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Categoria: Numeri

Real estate, più dinamiche le compravendite degli affitti. Ma non a Milano 

Nel secondo trimestre del 2024, il mercato delle compravendite di abitazioni ha mostrato una lieve ripresa rispetto al periodo precedente. Secondo i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle Entrate, sono state vendute circa 186 mila abitazioni, con un incremento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2023. Questo dato segna un’inversione rispetto al calo del 7,2% registrato nel trimestre precedente.

Però, non tutte le città hanno beneficiato di questa ripresa: a Milano le compravendite sono diminuite del 7,3% e a Firenze dell’8,15%. Al contrario, Roma e Genova hanno mostrato un trend positivo, con un aumento rispettivamente del 3,4% e del 3,9%.

“Movimento” nelle aree del Nord e del Centro

L’aumento delle compravendite è stato più evidente nelle aree del Nord e del Centro Italia, dove i comuni minori hanno trainato la crescita con un aumento dell’1,6%. Al contrario, nelle città capoluogo la variazione è stata molto più contenuta, con un modesto +0,2%. I dati indicano che le abitazioni di piccole dimensioni, inferiori a 50 metri quadri, e quelle molto grandi, oltre i 115 metri quadri, sono state le più richieste, entrambe con una crescita di circa il 2%.

Mutui ipotecari in crescita

Un altro dato significativo riguarda l’utilizzo dei mutui ipotecari. Più del 40% degli acquirenti ha ricorso a un finanziamento per l’acquisto della propria casa, un aumento rispetto al trimestre precedente. Questo trend conferma una maggiore propensione degli acquirenti a utilizzare strumenti di credito per finanziare l’acquisto immobiliare.

Dinamiche delle principali città italiane

L’analisi delle otto principali città italiane mostra variazioni annuali leggermente negative, con risultati diversificati a seconda delle località. Se da un lato Roma e Genova registrano aumenti degli scambi, con tassi superiori al 3%, dall’altro Milano e Firenze segnano flessioni significative, superiori al 7%. Le diminuzioni sono state più contenute a Bologna e Torino, dove il calo delle compravendite è stato meno marcato.

Mercato delle locazioni in calo

Nel mercato delle locazioni, invece, si è verificata una diminuzione del 2,7% dei contratti di affitto registrati nel secondo trimestre del 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, si evidenzia un aumento dei contratti transitori (+1,3%) e di quelli agevolati per studenti, con una crescita del 4,5% per le abitazioni locate interamente e un significativo +25,7% per le locazioni parziali. Complessivamente, i canoni di locazione hanno raggiunto oltre 1,3 miliardi di euro.

Parchi divertimento italiani, il 2023 si è chiuso con numeri da record

Tutti “pazzi” per i parchi divertimento. Il 2023 si è infatti rivelato un anno eccezionale per le strutture italiane dell’entertainment. L’ultimo Rapporto SIAE conferma un deciso miglioramento del settore, composto da circa 250 strutture tra parchi a tema, faunistici, acquatici e avventura. Questi parchi sono rappresentati dall’Associazione Parchi Permanenti Italiani, aderente a Federturismo Confindustria.

Dopo il drastico calo durante la pandemia, il comparto ha visto una ripresa significativa già nel 2021, intensificata nel 2022, fino a superare nel 2023 i livelli del 2019. Questo dimostra un aumento reale dell’interesse e della propensione all’acquisto dei consumatori nei confronti dell’offerta di intrattenimento dei parchi.

Il numero di biglietti venduti è cresciuto dell’11%

Tutti i principali indicatori monitorati da SIAE sono in crescita: il fatturato dalla vendita di biglietti è aumentato dell’11% rispetto al 2022, raggiungendo circa 348 milioni di euro. Le presenze hanno segnato un incremento del 6,39%, con 19.644.126 ospiti. Particolarmente significativa è la crescita della spesa media per ospite, che si attesta a +4,2% rispetto al 2022 e a uno straordinario +30% rispetto al 2019. Questo dato riflette solo in parte l’andamento dei prezzi, cresciuti in media del 5%, e indica una scelta vincente di contenere gli aumenti al di sotto dell’inflazione.

