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Lavoro: il 21% dei profili IT riceve almeno 2 offerte a settimana

Secondo lo studio commissionato da Codemotion a InTribe, e presentato durante l’evento HRmeetsDev, tra le motivazioni per cambiare posto di lavoro il 32% dei lavoratori del settore IT cita la formazione continua (41%), seguita da progetti interessanti (38%), e l’allineamento con la vision aziendale (33%). Ma perché cambiare lavoro? I profili con competenze nell’Information Technology sono sempre più richiesti dalle aziende: il perimetro dell’occupazione per questi profili si sta decisamente allargando. E se un professionista IT su tre è già pronto a cambiare lavoro nei prossimi 6 mesi, il 21% riceve almeno due offerte di lavoro a settimana.

I Data Scientist ricevono più offerte

I più propensi a cambiare lavoro sono i DevOps, le figure professionali che aiutano un’organizzazione a sviluppare in modo più rapido ed efficiente prodotti e servizi software, mentre i Data Scientist sono i lavoratori che ricevono più offerte. Molto meno rilevante, secondo la ricerca, è la Ral, ovvero la retribuzione annua lorda, indicata dal 23% degli IT. Oltre una azienda su 2 offre infatti mediamente meno di 40 mila euro annui, una cifra per la quale solo il 36% è disposto a cambiare lavoro. L’allineamento tra richiesta e offerta, inoltre, si riduce al crescere della competenza degli IT. Dallo studio emerge anche che il 53% dei lavoratori del settore riceve diverse offerte al mese: il 32% fino a 10 e il 21% almeno due a settimana, di cui il 6% almeno una al giorno. I settori più desiderati? Trasporti, gaming, IT e servizi informativi.

“Allineare l’offerta economica alle richieste dei candidati”

“L’indagine evidenzia come la maggioranza dei professionisti IT sia soddisfatta del proprio lavoro, ma emerge anche una fetta consistente che sta già cercando nuove opportunità o lo farà a breve – ha commentato Chiara Russo, ceo e co-founder di Codemotion -. Per attrarre questi talenti un primo passo è allineare l’offerta economica alle richieste dei candidati, ma competere sulla Ral non basta: è fondamentale sapersi raccontare, costruire un’identità aziendale tech e un ambiente di lavoro che offra a sviluppatori e profili IT ciò che realmente cercano, cioè progetti stimolanti, possibilità di formazione continua e crescita professionale, e valori aziendali in cui riconoscersi”.

Un evento per interfacciare i talenti tech con le HR

HRmeetsDev (HMD) è l’evento che rivoluziona il modo in cui le Risorse Umane si interfacciano con i talenti tech, riporta Adnkronos. L’evento promuove infatti l’incontro tra Risorse Umane e professionisti IT. La comunicazione degli HR e delle aziende risulta spesso inefficiente e distante dalle necessità degli sviluppatori. Per questo, in meno di un anno, oltre 600 aziende hanno partecipato a questi eventi e stanno cambiando il loro approccio ad attraction, recruiting e retention delle figure tech.

Le imprese green affrontano meglio le crisi: ecco perchè

La green economy accelera nel nostro Paese, portandolo a livelli di leadership. Sono infatti oltre 531 mila le aziende che nel quinquennio 2017-2021 hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green: il 40,6% delle imprese nell’industria ha investito, valore che sale al 42,5% nella manifattura. Guardando alle performance economiche è possibile comprendere anche le ragioni che spingono le imprese a investire in prodotti e tecnologie verdi. Le imprese eco-investitrici sono infatti più dinamiche sui mercati esteri rispetto a quelle che non investono (il 35% delle prime prevede un aumento nelle esportazioni nel 2022 contro un più ridotto 26% di quelle che non hanno investito) percentualmente aumentano di più il fatturato (49% contro 39%) e le assunzioni (23% contro 16%). Lo rivela il tredicesimo Rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere

In crescita anche l’occupazione nel settore

Nel 2021 l’occupazione green non è stata in grado di differenziare il proprio andamento rispetto alla dinamica occupazionale generale, interrompendo il trend di crescita riscontrato negli ultimi anni. I contratti relativi ai green jobs – con attivazione 2021- rappresentano il 34,5% dei nuovi contratti previsti nell’anno. Andando nello specifico delle figure ricercate dalle aziende per le professioni di green jobs, emerge una domanda per figure professionali più qualificate ed esperte in termini relativi rispetto alle altre figure, che si rispecchia in una domanda di green jobs predominante in aree aziendali ad alto valore aggiunto. A fine anno gli occupati che svolgono una professione di green job erano pari a 3.095,8 mila unità, di cui 1.017,8 mila unità al Nord-Ovest (32,9% del totale green nazionale), 741,2 mila nel Nord-Est (23,9%), 687,9 mila unità nel Mezzogiorno (22,2%) e le restanti 648,8 mila al Centro (21%).

