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Autore: Dorothy Gonzaletti

Mattone o cedola? Investire negli immobili conviene (quasi) sempre

Alla luce dei più recenti eventi che hanno coinvolto il nostro Paese, oltre alla guerra in Ucraina, l’aumento dell’inflazione e la diminuzione del potere d’acquisto, come cambia la propensione all’acquisto di immobili e all’investimento in abitazioni da parte delle famiglie italiane? Se per 8 italiani su 10 il mattone resta il porto sicuro, dalla ricerca ‘Cedola vs mattone: dove va la vera redditività? E come si distribuisce il patrimonio delle famiglie italiane?’ realizzata da Nomisma per conto di T. Rowe Price, si evidenzia l’importanza di diversificare asset patrimoniali con asset finanziari.

La casa è parte di un patrimonio finanziario

Per il 48% degli intervistati l’acquisto di una casa è sempre un investimento conveniente, e per il 39% le rendite da immobili garantiscano sempre un ritorno economico sicuro. D’altronde, secondo la Banca d’Italia, il 53% della ricchezza netta di una famiglia media italiana è immobiliare/abitativa: il 70,5% degli italiani possiede la prima casa e il 13,5% almeno una seconda. La casa, sia la propria abitazione o venga messa a reddito, non va pensata come un bene a sé stante, ma come parte di un patrimonio finanziario. Questo vale anche per la prima casa, che di fatto è una scelta di investimento di lungo periodo. 

Acquistare un immobile comporta costi e rischi

Che si tratti di prima o seconda casa, un immobile è però esposto a rischi e a costi da non sottovalutare, come l’eventuale reintroduzione della tassa di successione anche in Italia. Inoltre, l’immobiliare resta un investimento non immediatamente liquidabile, ed è esposto al ‘rischio tassi di interesse’ nel caso l’acquisto venga effettuato tramite mutuo. Per un immobile di proprietà, oltre ai tempi di liquidazione, c’è il problema della valutazione, che avviene solo al momento della compravendita, oltre a vari costi (IMU seconda casa, imposta di registro, costi di intermediazione e notarili). Sulla locazione gravano invece i rischi legati all’elevata morosità (ogni anno il 50% delle locazioni non viene onorato con regolarità) e all’impossibilità di prevedere le spese straordinarie.

Solo Milano dà garanzie di investimento sicure 

Negli ultimi dieci anni solo la piazza di Milano ha visto crescere il settore. Lo stesso non si può dire di altre città come Roma e Napoli, che pur in recupero, restano lontane dalle quotazioni del 2012.
“Per investire con soddisfazione nell’immobiliare occorre acquistare nei grandi centri economici che crescono, o nelle città d’arte, perché tutto il resto è esposto a rischi, non ultimo quello demografico – spiega Luca Dondi Dall’Orologio, AD Nomisma -. Occorre comprare in aree dove l’immobile è un bene scarso. Milano è una città che cresce 4-5 volte rispetto a quanto cresce l’Italia e che attira investimenti esteri, tenendo alte le quotazioni”,  Alla luce dei dati emersi nella ricerca, gli esperti consigliano quindi l’opportunità di considerare nuove sinergie fra asset immobiliari e finanziari, onde evitare o contenere i rischi connessi ‘al mattone’.

Italia fra i 5 Paesi più colpiti da ransomware: nel 2022, 28mila incidenti

A livello globale, l’Italia rientra nella lista dei 5 Paesi più targettizzati da attacchi ransomware, preceduta solamente da Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Germania. Il 2023 Y-Report di Yarix l’anno scorso ha rilevato 28.493 incidenti di sicurezza di gravità media, alta e critica, con un incremento significativo nell’ultimo trimestre dell’anno. Una conseguenza delle numerose vulnerabilità critiche emerse sugli applicativi di largo consumo. Dei 175.045 eventi di sicurezza intercettati, Gdo (12%) e Moda (11%) rappresentano i comparti più colpiti, insieme al sistema bancario e finanziario (10%) e all’Industria Chimica (9%). Manufacturing (23%), industria dei Servizi (14%), Food and Beverage (11%) sono invece risultati i settori più esposti a incidenti con un livello di gravità ‘alto’ o ‘critico’.

