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Transizione verde: un’opportunità per rafforzare economia e società

Nel recupero di materia l’Italia dà il meglio di sé. Secondo Eurostat, la nostra capacità nell’avvio a riciclo dei rifiuti totali, sia urbani sia speciali, ha raggiunto il 92,6% nel 2023. Un tasso superiore a quello delle altre grandi economie europee, come Francia (81,5%), Germania e Spagna (75,5%), e alla media UE-27 (60%).

Quanto alla distribuzione per macro-aree geografiche delle imprese eco-investitrici dei settori dell’industria e dei servizi, nel periodo 2019-2024 si evidenzia una differenziazione geografica maggiore, sia rispetto al periodo 2019-2023 sia a quello precedente (2014-2018). Emerge dal 16° Rapporto GreenItaly, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne.

Riciclo imballaggi a quota 76,7%

Nel riciclo degli imballaggi l’Italia ha raggiunto la quota effettiva del 76,7% (2024). Il dato consolida la leadership europea, già confermata dal raggiungimento con 10 anni di anticipo dell’obiettivo europeo di riciclo complessivo per il 2030.

Le filiere più virtuose sono quelle della carta (92,4%), del vetro (80,3%) e dell’acciaio (86,4%).
La filiera degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, con un tasso di riciclo del 57,8%, è insieme alla plastica tradizionale (50,8%) il settore con il più rapido tasso di crescita.

“Le imprese che investono in tecnologie net-zero riducono le emissioni e performano meglio”

“La transizione green non è più soltanto una scelta etica o ambientale: è il nuovo spazio dove si misurano competitività, produttività e capacità industriale dei Paesi – commenta il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. Oggi lo vediamo con chiarezza: le imprese che investono con oculatezza e concretezza in tecnologie net-zero, dall’efficienza energetica ai materiali circolari, dai sistemi fotovoltaici di nuova generazione all’idrogeno, non solo riducono le emissioni ma performano meglio. Le nostre analisi recenti mostrano che le aziende europee che detengono brevetti in tecnologie green strategiche registrano in media un livello di produttività più alto del 17%, rispetto alle altre imprese che hanno sempre brevetti ma non green”.

Manca la disponibilità di professionisti qualificati

Nel periodo 2019-2024 sono 578.450 le imprese extra-agricole che hanno effettuato eco investimenti, il 38,7% del totale, ovvero, più di 1 impresa su 3.
Nel 2024 i green jobs sono 3.298 mila unità, in crescita del 4,3% (+135mila) rispetto al 2023, con una quota sul totale degli occupati pari al 13,8%.

“Il green, quindi, può rappresentare un moltiplicatore di valore – aggiunge Prete -. Il vero limite oggi non è la volontà delle imprese, che in Italia stanno dimostrando di credere nella sostenibilità come leva di crescita, ma la disponibilità di professionisti qualificati. Le imprese incontrano difficoltà di reperimento per oltre la metà dei green jobs ricercati, e questo blocca gli investimenti. Per questo la sfida non è ‘se’ fare la transizione, ma ‘come’ farla diventare un fattore di competitività nazionale”.