I driver dell’exploit

Uno dei driver fondamentali della crescita è l’aumento dell’offerta, misurato in giorni di apertura, cresciuti del 14% rispetto al 2022 e del 20% rispetto al 2019. Emblematico è il caso dei parchi a tema, che hanno presidiato con successo periodi come l’autunno, le festività natalizie e, più di recente, il Carnevale, moltiplicando le giornate di attività. Anche i parchi acquatici, in alcuni casi, riescono a superare i canonici tre mesi estivi puntando su spettacoli, tematizzazione e servizi aggiuntivi, con particolare riferimento al benessere.

Il ruolo di investimenti e innovazioni

Maurizio Crisanti, segretario nazionale dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani, afferma: “I dati fotografano un comparto particolarmente reattivo, composto da aziende che hanno scelto di investire nonostante la crisi di liquidità dovuta alle chiusure del biennio 2020/2021. Attrazioni innovative, servizi aggiuntivi e nuovi parchi hanno contribuito a mantenere e incrementare il flusso di visitatori, dimostrando una propensione del pubblico a spendere di più per esperienze di qualità. Questo trend è destinato a proseguire nel triennio 2024/2027, con 450 milioni di euro già stanziati per mantenere alta l’offerta e renderla competitiva anche per la clientela straniera.”

Impatto economico per area geografica 

Il legame tra parchi divertimento e turismo è particolarmente evidente dal Report SIAE: il 64% delle visite si concentra nei mesi estivi, con agosto che rappresenta da solo il 27% del totale. I parchi più grandi, come Leolandia, Caribe Bay, Gardaland e Mirabilandia, sono ormai destinazioni turistiche con un impatto economico significativo sui territori locali. Alcuni parchi attraggono oltre il 50% dei visitatori dall’estero.

In termini di distribuzione geografica, il Nord Italia domina il mercato, con il Veneto che registra un quarto delle presenze e oltre 143 milioni di euro di incassi. Seguono Emilia Romagna e Lombardia, con performance rilevanti anche nel centro Italia, in particolare nel Lazio.

Un settore fondamentale per l’economia locale

Il comparto dei parchi divertimento si conferma fondamentale per l’economia locale, l’occupazione e l’indotto. Impiega maestranze e concentra investimenti anche nei periodi di bassa stagione. Dopo i 15 milioni di euro investiti nel 2023, la stima per il 2024 è di 16,5 milioni, destinati a spettacoli autoprodotti o affidati a società esterne, con numerosi festival e concerti che si svolgono periodicamente nei parchi.

Cala il credito alle imprese: -7,5% nel I trimestre 2024

Emerge dai dati dell’Osservatorio sulle Imprese realizzato da CRIF: nel I trimestre dell’anno non si sono ancora resi evidenti gli effetti del primo taglio da parte della Banca Centrale Europea ai tassi di interesse, che accompagnati dall’incertezza economica globale e nazionale, non favoriscono il credito alle imprese italiane.

Nonostante il taglio di 25 punti base i trend continuano infatti a scontare il permanere di tassi di interesse su livelli elevati.
I primi segnali di riduzione si sono osservati solo a giugno 2024, mentre nei primi 3 mesi dell’anno i finanziamenti erogati alle imprese italiane sono calati del 7,5%.

Finanziamenti a Ditte individuali: -8,9%

“La recente decisione da parte della BCE in termini di politica monetaria è tra i primi segnali di una possibile inversione positiva per il credito alle imprese dei prossimi mesi – commenta Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings -. Tuttavia, i tassi di interesse rimangono elevati e le imprese italiane continuano a essere esposte all’incertezza economica e dei mercati finanziari a livello globale”. 