Obiettivi privilegiati: commercio, finanza ed edilizia

L’Italia spicca quindi per l’incidenza di ransomware, uno dei maggiori fattori di rischio per la sicurezza delle aziende e del sistema Paese. Lockbit, insieme ad AlphV/BlackCat e Hive, resta tra i gruppi più attivi. Tra gli obiettivi privilegiati dei gruppi ransomware svettano le Strutture commerciali, davanti ai Servizi Finanziari, l’Industria Edile, il Legal & Business e il Retail & ingrosso.

Infostealer: siamo al 5° posto in Europa perr credenziali esfiltrate

Tra le novità dell’anno, Yarix segnala la nascita di 38 nuove ransomware gang costituite nel 2022, e sempre più abili nel non lasciare tracce, rendendo più complessa l’identificazione del punto d’ingresso degli attaccanti, e dunque della vulnerabilità. In crescita, inoltre, la complessità delle tecniche, tattiche e procedure (TTP) utilizzate. Guardando agli infostealer, software malevoli atti al furto di dati, l’Italia si posiziona nella top 20 mondiale, e al 5° posto a livello europeo per credenziali esfiltrate, preceduta da Polonia, Francia, Germania, Spagna.

Crescono gli affiliati ai gruppi criminali

Tra le tendenze che hanno caratterizzato le attività dei gruppi criminali nel 2022, Yarix evidenzia come alcuni gruppi ransomware abbiano bandito il settore sanitario dai loro obiettivi. Inoltre, numerose famiglie ransomware sono state aggiornate per rendere i gruppi ransomware ancora più aggressivi ed efficaci nel colpire le grandi aziende.
E ancora, sono in aumento i servizi di tipo RaaS, e crescono gli affiliati ai gruppi criminali, oltre a crescere la tendenza di rendere note le chat tra i gruppi cyber criminali e le loro vittime, per aumentare la pressione durante il processo di negoziazione.
In crescita anche i programmi fedeltà dei gruppi criminali. Nel 2022 LockBit ha messo in palio 1 milione di dollari in cambio di segnalazioni su vulnerabilità, o semplicemente per ricevere idee su come migliorare il proprio business model.

Settore farmaceutico, eccellenza italiana guidata dall’innovazione

Il settore farmaceutico italiano può contare su un gruppo di imprese medio-grandi a capitale italiano, le cosiddette Fab13, riuscite a primeggiare grazie a radicati processi di internazionalizzazione, investimenti e innovazione. Con un volume d’affari pari a 14,3 miliardi di euro nel 2022, la volontà di proseguire in una crescita a lungo termine è testimoniata dai tassi di incremento degli investimenti, che ammontano a 3,4 miliardi di euro (+25% vs 2021) con un’incidenza sui ricavi annuali pari al 23,7%. A testimonianza di uno spiccato orientamento alla competitività sui mercati internazionali, il mercato estero rappresenta il 72,6% delle vendite totali. Ma le Fab13 crescono anche a livello globale (+12,6% ricavi) grazie a export (+14,9%), investimenti (+25%) e innovazione (1,6 miliardi di euro nel 2022), confermando l’eccellenza di un’industria che negli anni ha saputo imporsi su scala internazionale. 

Investimenti in R&S: 1,6 miliardi nel 2022

È la fotografia dell’Osservatorio Nomisma su Le Fab13: la farmaceutica a capitale italiano.
Tra gli interventi principali effettuati nel 2022 dalle Fab13 l’Osservatorio registra 1,6 miliardi di euro per sostenere l’attività di R&S, 1,3 miliardi per l’acquisizione di aziende, prodotti e licenze (+50% vs 2021), 250 milioni per miglioramenti infrastrutturali, di efficientamento e ampliamento delle aree produttive, nonché per l’acquisto di attrezzature e macchinari. In particolare, il trend di spesa in R&S mostra un nuovo cambio di passo proprio in concomitanza dell’ultimo triennio. Se l’investimento medio annuo tra il 2010 e il 2019 si attestava a circa 723 milioni di euro, tra il 2020-2022 l’ammontare medio investito ogni anno è quasi raddoppiato a quota 1.404 milioni.