Campioni di economia circolare

L’Italia è leader nell’economia circolare con un avvio a riciclo sulla totalità dei rifiuti – urbani e speciali – del 83,4% (2020): un risultato ben superiore alla media europea (53,8%) e a quella degli altri grandi Paesi come Germania (70%), Francia (64,5%) e Spagna (65,3%). A sottolineare il potenziale dell’Italia nella valorizzazione di materia a fine vita, anche il quarto posto al mondo come produttore di biogas – da frazione organica, fanghi di depurazione e settore agricolo – dopo Germania, Cina e Stati Uniti. Nel biennio 2020-2021 si è inoltre verificato un inatteso consolidamento della capacità di riciclo industriale dell’Italia – specialmente nel comparto cartario – che ha visto in tutti i settori incrementare, anche in maniera importante, la quota di materie seconde impiegate. Un eccellente risultato per la transizione ecologica e lo sviluppo di un’economia sempre più circolare. Tuttavia, in alcuni settori l’Italia deve ancora far ampio affidamento sulle importazioni di materia seconda dall’estero. 

Pagamenti digitali: che sistema usano i giovani?

Negli ultimi anni è arrivato il boom delle app di pagamento, conosciute dal 96% dei giovani, e utilizzate da quasi due terzi (62%), contro il 56% di tutta la popolazione. Il 90% dei giovani, e l’85% nella fascia d’età compresa fra 18-30 anni, possiede anche una carta di debito, il 77% una prepagata e il 58% una carta di credito.  Ma tra gli under 30 iniziano a farsi strada anche i mobile payment/wallet, noti al 93% e utilizzati dal 37%. A questi si aggiunge il Buy Now Pay Later, conosciuto dal 60% e preso in considerazione per gli acquisti futuri dal 46%. È quanto emerge dall’Osservatorio Compass, condotto dalla società del credito al consumo del Gruppo Mediobanca. Sicurezza, praticità, comodità le caratteristiche più apprezzate

Bancomat o carte di debito preferite per acquisti nei punti vendita

Insomma, le nuove forme di pagamento conquistano i giovani. Ma se si parla di acquisti in un punto vendita fisico, in cima alle preferenze ci sono le carte di debito/bancomat (56% giovani e 63% totale). Al secondo posto, resistono i contanti (29%), utili specialmente nelle ‘microtransazioni’, al terzo le carte prepagate (25%), poi le app di pagamento (19%) e il mobile payment (16%). Quando si tratta, invece, di acquisti online, 4 under 30 su 10 (42%) preferiscono le carte di debito/bancomat, seguite dalle app di pagamento (38% e 43% sul totale) e dalle carte prepagate (34%). Il motivo? Da un sistema di pagamento i giovani pretendono tre caratteristiche: sicurezza, praticità, comodità.

Per abbigliamento, beni tecnologici e accessori meglio il Buy Now Pay Later

Si tratta di nuove forme di pagamento sempre più smart e tecnologiche. Il Buy Now Pay Laser, ad esempio, viene utilizzato soprattutto per acquistare abbigliamento (22%), beni tecnologici (21%) e accessori (18%). Circa la metà degli under 30 vorrebbe provare questa forma di dilazione in futuro, perché la considera un aiuto nei momenti in cui si concentrano più spese, e la ritengono vantaggiosa perché la si può usare per gli acquisti online facendo tutto da remoto.
Inoltre, ne apprezzano la possibilità di poter godere immediatamente del prodotto pagandolo successivamente, riporta Adnkronos, concedendosi uno sfizio ma senza indebitarsi.