Sul fronte del credito erogato, il trend negativo del numero di finanziamenti è meno evidente per le Società di capitali, che segnano il calo minore (-5,9%).
In calo anche gli importi erogati, seppur con intensità meno marcata. A calare su questo fronte sono principalmente le Ditte individuali (-8,9%), seguite dalle Società di persone (-6,6%), mentre le Società di Capitali registrano anche sugli importi il calo minore (-3,6%).

Società di capitali: Commercio autoveicoli +15,8%

Analizzando le Società di capitali per settore nel primo trimestre 2024 emerge una crescita rilevante degli importi erogati nel Commercio di autoveicoli (+15,8%) e Trasporti e Logistica (+7,6%), in controtendenza rispetto alla media. 

Tra i settori che potrebbero essere definiti come ‘stabili’, si evidenziano Turismo e tempo libero, e Commercio al dettaglio (rispettivamente +0,1% e -0,1%). Mentre, tra i settori maggiormente in calo rispetto alla media delle Società di Capitali, il settore delle Costruzioni registra un -9,3%, che rappresenta una quota di oltre il 10% del totale importo finanziato alle imprese nel primo trimestre dell’anno.

La rischiosità del credito torna a livelli pre-pandemia

Il tasso di default medio delle Società di capitali, che a fine 2023 si era attestato al 2,6%, è stimato salire al 3,3% a fine 2024.
Questa crescita conferma un progressivo ritorno della rischiosità sui livelli pre-pandemia (circa 4%).
I settori per cui CRIF Ratings prevede il maggior incremento dei tassi di default delle Società di capitali sono Turismo e tempo libero, Trasporti e Logistica, Commercio al dettaglio, Costruzioni e Commercio di autoveicoli.

Già alla fine 2023, gli stessi comparti avevano registrato una rischiosità elevata superiore al 3%: Turismo e tempo libero 3,9%, Trasporti e Logistica 3,6%, Commercio al dettaglio 3,3%, Costruzioni 3,2% e Commercio di autoveicoli 3,1%.
I settori più resilienti si confermano invece la Consulenza (1,8%) e il Farmaceutico (2,1%).

Italia tra divari e resilienza, caro vita e benessere finanziario

L’ultima edizione dell’Annual WIN World Survey, realizzata da WIN – Worldwide Independent Network, ha monitorato l’evoluzione del benessere finanziario in 39 Paesi del mondo, tra cui l’Italia. BVA Doxa ha condotto la ricerca nel nostro paese.

Dalla ricerca emerge che il caro vita colpisce di più chi non può permetterselo. Ma nonostante l’aumento del costo della vita, a livello globale si registra un incremento del 3% di individui che dichiarano di ‘vivere in maniera agiata’ rispetto allo scorso anno. 
La Svezia è al primo posto, con il 56% dei cittadini che afferma di vivere in una situazione finanziaria confortevole.

Il livello di istruzione è proporzionale al benessere?

In questo contesto, l’istruzione è un fattore determinante. Il 54% di coloro che non hanno istruzione, o hanno frequentato solo la scuola elementare, dichiara di avere difficoltà economiche, mentre coloro che hanno conseguito un Master o un dottorato di ricerca lamentano difficoltà finanziarie in misura inferiore (26%).

Meno di un italiano su 4 (23%) dichiara di avere una situazione finanziaria che gli permette di vivere comodamente. Tale quota appare ancora più contenuta analizzando le risposte delle donne (19%) e dei giovani di 18-24 anni (14%), mentre si alza leggermente fra i residenti nelle regioni del Nord-Ovest (27%).

Gli italiani tagliano le spese

Per contro, coloro che dichiarano di far fatica ad arrivare a fine mese sono quasi un terzo degli intervistati italiani ( 32%) e diventano il 35% fra le donne, il 40% nella fascia d’età 45-54 (probabilmente a causa dei figli a carico nella fase più costosa dell’istruzione superiore), e nelle regioni dell’area Sud e Isole. Qui, la quota è pari al 39%, quasi il doppio rispetto al 22% del Nord-Ovest.