Occupazione: 14.534 addetti di cui il 44% è donna

Nel 2022 le Fab13 hanno impiegato nel mondo 43.736 addetti, di cui 14.534 in Italia, dove il personale viene occupato prevalentemente in attività di R&S e produzione. Il 95% è inquadrato con un contratto a tempo indeterminato e quasi uno su due è donna (44%).
L’importanza del settore farmaceutico all’interno del sistema economico italiano, in particolare delle Fab13, è infatti misurabile in base all’impatto occupazionale diretto, ma anche in base all’effetto indiretto generato sulla rete di fornitura e sui settori che partecipano alla filiera di produzione e commercializzazione del farmaco. 

Effetto indiretto sulla filiera e spinta ai consumi

All’interno dell’industria manifatturiera nazionale, il settore farmaceutico italiano si contraddistingue strutturalmente per una dimensione aziendale superiore rispetto alla media degli altri comparti: il 38,3% delle imprese del farmaco impiega, infatti, oltre 50 addetti, laddove la quota di medie e grandi imprese della manifattura non oltrepassa il 3% del totale. Attraverso l’utilizzo delle Tavole Input Output, che permettono di ricostruire i coefficienti di attivazione, Nomisma ha potuto stimare come l’impatto indiretto sul sistema Paese delle Fab13 valga quasi 21mila addetti, a cui va ad aggiungersi un effetto indotto di altri 24mila occupati, per un totale di quasi 60mila addetti, direttamente o indirettamente impiegati lungo le attività della filiera farmaceutica.

Il Gender Gap è (anche) una questione digitale

In quest’epoca di iperconnessione un terzo della popolazione mondiale non ha ancora accesso a internet. Come emerge dal Global Connectivity Report 2022 del World Economic Forum, nello scorso anno 2,9 miliardi di persone non hanno avuto accesso a internet, e ancora oggi milioni di utenti possono avvalersi solo di servizi di connessione costosi o scadenti. Una disuguaglianza, questa, che ha origini socio-demografiche. Nei paesi a basso reddito l’utilizzo di internet è pari al 22%, contro il 91% dei paesi con alto reddito. Non solo, la percentuale cambia anche in relazione al sesso: infatti il 62% degli uomini utilizza internet, contro il 57% delle donne. E proprio questo dato apre una riflessione sul Digital Gender Gap.

Disuguaglianza sul lavoro

Secondo il Gender Gap Report 2022 del World Economic Forum l’Italia si trova in fondo alla classifica europea per il tasso di partecipazione femminile al mondo del lavoro, l’equità retributiva e il reddito da lavoro, nonché per la presenza di donne tra alti dirigenti e professioni ad alta specializzazione. Le donne risultano essere sfavorite anche nelle carriere digitali, contesto in cui ricoprono meno posizioni degli uomini e subiscono un gender pay gap del 21%. Inoltre, una donna su due che lavora nel settore tecnologico dichiara di aver subito molestie sul posto di lavoro.

Educazione e pregiudizio

L’origine di questa povertà digitale è da imputare a un’immagine stereotipata che vede la donna distante da un percorso di formazione orientato alle nuove tecnologie. Le donne più colpite sono quelle che vivono in situazioni di fragilità, presentano una bassa alfabetizzazione e un basso reddito. Fattori che rendono più difficile l’accesso agli strumenti tecnologici, scoraggiando l’empowerment femminile e l’acquisizione di competenze digitali. Le statistiche affermano che le donne hanno una probabilità del 18% in meno, rispetto agli uomini, di possedere uno smartphone, e ancora inferiore di utilizzare internet.