“Strumenti sicuri, pratici, comodi, senza rischi né sorprese”

“Strumenti sicuri, pratici, comodi, senza rischi né sorprese: è questo che i giovani vogliono da un sistema di pagamento. In questo senso va letto il successo delle carte di pagamento tra gli under 30. Ora, con app, wallet e mobile payment – ha commentato Luigi Pace, Direttore Centrale Marketing & Innovation Compass – la strada della digitalizzazione dei pagamenti è segnata. Il Buy Now Pay Later, che ancora in Italia ha tanto potenziale di crescita, si inserisce in questo contesto aggiungendo un ulteriore tassello: la possibilità di dividere in più importi mensili il costo di acquisto di un prodotto, e soprattutto di farlo in modo semplice e comodo, senza nessun costo accessorio per il cliente, sia online sia nei negozi fisici”. 

Nuova priorità delle aziende tecnologiche? Dare più spazio alle donne

Le aziende, di qualunque settore, stanno iniziando a comprendere il valore delle pari opportunità, ovvero quanto possa essere una risorsa una forza lavoro diversificata. E le donne rientrano naturalmente in questo processo, anche nelle aziende hi-tech: tanto che un articolo di Deloitte prevede che entro la fine del 2022 la rappresentanza femminile nel settore tecnico sarà al 33%, un record di tutti i tempi.

Il ruolo del mentore

Nonostante questo passaggio, sopravvivono ancora alcuni ostacoli a rallentare l’accesso delle donne alla forza lavoro. Con le risorse e le linee guida appropriate, le aziende possono fortunatamente garantire alle donne le competenze necessarie per superare le difficoltà e intraprendere carriere professionali soddisfacenti. Il mentoring è una di queste risorse. È mentore una persona che in genere ha una professione o una formazione simile a quella dell’apprendista, la mente e con la quale condivide la saggezza e le competenze maturate, aiutandola a superare gli ostacoli e a compiere scelte decisionali fondamentali per la propria vita professionale. Il giusto mentore può aprire molte porte e diventare un punto di riferimento su cui fare affidamento a lungo termine. L’impatto della mentorship sulla soddisfazione professionale è imponente: il 40% delle donne cita la mancanza di mentoring come uno dei principali problemi del settore tecnologico, insieme alla carenza di modelli femminili e di opportunità di carriera.

Il successo di chi l’ha già fatto

In questo Acronis, azienda leader nella cyberprotection, può considerarsi pioniera e continuamente impegnata nell’ispirare e formare le donne in ambito tecnologico. Acronis ha infatti lanciato ufficialmente il programma di mentorship che ha coinvolto oltre 50 mentee in tutto il mondo. Il programma è parte dell’iniziativa #CyberWomen, che punta a identificare, formare, ispirare e guidare la generazione futura di leader femminili. Sono state individuate 50 donne dalle alte potenzialità, selezionandole tramite un processo di analisi delle prestazioni, che è stato inserito in un programma di mentoring offerto da 40 tra i leader aziendali: dirigenti e membri senior del consiglio di amministrazione e del comitato consultivo.Le prescelte riceveranno la guida di leader riconosciuti del settore, tra cui Paul Maritz, Presidente ed ex CEO di VMware, René Bonvanie, membro del consiglio di amministrazione ed ex CMO di Palo Alto Networks, e Philipp Rösler, ex vice cancelliere tedesco e tra i nostri consulenti.
“C’è un’evidente richiesta di mentoring: quando Acronis ha annunciato il programma per la prima volta, la mia casella postale è stata inondata di messaggi di donne intenzionate ad aderire all’iniziativa. I leader che vogliono offrire opportunità di mentorship alle donne dovrebbero iniziare a cercare all’interno della propria organizzazione le potenziali guide” ha spiegato Aliona Geckler, Chief of Staff e SVP of Business Operations di Acronis. “Non si tratta di spostare le responsabilità di un progetto come questo sui singoli dipendenti, ma avere supervisori e dirigenti donne disponibili a fornire orientamento e ad aiutare a districarsi nel mondo aziendale può essere molto utile. I rapporti uno a uno che si creano sono fondamentali per aiutare le nuove professioniste a tessere reti adeguate e competenze interpersonali, incluse la cura e l’attenzione al sé e un’aumentata fiducia nel luogo di lavoro”.

Aumenta il fabbisogno di competenze sulla sostenibilità

Nel quadro degli obiettivi dell’Agenda 2030 più della metà delle grandi e medie imprese cerca professionisti del settore in grado di comprendere i processi aziendali, individuarne i punti deboli, riorganizzare la gestione interna e pianificare la migliore strategia in un’ottica di efficientamento e sostenibilità. Secondo l’Osservatorio 4.Manager, Sustainability Manager, Environmental Manager, Governance Manager, Social Manager ed Energy Manager sono le figure più richieste nell’ultimo anno.
“Per affrontare uno scenario geopolitico e geoeconomico in tumultuoso cambiamento assistiamo a una crescita annuale pari al 5% della domanda di competenze manageriali con green skill sempre più precise”, dichiara Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager e 4Manager.