Il rimanente 45% del campione si trova in una situazione intermedia, in cui né vive comodamente né fatica ad arrivare a fine mese.
Quasi la metà degli italiani (48%) afferma di aver ridotto alcune spese nel corso degli ultimi mesi, a cui si aggiunge un 23% che sta seriamente pensando di farlo nei prossimi mesi.

La fascia d’età più in difficoltà è fra 45-54 anni

Sono dunque meno di 3 italiani su 10 (29%) coloro che non hanno cambiato, né prevedono di cambiare, le proprie abitudini di spesa per far fronte al periodo di crisi economica e inflazione che stiamo vivendo.

Questa quota di ‘agiati’ è più alta (37%) fra gli over 64, probabilmente per il fatto di non avere più figli a carico e avere meno spese, e al Nord-Ovest (34%), mentre si conferma la situazione più critica nella fascia d’età 45-54 anni, dove solo il 23% non ha cambiato o cambierà le abitudini di spesa, e nelle regioni dell’area Sud e Isole (24%).

Conto corrente bancario, quanto mi costi?

Quanto costano i conti correnti agli italiani? La risposta arriva dall’analisi condotta da Altroconsumom che ha rivelato un aumento significativo nei costi dei conti correnti per diverse fasce di popolazione nel periodo tra gennaio 2023 e marzo 2024. Questo studio ha esaminato 297 conti correnti, confrontando gli Indicatori di Costo Complessivo (Icc) al fine di comprendere le variazioni medie nei costi, sia per operazioni in filiale che online.

Aumenti del 30% per gli under 35

Tra i risultati più rilevanti, si evidenzia un aumento del 30% nei costi per gli under 35, con una spesa media annua di 95 euro. Questo segna un cambiamento di rotta rispetto al passato, con politiche a loro favore che sembrano giunte alla fine, soprattutto dopo l’interruzione dell’offerta a zero euro da parte di Intesa Sanpaolo. Tuttavia, Isybank, la banca digitale del gruppo Intesa, ha recentemente lanciato una promozione che elimina i costi del piano Isyprime per gli under 35.

Conti salati anche per famiglie e pensionati

Anche le famiglie e i pensionati hanno subito aumenti nei costi dei conti correnti: rispettivamente del 9% e del 6%. Le banche, nel frattempo, mantengono invariata la remunerazione dei risparmi sui conti, mentre i tassi di interesse attivi sono azzerati e quelli passivi raggiungono percentuali a due cifre (il 18%), facendo sì che le banche applichino tariffe elevate per i conti in rosso.

Come valutare la convenienza delle varie soluzioni

Altroconsumo offre uno strumento chiamato “Riepilogo annuale delle spese”, che consente ai correntisti di valutare la convenienza del proprio conto corrente, tenendo conto di tutte le spese sostenute durante l’anno, compresi costi fissi, variabili e prelievo fiscale. Inoltre, il servizio online di Altroconsumo aiuta i correntisti a individuare i conti correnti più convenienti sul mercato.

La classifica dei conti più vantaggiosi

Analizzando i conti correnti tradizionali, si osserva che il migliore per gli under 35 è il Conto Bancoposta Opzione Start Giovani di Poste Italiane, mentre tra i conti online spicca il Conto BBVA di BBVA. Per le famiglie, il Conto Mps Mio – Plus di Monte dei Paschi di Siena risulta il più conveniente tra i conti tradizionali, mentre il Conto BBVA di BBVA primeggia tra i conti online.

Per i pensionati, il Conto MPS Mio – Plus di Monte dei Paschi di Siena risulta il migliore tra i conti tradizionali, mentre il Conto BBVA di BBVA è il più vantaggioso tra quelli online.

Crescono i prezzi delle banche online

Complessivamente, si osserva un aumento dei costi medi generali per i conti online, mentre alcuni conti tradizionali mantengono prezzi competitivi, evidenziando una tendenza al rialzo dei costi dei conti correnti nell’ultimo anno.

Olimpiadi invernali e Giubileo, perchè sono due occasioni eccezionali per l’Italia?