Il divario ICT acuisce le disuguaglianze di genere

In una società competitiva e globalizzata come la nostra, il digitale è una risorsa imprescindibile per lo sviluppo e l’innovazione. Il divario ICT acuisce significativamente le disuguaglianze di genere, impattando sulle opportunità professionali e la progressione di carriera delle donne. Il primo passo, necessario e decisivo, per raggiungere la parità di genere è colmare il digital gap, così da garantire l’inclusione e le pari opportunità. C’è ancora tanta strada da percorrere, ma la rivoluzione socio-culturale è già in atto. Per appianare le disparità è importante che il percorso di innovazione tecnologica tenga conto dei principi di inclusione e parità. È necessario che le donne diventino protagoniste attive e proattive di questo cambiamento, entrando nei processi di progettazione, sviluppo e diffusione della tecnologia.

I direttori del personale sono favorevoli alla settimana corta?

I professionisti delle risorse umane sono divisi sulla settimana corta, con una leggera prevalenza di chi esprime una valutazione positiva. Il 53% dei direttori del personale si dichiara infatti d’accordo sull’introduzione della settimana corta con 5 o 4 giorni lavorativi, mentre il 40% lo è solo parzialmente e il 6% non è favorevole. Tra le principali ragioni dei favorevoli, il 79% indica la possibilità di migliorare la conciliazione vita-lavoro, per il 49% aumenterebbe il benessere psico-fisico dei dipendenti e per il 27% circa la motivazione al lavoro dei dipendenti. Lo conferma Aidp, l’Associazione italiana per la direzione del personale, che ha condotto una survey curata dal proprio Centro ricerche.

Criticità e difficoltà

Coloro che hanno espresso una parziale adesione alla settimana corta tra le criticità sottolineano soprattutto la necessità di definire una misura della produttività basata sulle performance, con linee guida definite dalla contrattazione nazionale (41%), oltre alla valutazione preliminare della sostenibilità economica (34%) e le difficoltà a livello di implementazione organizzativa (25%).
Coloro che hanno espresso una netta contrarietà sottolineano soprattutto tre difficoltà: la non compatibilità con la situazione economico-produttiva delle imprese (50%), la difficile implementazione a livello organizzativo (37%) e il fatto che la settimana corta implicherebbe un orario di lavoro giornaliero di 9/10 ore (28%).

Iniziare con soluzioni sperimentali

Ma quale sarebbe la migliore modalità per implementare la settimana corta nella propria azienda? A questa domanda il 62% dei direttori del personale risponde che partirebbe con soluzioni sperimentali, così come già avvento in altre aziende. Molto importante, inoltre, il tema della contrattazione con i lavoratori attraverso una contrattazione a livello aziendale (33%) o riportando la questione anche a livello di contrattazione nazionale (24%). Rispetto al tema del salario, riferisce Adnkronos, il 26% circa manterrebbe lo stesso salario riducendo i giorni, mentre circa l’8% ridurrebbe parzialmente lo stipendio in proporzione alle giornate lavorate, e il 20% manterrebbe lo stesso numero di ore contrattuali riducendo i giorni.

“Una decisione standard potrebbe avere ricadute negative”

“Se da un lato – spiega Matilde Marandola, presidente nazionale Aidp – le ricadute positive sui lavoratori in termini di migliore equilibro e qualità del rapporto vita-lavoro sarebbero evidenti, oltre all’impatto che questo avrebbe in termini di maggiore produttività, dall’altro gli aspetti di natura retributiva e organizzativa che tale soluzione comporterebbe sono ancora da valutare. Quindi, seppur culturalmente siamo favorevoli nei confronti della settimana corta, è sempre importante comprendere e ascoltare le situazioni delle singole aziende e delle singole persone. Una decisione standard e uguale per tutti potrebbe avere ricadute negative sulla motivazione, sulla retention e sull’economia. Per queste ragioni la via della sperimentazione è quella maestra per verificare e testare la reale e virtuosa fattibilità di un’introduzione a regime”.