Una strategia di trasformazione di lungo periodo

Il 58% delle grandi e medie imprese (Gmi) e il 40% delle piccole hanno elaborato una strategia di trasformazione di lungo periodo per diventare sostenibili. Le medie e grandi imprese più orientate all’innovazione e alla trasformazione sostenibile sono quelle che negli ultimi tre anni hanno assunto manager (83%), lavoratori con elevate competenze tecniche (87%) e scientifiche (77%), e che hanno incrementato le risorse per la formazione di manager (73%), lavoratori con elevate competenze scientifiche (75%) e tecniche (78%). I principali fattori di attrito alla crescita e allo sviluppo delle imprese sono la difficoltà di reperimento delle competenze sul mercato del lavoro (35%), gli ostacoli di natura normativa o burocratica (31%), e la carenza di competenze manageriali interne (23%).

Sustainability Manager cercasi

“L’Italia deve strutturare un piano che analizzi oggettivamente come rispondere alla crescente domanda di approvvigionamento energetico – continua Cuzzilla – contemperando le esigenze di produzione del sistema industriale, e quindi di crescita del Paese, con quelle di sostenibilità ambientale. È questa la transizione ecologica che auspichiamo nel solco del percorso intrapreso dal Pnrr e che necessita di precise competenze tecniche, scientifiche e manageriali”.
Negli ultimi dodici mesi sono quindi in forte crescita le qualifiche professionali del Sustainability Manager (il Coordinatore sostenibilità, +46%), e altre figure manageriali della sostenibilità più specialistiche (+38%) o di carattere consulenziale (+25%).

Bilanci, Responsabilità sociale, Ambiente, Finanza le competenze più richieste 

Le competenze più richieste, riferisce Adnkronos, riguardano ambiti quali Bilanci (+207%), Responsabilità sociale (+69%), Ambiente, salute, sicurezza (+59%), e Finanza (+42%).  Lo studio rivela poi un’evoluzione del tradizionale paradigma competitivo verso professionalità preparate sui temi Esg (Environmental-Social-Governance), continuamente formate e capaci di rispondere ai fabbisogni delle imprese. In particolare, aumento del volume di affari e della profittabilità attraverso lo sviluppo di business e sistema reputazionale, aumento delle opportunità finanziarie, quindi di accesso al credito, investimento, fiscalità, e potenziamento strutturale della competitività aziendale e delle relazioni con gli stakeholder.

Mamma e papà, i ragazzi italiani li vogliono così

Pazienti, presenti, ricchi di valori ma anche attenti al look, capaci di condividere tempo libero e viaggi, e perchè no pure sportivi e giocosi: i ragazzi italiani disegnano così i genitori italiani ideali. A fotografare l’identikit della famiglia italiana perfetta è l’Osservatorio delle Famiglie Contemporanee di PRG Retail Group realizzato in collaborazione con BVA Doxa. L’indagine condotta su un campione di 1537 individui, di cui 699 genitori equamente distribuiti tra mamme e papà e rappresentativi della popolazione italiana con figli tra 0-14 anni, rivela i tratti del genitore ideale, partendo dal punto di vista dei ragazzi e confrontandolo con quello dei genitori.

Il genitore perfetto

Se il genitore perfetto probabilmente non esiste, nell’immaginario di bambini e ragazzi esiste però il genitore ideale. Ma come dovrebbe essere? In base alle risposte ottenute dagli intervistati, il 55% dei ragazzi tra 8-14 anni intervistati dichiara che pazienza/tolleranza sono in assoluto i tratti principali che il genitore ideale dovrebbe avere. Seguono positività/senso dell’umorismo (48%), generosità (26%), coraggio e gentilezza (entrambi per il 25%). Anche per i genitori pazienza/tolleranza sono caratteristiche imprescindibili per il genitore ideale (49%) così come positività e senso dell’umorismo (41%). Le successive qualità non collimano però con quelle indicate dai ragazzi. Sono educazione/buone maniere (32%), fiducia in se stesso e determinazione (31%). Anche il look però riveste un ruolo importante: il genitore ideale deve essere attento alla moda (88% dei ragazzi intervistati). Deve vestire in modo casual (mamma 34% e papà 37%) e soprattutto la mamma deve seguire i trend della moda (30%). Oltre al look, il linguaggio gioca un ruolo rilevante per il 72% dei ragazzi. Deve essere moderno, vicino a quello dei più giovani (44%) ma senza l’utilizzo delle parolacce.