I grandi eventi si confermano dei volani eccezionali per effettuare un viaggio. E, in questo ambito, il trend registra una crescita significativa. La spesa turistica durante il Giubileo e le Olimpiadi invernali mostra un deciso aumento, rispettivamente del 81% e del 36%.

A questo proposito, durante la 3° Giornata Nazionale del Turismo, Roma ha recentemente ospitato un convegno su tali tematiche organizzato da Unioncamere e Isnart. Nel 2023, l’Italia ha registrato 852 milioni di presenze turistiche, con i Millennial (28-42 anni) che rappresentano il 41% della domanda. Le destinazioni più visitate sono state le Città d’Arte e Cultura, il Mare e la Montagna.

Aumenta l’appeal di turismo culturale, enogastronomia ed eventi

L’analisi delle motivazioni di viaggio mostra un aumento del turismo culturale, dell’enogastronomia e degli eventi, che ora attraggono il 6,5% dei turisti, soprattutto quelli alto spendenti. Le previsioni per il Giubileo e le Olimpiadi invernali del 2026 confermano questa tendenza. Per il Giubileo si prevedono 35 milioni di arrivi, generando 105 milioni di presenze e una spesa di 16,7 miliardi di euro.

Per le Olimpiadi di Milano-Cortina si attendono 513 mila arrivi, con un aumento del 34% rispetto al 2023, e una spesa di 281 milioni di euro. Tuttavia, esiste un rischio di overbooking per entrambi gli eventi, soprattutto per il Giubileo. 

Le valutazioni espresse dai turisti

Isnart ha condotto un’analisi delle percezioni dei turisti su Roma e Milano, evidenziando priorità di intervento legate a inquinamento, sicurezza e qualità dei servizi. La Capitale conserva il suo punto di forza di straordinario attrattore culturale complessivo (95%) e nei confronti del turismo internazionale. La “destinazione integrata” Milano-Cortina, insieme ai comuni di Anterselva, Assago, Bormio, Livigno, Predazzo, Rho, Tesero e Verona, esprime anch’essa livelli di attrattività complessiva estremamente elevati (95%), con alti livelli di apprezzamento relativi alla tutela e valorizzazione di beni e attività culturali. 

Overbooking e carenza di personale i maggiori rischi

In questo contesto, però, ci sono delle sfide da affrontare. Unioncamere sottolinea la necessità di affrontare il rischio di overbooking e la carenza di personale qualificato. È un momento cruciale per investire nell’ottimizzazione delle soluzioni turistiche, nella sostenibilità e nella digitalizzazione.

Isnart conferma il ruolo cruciale dell’industria turistica nell’economia italiana, avendo dimostrato una notevole capacità di reazione allo shock della pandemia. Un settore che ha svolto anche un significativo ruolo di tenuta sociale, sostenendo la crescita dell’occupazione femminile (+1,8% le imprese guidate da donne nel 2023) e quella delle imprese a titolarità estera (+62,4% le aziende aperte da stranieri), fasce tradizionalmente più svantaggiate nell’accesso al mercato del lavoro. 

Per concludere

In conclusione, l’industria turistica italiana si prepara ad affrontare due eventi di portata mondiale, cercando di massimizzare i benefici economici e sociali, nonché di superare le sfide legate alla capacità ricettiva e alla qualità dei servizi offerti.

Intelligenza artificiale: perchè in Italia la utilizza meno del 10% delle imprese?

“Le imprese hanno capito che l’Intelligenza artificiale è uno strumento imprescindibile per la competitività, ma le aziende che si sono già attrezzate sono ancora poche”. Lo afferma il presidente di Unioncamere, Andrea Prete 
Secondo i dati emersi da Selfi 4.0, i 40mila test di autodiagnosi della maturità digitale realizzati attraverso i Punti impresa digitale delle Camere di commercio, a oggi meno del 10% di aziende in Italia utilizza l’AI. E il 15% intende investire in questa tecnologia nei prossimi tre anni.