Addio lettere e numeri: le password del futuro saranno immagini 

Le password fatte di immagini sono più sicure di quelle alfanumeriche? Secondo uno studio condotto dai computer scientist dell’Università di Surrey la risposta è sì. I ricercatori inglesi hanno infatti mostrato l’efficacia di un sistema di autenticazione basato su immagini chiamato Tim (Transparent image moving) per i telefoni cellulari al fine di ridurre il rischio di attacchi esterni, quelli di ‘shoulder surfing’. Di fatto, è ora che il mondo si allontani dalle password basate su lettere e numeri e dalle verifiche per i telefoni cellulari, e inizi ad abbracciare soluzioni più sicure basate su immagini. Come quelle di Tim, che richiede agli utenti di selezionare e spostare immagini predefinite in una posizione designata per superare i controlli di autenticazione. Un po’ come accade per i siti di shopping online.

Più protezione dagli attacchi di shoulder surfing

Lo studio ha riscontrato che l’85% degli utenti ritiene che possa aiutare a prevenire il guessing delle password e gli attacchi di shoulder surfing. Lo shoulder surfing è un attacco in cui qualcuno registra informazioni sensibili, come password o numeri di carte di credito, inseriti da una vittima sullo schermo di un computer o di un dispositivo mobile, guardando sopra la spalla della vittima o da una certa distanza. Gli attacchi di shoulder surfing spesso si verificano in luoghi pubblici affollati come aeroporti, caffè o mezzi pubblici.

Un’autenticazione interattiva e meno vulnerabile

Lo studio ha inoltre scoperto che il 71% dei partecipanti ritiene che Tim sia una soluzione basata su immagini più utilizzabile rispetto ad altre presenti sul mercato.
“Trascorriamo gran parte della nostra vita sui nostri telefoni cellulari e dipendiamo da essi per attività come la banca, lo shopping e per rimanere in contatto con i nostri cari – commenta Rizwan Asghar, coautore del paper per l’Università di Surrey -. È sorprendente quanto poco sia stato fatto in termini di innovazione e progresso per proteggere queste attività e le nostre informazioni più private. Crediamo che i processi di autenticazione basati su immagini e interattivi come Tim rappresentino un passo nella giusta direzione”.

Le opzioni basate su testo offrono compromessi tra usabilità e sicurezza

“Lo status quo attuale basato su testo offre compromessi tra usabilità e sicurezza – continua Asghar -. Mentre le password basate su testo breve sono facili da ricordare, non sono sufficientemente sicure e rendono vulnerabile al guessing delle password o agli attacchi di shoulder surfing”.
Al contrario, riporta Agi, le password basate su testi lunghi sono vincenti in termini di sicurezza, ma sono incredibilmente difficili per gli utenti da ricordare.
“È promettente che molti dei nostri partecipanti abbiano trovato Tim utilizzabile e non abbiano trovato la curva di apprendimento troppo ripida – aggiunge Asghar -. Ciò suggerisce che il mercato potrebbe essere pronto per alternative basate su immagini per la sicurezza dei dispositivi mobili”. 

ChatGPT comporta rischi informatici per gli utenti?

Per molti è una rivoluzione tecnologica che stravolgerà l’intera società, altri si chiedono se sia pericoloso per la sicurezza e l’integrità delle persone online e offline. Ultimamente si parla molto di ChatGPT, il prototipo di chatbot realizzato da OpenAI basato su AI e machine learning che simula il linguaggio umano e con cui è possibile conversare. Di fatto, negli ultimi mesi esperti di tutti i campi hanno messo alla prova ChatGPT, e alcuni hanno sollevato dubbi sulla sicurezza informatica, sostenendo che possa essere utilizzato per creare nuovi malware e nuove minacce informatiche per gli utenti. ChatGPT potrebbe infatti essere utilizzato da criminali informatici per rendere più efficaci i cyber attacchi.