Il verdetto? “Quasi ideali”

Per più di 3 ragazzi su 5 i loro genitori si avvicinano al loro ideale. Più vicina la mamma (63%) rispetto al papà (58%). I genitori, invece, sono più critici verso loro stessi. Solo il 46% si ritiene vicino all’immagine che ha descritto. Vorrebbero che i loro figli li descrivessero come positivi/con senso dell’umorismo (49%), onesti (39%) e determinati, sottovalutando un po’ l’aspetto della pazienza che per i ragazzi è imprescindibile. Nel descrivere i loro genitori emergono due macro, riconducibili al genere. La mamma è paziente/tollerante (43%) e poi generosa (36%), onesta (33%), positiva/con senso dell’umorismo (32%). Il papà è divertente/ positivo/senso dell’umorismo (42%), ha fiducia in sé/determinato (33%), paziente (31%), coraggioso (30%).

Saldi estivi: a luglio il bilancio non è roseo

Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, quest’anno per l’acquisto di capi scontati ogni famiglia spenderà in media 202 euro, pari a 88 euro pro capite, per un valore complessivo di 3,1 miliardi di euro. Il primo luglio è tornato l’appuntamento con i saldi estivi, ma quest’anno le previsioni oscillano tra l’ottimismo legato al ritorno della piena libertà di circolazione e del turismo nazionale e internazionale e le preoccupazioni per la crisi dei prezzi energetici e il peso dell’inflazione.
E archiviato il mese di luglio, è tempo di un primo bilancio per l’andamento dei saldi estivi. Bilancio che non è roseo, visto che Federazione Moda Italia-Confcommercio registra -10% a livello nazionale rispetto allo scorso anno, con il 54% degli operatori che registrato un calo, il 33% che parla di stabilità e solo il 13% registra un segno più.

“Sul mercato interno la perdita media è a doppia cifra”

“Dai dati si comprende come sia importante il connubio tra moda e turismo. I risultati migliori sono quelli che arrivano dallo shopping tourism, mentre sul mercato interno la perdita media è a doppia cifra – commenta il presidente Giulio Felloni -. Da questi dati si comprende quanto mai sia necessario e urgente concretizzare quanto abbiamo chiesto, in perfetta sintonia con Confcommercio: la riduzione del cuneo fiscale e dei costi energetici. Sarebbe oltremodo determinante l’intervento del governo sui temi avanzati al Tavolo della Moda sulla riduzione dell’Iva per abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, tessile casa ed articoli sportivi, uno degli elementi essenziali per il rilancio dei consumi prima che sia veramente troppo tardi”.

Il corretto acquisto degli articoli in saldo

Per il corretto acquisto degli articoli in saldo, Federazione Moda Italia e Confcommercio ricordano alcuni principi base sui saldi. Ad esempio, la possibilità di cambiare il capo dopo l’acquisto è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo, e nel caso risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.

Prova dei capi, pagamenti, indicazione del prezzo e modifiche sartoriali

La prova dei capi è invece rimessa alla discrezionalità del negoziante, e quanto ai pagamenti, le carte di credito devono essere sempre accettate da parte del negoziante. Per l’indicazione del prezzo, è obbligo del negoziante indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale. I capi che vengono proposti in saldo devono poi avere carattere stagionale o di moda, ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Ma modifiche o adattamenti sartoriali sono a carico del cliente, salvo diversa pattuizione.

Smartphone: come lo usano Millennials e GenZ in vacanza

Nelle giornate estive, 13 milioni di giovani utilizzano lo smartphone ogni giorno per mandare messaggi, e 9 milioni per inviare vocali, principalmente su Whatsapp (95%), Instagram (71,1%), Facebook (55,7%) e Telegram (40,5%). Facebook si conferma un social popolato principalmente da over 30 mentre Instagram è meno influenzato dall’età, e la popolarità di TikTok è tre volte maggiore tra gli under 20 rispetto ai trentenni. Secondo la ricerca commissionata da Motorola, ripresa da Ansa, durante le vacanze lo smartphone si conferma uno strumento fondamentale per Millennials e GenZ. Non solo per gestire le attività, ma soprattutto per comunicare, produrre contenuti da condividere e gestire le relazioni sociali.

