l’aspetto che fa sentire più amati (fondamentale per il 57% delle coppie), fanno pensare che la quarantena sia diventato il luogo e il momento perfetto per prendere la decisione di andare all’altare.

Per gli italiani il cibo è buono se è sano e fa bene

Mangiare bene significa prendersi cura di se stessi e degli altri. Il concetto di bontà per gli italiani è un circolo virtuoso, senza per questo dover rinunciare al gusto. Per gli italiani infatti il cibo è buono se è sano e fa bene, non solo alla salute, ma anche agli altri e all’ambiente. Una ricerca Bva Doxa per W.K. Kellogg mostra infatti che per il 35% degli italiani l’aspetto più influente al momento dell’acquisto di beni alimentari è legato ai benefici per la salute, seguito dalla solidarietà verso gli altri (25%) e dal gusto (22%). In ultima posizione, il prezzo e la convenienza, ritenuti fondamentali dal 18% degli intervistati.

La responsabilità sociale, un valore in crescita

Ma la pandemia sembra aver accresciuto la sensibilità degli italiani nei confronti della responsabilità sociale. Due italiani su 3 dichiarano di essere più sensibili al tema, soprattutto al Sud e nelle Isole (73%). Per il 95% degli italiani è poi importante sapere che i prodotti acquistati provengano da aziende e brand attenti alla sostenibilità in generale. Non solo. Otto italiani su 10 sarebbero “certamente” e “probabilmente” disposti a riconoscere un valore, ad esempio un sovrapprezzo,– per comprare prodotti di brand impegnati in prima linea con iniziative e progetti ad hoc per supportare e tutelare gli altri.

Il ruolo delle aziende

Dalla ricerca di W.K. Kellogg, riporta Askanews, emerge anche un forte interesse nel conoscere e venire aggiornati sulle diverse attività di responsabilità sociale messe in campo dalle aziende. Per il 95% del totale è, infatti, importante che le iniziative vengano comunicate e il 91% è interessato a venirne a conoscenza. Soprattutto attraverso la promozione sulle confezioni (81%), in televisione (49%), sul sito dell’azienda (39%), tramite materiali nei punti vendita (37%) e sui social network (35%). La responsabilità sociale mette dunque d’accordo gli italiani, anche se poi si dividono tra una colazione nel silenzio della casa vuota alle prime ore del mattino (47%), e un pasto del risveglio in compagnia del proprio partner o dei propri figli (38%).

Benefici nutrizionali, e attenzione per l’ambiente

Kellogg, in linea con questi trend, ha avviato una campagna in partnership con Banco Alimentare negli store Coop in diverse regioni italiane, che porterà alla donazione di 500.000 colazioni ai più bisognosi. “Avere dei prodotti semplici, poco processati, ma gustosi e con un ruolo nel sociale è quello che ci chiedono i consumatori – commenta Elisa Tudino, brand activation Lead di Kellogg Italy – oggi è fondamentale che un prodotto abbia chiari benefici nutrizionali, ma sia attento all’ambiente e, soprattutto per noi italiani, piacevole al gusto”.