Un trasformatore pre-addestrato generativo

Ma cos’è esattamente ChatGPT? L’acronimo GPT (Generative Pre-trained Transformer) significa letteralmente ‘trasformatore pre-addestrato generativo’. I transformer sono un tipo avanzato di modelli di linguaggio basati su machine learning. In particolare, ChatGPT è l’evoluzione di un modello anteriore chiamato GPT-3.5, ottenuto tramite apprendimento supervisionato e apprendimento per rinforzo. Le applicazioni pratiche di GPT sono molte: chatbot personalizzata, traduzione automatica, creazione e analisi di contenuti, produzione di notizie e contenuti informativi, completamento e suggerimento di testo, sintesi vocale e comprensione del testo. In queste ultime fasi di apprendimento dello strumento sono intervenuti esseri umani che hanno addestrato il modello interagendo con esso e alimentandolo con le proprie conversazioni. In seguito a questi miglioramenti, ChatGPT fornisce risposte più articolate, pertinenti e reali.

Phishing, script dannosi, malware, social engineering

Panda Security ha individuato 3 principali pericoli di cybersicurezza legati a ChatGPT: email di phishing, script dannosi e malware, e social engineering. ChatGPT potrebbe essere infatti utilizzato per scrivere e-mail e testi per siti di phishing senza i soliti errori ortografici che aiutano a riconoscere i tentativi di phishing. Inoltre, se ChatGPT ha una funzionalità di moderazione dei contenuti che risponde ai criteri morali dei suoi sviluppatori, se venisse alimentato con stringhe di codice dannoso sarebbe in grado di replicarle e combinarle.
Potenzialmente, poi, è possibile fare domande a ChatGPT e ottenere informazioni per confezionare un attacco di spear phishing o social engineering ai danni di una persona. Tutto dipende da quante informazioni sono online e vengono incluse nel feeding del modello.

I cybercriminali ne hanno già approfittato

Di fatto, i cybercriminali ne hanno già approfittato. Hanno infatti elaborato una campagna sui social network dove hanno creato account simili a quelli ufficiali di OpenAI, che però promuovono download di un programma fittizio come client desktop per ChatGPT. Scaricato come un file eseguibile, apparentemente il programma non completa il processo di installazione. In realtà, prosegue all’insaputa dell’utente installando un Trojan stealer progettato per rubare informazioni relative agli account salvati sui browser. In particolare, cookie e credenziali di accesso dagli account di Facebook, TikTok e Google (soprattutto quelli riconducibili ad aziende per ottenere informazioni sensibili aggiuntive).

L’industria lombarda nel quarto trimestre 2022 

I dati congiunturali dell’industria lombarda relativi al quarto trimestre 2022 sono positivi, ma si rileva un calo nel portafoglio ordini, interni ed esteri. A quanto emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, l’analisi tendenziale relativa al quarto trimestre 2022 ha consentito all’area metropolitana di Milano di crescere del +4,2% in un anno per la produzione, più del dato lombardo (+2,7%). Se si considera la crescita netta del fatturato, l’aumento è +9,3% a livello locale e +9,2% a livello regionale. In relazione al portafoglio ordini, si registra un livello superiore a quello relativo al quarto trimestre 2021 (+3,4%), con performance migliore rispetto alla manifattura lombarda (+2,7%).

Milano: aumento congiunturale per produzione e fatturato

I mercati esteri milanesi hanno ripreso la crescita in modo più incisivo (+7,1%) rispetto alla componente interna (+1,2%). Il quadro delinea nel quarto trimestre 2022 un aumento congiunturale rispetto al terzo trimestre 2022 della produzione industriale e del fatturato milanese (+1% e +1,6% destagionalizzato). La crescita rispetto al dato lombardo è maggiore per la produzione (+0,8% Lombardia) e leggermente minore per il fatturato locale (+1,7% Lombardia, destagionalizzato).
Per gli ordini interni il dato congiunturale è in calo in modo più marcato per l’industria milanese rispetto alla manifattura lombarda (rispettivamente -1,7% e -0,2% destagionalizzato), allo stesso modo degli ordini esteri per cui la performance milanese è in calo (-1% rispetto al +0,3% lombardo destagionalizzato).