News, app di mappe, pagamenti online, e recensioni

Anche durante l’estate, attraverso il telefono ci si tiene informati e si leggono news, principalmente su Instagram (60,6%). Al secondo posto, per i Millennials c’è Facebook (54,9%), mentre i GenZ si affidano anche ai magazine online (28,7%). In vacanza lo smartphone diventa poi ancora più importante per orientarsi utilizzando app di mappe (67,4%), e guardare video su piattaforme streaming (55,4%), soprattutto i più giovani (58,2%). Sempre più diffuso inoltre l’utilizzo del telefono per i pagamenti online (51,2%, 21-30enni 57,6%), utilizzando funzionalità specifiche di registrazione e condivisione di spese di gruppo (32,4%). Il gaming rimane un’abitudine di intrattenimento per un terzo degli intervistati, mentre i Millennials sono i più attivi nel prenotare e recensire ristoranti, hotel e luoghi visitati (44,8%). Non sfuggono alle video call il 30,3%, anche nei periodi out-of-office.

Ogni giorno, decine di milioni di fotografie e selfie

GenZ e Millennials producono decine di milioni di fotografie e diversi milioni di selfie ogni giorno. Scattare foto è la terza attività quotidiana dopo l’utilizzo di chat (33,6%), e le foto sono il contenuto più condiviso (78%), seguite dai video (56%). A sorpresa le stories, prodotte ogni giorno dal 29,8%, pareggiano il numero di selfie (32,7%), il 31,7% crea Reels e il 15,5% video divertenti da diffondere su TikTok. I Millennials hanno più dimestichezza con i reel (46,2%), mentre fa i 21-30enni prevalgono le IG story (57,3%).
La condivisione però è un’esigenza che accomuna i target, con una propensione della GenZ a utilizzare la chat per inviare foto (48,9%), video (43,6%), e postare selfie sui social (53%).

Editare e modificare i contenuti

Immagini e video vengono spesso riadattati prima di condividerli. La GenZ ricorre maggiormente ai filtri per migliorare foto (32%) e selfie (31,6%), ed è più portata a editare/ritagliare video (19,9%). Andando avanti con l’età ci si dedica maggiormente a veri e propri interventi di ritaglio/montaggio (27,4%), a maggior ragione quando si vuole postare un reel. Nel caso dei post su TikTok, al 32,7% dei più giovani, che edita e modifica i contenuti, si affiancano i late Millennials (31-40 anni), che nel 40,7% dei casi modifica i propri video e nel 33,9% li monta/ritaglia. Quando si tratta di riadattare contenuti foto/video le giovani sono più a loro agio rispetto ai coetanei maschi, che si divertono a modificare video più per diletto che per necessità di condivisione.

Milano, Monza Brianza e Lodi: prove di ripartenza per il mercato del lavoro

La Lombardia è da sempre la “locomotiva” d’Italia per quanto riguarda la produttività e di conseguenza anche il trend dell’occupazione è migliore che nel resto del Paese. La Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi ha analizzato l’andamento del mercato del lavoro nel 2021 nel territorio in esame, e i dati sono incoraggianti.  

Ripresa dopo la frenata del Covid

Nel 2021 il mercato del lavoro ha provato a ripartire: nella provincia di Milano l’occupazione ha fatto segnare una ripresa (+0,5%; +7mila unità circa) dopo la brusca frenata determinata dal Covid, che aveva interrotto una lunga serie di risultati positivi. Nonostante questa risalita, dovuta tra l’altro esclusivamente alla componente maschile, si è ancora lontani dal recuperare i posti perduti nel 2020. Oggi complessivamente sono 1,452 milioni gli occupati nel capoluogo meneghino; il tasso di occupazione è del 67,9%, superiore di oltre dieci punti rispetto a quello nazionale. Stessa tendenza al rialzo nella provincia di Monza Brianza (+0,5% la variazione degli occupati su base annua; +1.832 in valore assoluto), risultato che, anche in questo caso, non consente di rimarginare le perdite prodotte dall’emergenza sanitaria. Per effetto di questo incremento, il totale degli occupati raggiunge la cifra di 382mila, che rappresenta il 9% del totale lombardo. Il tasso di occupazione è del 67,7%, molto vicino a quello meneghino e ugualmente migliore del nazionale di quasi dieci punti. La provincia di Lodi si distingue per l’andamento più vivace dell’occupazione: +4% la variazione su base annua, pari a +3.878 unità. Un risultato a cui ha contribuito maggiormente la componente maschile, sebbene siano cresciute anche le occupate. Questo trend espansivo ha portato il numero complessivo dei lavoratori lodigiani a sfiorare la cifra di 102mila unità, il tetto più elevato degli ultimi quattro anni; il tasso di occupazione raggiunge quota 68%, anche in questo caso il più favorevole dei tre territori. 