Monza e Brianza: ordini del manifatturiero superiori alla Lombardia

A Monza e Brianza la crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello superiore rispetto al quarto trimestre 2021 (+2,8%), superiore rispetto al dato lombardo (+2,7%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per fatturato (+7,1%) sono inferiori al dato lombardo (+9,2%). Sempre rispetto al quarto trimestre 2021, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia un incremento reale superiore a quanto registrato in Lombardia (rispettivamente +7,5% e +2,7%). Prosegue poi la crescita congiunturale: il quarto trimestre 2022 fa registrare un aumento rispetto al terzo trimestre 2022 sia della produzione industriale (+0,3% destagionalizzato), sia del fatturato (+0,8% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati interni (+2,3% destagionalizzato) ma sono in calo quelli esteri (-1,1%).

Lodi: leggero calo per il trend congiunturale

Nel quarto trimestre 2022 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per produzione, fatturato e ordini di Lodi. Relativamente all’analisi tendenziale la crescita della produzione si attesta a +0,3%, performance peggiore rispetto al dato lombardo (+2,7%). In relazione al fatturato, nel confronto con il quarto trimestre 2021, il recupero si attesta a +6,4%, inferiore per intensità al dato regionale (+9,2%). Ma gli ordini crescono in un anno del 3,1% rispetto al 2,7% lombardo. In leggero calo il trend congiunturale della produzione industriale, con una leggera diminuzione rispetto al terzo trimestre 2022 (-0,2% destagionalizzato), accompagnato dalla crescita del fatturato (+0,3% destagionalizzato) e dalle commesse acquisite dai mercati interni (+0,5% destagionalizzato), mentre gli ordini esteri risultano in crescita di +0,1%.

DL Milleproroghe 2023: le novità in arrivo

Il DL Milleproroghe 2023, con oltre 350 nuove scadenze si avvia a ricevere il voto di fiducia della Camera, pena la decadenza del provvedimento. Tra le novità in arrivo, lo stralcio mini-cartelle, prorogato al 31 marzo, termine ultimo per decidere se aderire o meno allo stralcio delle mini-cartelle 2000-2015 di importo fino a 1000 euro. Per il Cashback, introdotto dal governo Conte per contrastare l’evasione fiscale, le norme estendono al 31 luglio 2023 la scadenza per comunicare Iban e dati finanziari corretti, o promuovere controversie, per i 43mila cittadini interessati dai rimborsi mediante PagoPa del premio per la partecipazione al concorso Cashback. 

Balneari, smart working, contratti in somministrazione, dehors, tifosi

Approvata la proroga delle concessioni balneari fino al 31 dicembre 2024. In caso di impedimenti oggettivi all’espletamento delle gare le attuali concessioni resterebbero valide fino a tutto il 2025.
Via libera poi allo smart working fino al 30 giugno per lavoratori fragili e genitori con figli sotto i 14 anni del settore privato. Nel settore pubblico, invece, la possibilità del lavoro da casa vale solo per i ‘fragili’. Inoltre, estesa fino al 2025 la possibilità di ricorrere ai contratti di somministrazione anche oltre i 24 mesi previsti, ed estesa per tutto il 2023 anche la norma sui dehors liberi per bar e ristoranti.
Slitta invece al primo luglio 2024 l’attivazione della consulta dei tifosi nelle società sportive professionistiche.

Mutui giovani, Fondo nuove competenze, case occupate, Imprese 4.0

Prorogata al 30 giugno 2023 la data entro la quale le giovani coppie con Isee fino a 40mila euro possono richiedere mutui agevolati per l’acquisto della prima casa, mentre il Fondo nuove competenze è prorogato fino al 31 dicembre 2023 per compensare il mancato guadagno delle imprese che optano per la formazione del personale. Prorogato inoltre a tutto il 2023 il fondo di solidarietà per il contributo ai proprietari di case occupate abusivamente, mentre viene prorogato al novembre 2023 il termine di consegna dei beni strumentali interessati dal bonus sugli investimenti in tech e digitale del piano Transizione 4.0.