Disoccupazione, andamento diverso a seconda dei territori 

Relativamente alla disoccupazione, l’anno si è caratterizzato per andamenti differenziati nelle tre province: Milano e Monza Brianza hanno registrato un aumento delle persone in cerca di occupazione (rispettivamente +10% e +32,9%), mentre Lodi è stata interessata da una flessione (-11,8% su base annua, pari a -753 unità). Il tasso di disoccupazione è del 6,5% a Milano, aumentato di mezzo punto su base annua; simile quello brianzolo (6,6%; +1,5 punti rispetto al 2020), mentre risulta in diminuzione di un punto quello del Lodigiano: 5,3%. I tassi di disoccupazione giovanile della fascia d’età 15-34 anni si attestano a Milano al 12,8%, per Monza Brianza al 15%, Lodi 12,6%: tutti migliori di quello nazionale (17,9%).

Per gli italiani la prossima auto sarà ibrida

Secondo l’inchiesta Doxa, dal titolo Noleggio ed elettrificazione nella mobilità del futuro, realizzata per AMINA (Associazione Mediatori Italiani Noleggio Auto), per il 41,3% degli italiani la prossima auto sarà un’ibrida, per il 29,3% un’auto elettrica e per il 23,3% una a motorizzazione tradizionale.
Il 6,1% degli italiani ha invece in programma di passare all’uso di servizi di mobilità in sostituzione dell’auto in proprietà. Se si considerano le modalità di acquisizione della prossima auto la proprietà resta quindi quella preferita (65,9%), ma il noleggio a lungo termine guadagna quote di mercato anche tra gli utenti privati, attestandosi al 28%.

Nuove tecnologie e livello di conoscenza
L’inchiesta offre anche una panoramica riguardo al livello di conoscenza dichiarato dagli intervistati in merito alle nuove tecnologie disponibili nel settore automobilistico. Per quanto riguarda il full hybrid, il livello di conoscenza dichiarato ottiene una valutazione pari a 6,2 (in una scala da un minimo di 1 a un massimo di 10) e quindi appena sopra la sufficienza. Sotto la sufficienza si pone invece il livello di conoscenza del Mild Hybrid (5,2), mentre la tecnologia Plug-In Hybrid ottiene una valutazione pari a 5,5. Si torna sopra la sufficienza con la trazione elettrica, il cui livello di conoscenza è stato valutato con un punteggio pari a 6,2. Molto più bassa la conoscenza della trazione a idrogeno (4,7).

Quanti anni sono necessari per completare il passaggio alla mobilità elettrica?
Quanto al numero di anni necessari per completare il passaggio alla mobilità elettrica, il 40% degli italiani pensa che ci vorranno da cinque a dieci anni, mentre per il 25% ci vorranno da dieci a venti anni. I più ottimisti hanno indicato due anni (5%), e coloro che hanno indicato un periodo di tempo tra due e cinque anni sono il 19%. Ma ci sono anche coloro che hanno espresso una visione pessimistica dei tempi necessari: il 7% ha dichiarato che saranno necessari più di venti anni, mentre per il 4% questo passaggio non si completerà mai.

Il servizio di noleggio a lungo termine
Per quanto riguarda la valutazione espressa sulla conoscenza del servizio di noleggio a lungo termine, il 74% ha fornito una valutazione positiva, suddivisa tra sufficiente (36%), buona (32%), ottima (6%).
Di contro, il 26% ha fornito una valutazione negativa, suddivisa tra una conoscenza mediocre (20%) e nulla (6%). Grazie ai dati elaborati nell’inchiesta è stato possibile anche realizzare un identikit di chi conosce meglio il noleggio a lungo termine: uomo, tra 35 e 44 anni, con un alto livello di istruzione e proveniente da Sud e Isole. Lo stesso identikit corrisponde al profilo del maggiore interessato al passaggio ai servizi di mobilità in sostituzione dell’auto in proprietà.