Ricetta elettronica, pensione medici di famiglia, diritti TV, Superbonus villette

Viene prorogato fino al 31 dicembre 2024 l’uso della ricetta elettronica nella sanità, e viene estesa fino a 72 anni, dai precedenti 70 anni, la possibilità di ritiro dal lavoro per medici di famiglia e pediatri convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Niente da fare invece per le norme più stringenti sulle plusvalenze fittizie delle società sportive e quelle per l’attribuzione a pensionati di incarichi apicali nella PA, che tuttavia potrebbe ricomparire nel nuovo DL sulla governance del PNRR.
Stop anche alla possibilità di proroga di ulteriori due anni delle concessioni dei diritti televisivi sportivi, e alla proroga del Superbonus 110% per le villette.

Aumenta il costo della vita: come cambiano le abitudini di acquisto 

Il recente sondaggio 2023 di PwC Global Consumer Insights Pulse Survey, che ha coinvolto 9.180 consumatori in 25 Paesi, evidenzia con chiarezza che oltre la metà dei consumatori globali rimanda i propri acquisti. In tempi di crisi, si sta più attenti al budget personale e si sposta in là nel tempo lo shopping ritenuto non essenziale. In quest’ottica non certo rosea per il mercato, che vede in calo soprattutto i prodotti di fascia alta e di lusso, quali sono i canali di vendita che resistono allo tsunami? E in che modo?

I canali utilizzati dai consumatori

A giugno 2022, apparentemente la frequenza di acquisti giornalieri/settimanali dei consumatori, che durante la pandemia aveva registrato una tendenza al rialzo, ha fatto un passo indietro tornando ai tempi pre-Covid. Nel sondaggio, la costante stabilità dimostra che nei prossimi sei mesi la maggior parte dei consumatori prevede solo un lieve cambiamento del canale di acquisto abituale nell’online, in negozio e con la formula “click and collect”. Gli acquisiti in negozio rimangono prettamente invariati, anno su anno, come mezzo di consumo più comune nel 2022 (43%), mentre l’utilizzo di cellulari/smartphone (34%), PC (23%) e tablet (15%) registra complessivamente una lieve riduzione. Dal sondaggio emerge la costante tendenza dei consumatori ad affermare che non acquisteranno mai prodotti tramite tablet (51%), assistenti vocali per abitazioni intelligenti (64%) e dispositivi indossabili (71%), dati complessivamente in aumento rispetto all’ultimo sondaggio PwC Global Consumer Insights Pulse Survey condotto a giugno 2022.

Il metaverso è ancora agli inizi

L’adozione del metaverso come canale di acquisto è ancora nella fase iniziale di adozione. Questo mezzo rimane comunque ancora sotto-utilizzato, con solo un quarto (26%) degli intervistati che ha dichiarato di aver utilizzato la piattaforma per l’intrattenimento, le esperienze virtuali o l’acquisto di prodotti nel 2022. La maggior parte di questi utenti ha utilizzato il metaverso principalmente per la realtà virtuale, ovvero per giocare ai giochi o guardare un film (10%), entrare a far parte di un mondo virtuale, visitare l’ambiente di un rivenditore o partecipare a un concerto (9%) o acquistare un prodotto digitale, ad esempio un non-fungible token o NFT (9%). Coloro che registrano maggiori probabilità di interagire con attività correlate al metaverso sono India (48%), Vietnam (43%) e Hong Kong (42%), oltre ai Millennials (36%).

La questione privacy dei dati pesa sullo shopping online

Dato che lo shopping online continua a crescere a livello di volumi, i consumatori sono sempre più preoccupati in merito alla privacy dei dati. Quasi la metà (47%) afferma di essere estremamente o molto preoccupato quando interagisce con aziende di social media, siti web di viaggi di terze parti/portali (36%), aziende di assistenza sanitaria (34%) e di prodotti di consumo (32%). Paesi come l’India e le Filippine sono i più preoccupati in tali categorie. Di conseguenza, quasi la metà (49%) sostiene di non condividere i dati personali più di quanto sia necessario, il 32% sceglie di non voler ricevere comunicazioni da tali aziende e il 26% ha in generale ridotto le proprie interazioni con questi tipi di aziende.