Nonostante il trend di progressiva acquisizione delle tecnologie 4.0 all’interno dei processi aziendali, resta il problema delle competenze dei lavoratori. Richieste lo scorso anno a più di 6 assunti su 10 e considerate difficili da trovare nel 45,6% dei casi.
In ogni caso, nel prossimo triennio il sistema produttivo nazionale compirà un ulteriore passo in avanti sul fronte della digitalizzazione.

Quali competenze sono più richieste?

Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, ai 3,5 milioni di figure professionali ricercate nel 2023 dalle imprese dell’industria e dei servizi (63,4% del totale) è stato richiesto il possesso di capacità di utilizzare le tecnologie Internet.

A 2,8 milioni di profili invece erano richieste competenze specifiche sull’utilizzo di linguaggi e metodi matematici e informatici (50,6%). Oltre 2 milioni di assunzioni (37,1%) erano invece destinate a figure professionali in possesso di competenze di gestione di soluzioni innovative per l’applicazione ai processi aziendali di tecnologie digitali (robotiche, big analytics, IoT ecc).
E sono 1,8 milioni i profili professionali cui le imprese hanno richiesto, con importanza elevata, il possesso di almeno una delle tre competenze digitali sopra descritte.

I profili vacanti superano il 45%

La difficoltà di reperimento supera sempre il 45% per tutte e tre le tipologie di competenza digitale richiesta. 
Nel complesso, sono quasi un terzo del totale (32,1%) i profili professionali per i quali le competenze digitali sono considerate strategiche dalle imprese.

In generale, sono le professioni più qualificate quelle alle quali si richiedono maggiori competenze digitali e di un livello più avanzato.
A partire dai dirigenti, ai quali la capacità di utilizzare le tecnologie Internet è ricercata per il 96,6% delle entrate programmate, l’utilizzo di linguaggi e metodi matematici per il 94,8% e la gestione di processi innovativi per il 66,6%. 
La capacità di utilizzo delle tecnologie Internet è comunque richiesta anche a più delle metà delle professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi, agli operai specializzati e ai conduttori di impianti e operai di macchinari fissi e mobili.

Ingegneri elettrotecnici e dell’informazione i più difficili da reperire

Quasi il 40% delle professioni non qualificate, inoltre, deve essere in possesso della medesima competenza.
In ogni caso, ingegneri elettrotecnici e ingegneri dell’informazione sono i due profili più difficili da reperire quando si richiedono competenze nell’utilizzo di Internet e di linguaggi e metodi matematici e informatici.

Quanto alla capacità di gestire soluzioni innovative con le tecnologie 4.0, spiccano per difficoltà di reperimento ed elevato grado di importanza della competenza anche i tecnici delle costruzioni civili, gli elettrotecnici, i tecnici gestori di reti e di sistemi telematici.

Milano, Monza Brianza e Lodi: positivi i dati congiunturali di fine anno

I dati sulla congiuntura dell’industria relativi al quarto trimestre 2023, elaborati dal Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, offrono una panoramica sulla situazione economica dell’area lombarda. Secondo l’analisi tendenziale, l’area metropolitana milanese ha registrato una leggera crescita del 0,4% nella produzione, superando il dato lombardo che ha segnato un calo dello 0,8% nell’arco di un anno. Considerando il fatturato, si nota un aumento del 1,6% a livello locale, in contrasto con una diminuzione del 0,4% a livello regionale rispetto al quarto trimestre 2022.

Milano

Per quanto riguarda il portafoglio ordini, la situazione è relativamente stabile rispetto al quarto trimestre dell’anno precedente, con una lieve diminuzione dello 0,1%, con la performance milanese migliore rispetto alla manifattura lombarda che ha registrato un calo del 1,2%. I mercati esteri milanesi hanno visto un leggero aumento del 0,4%, mentre la componente interna ha subito una riduzione del 0,5%.

Complessivamente, nel quarto trimestre 2023, a Milano si assiste a un lieve miglioramento congiunturale rispetto al trimestre precedente per la produzione industriale e il fatturato, con incrementi rispettivamente del 0,4% e del 0,5% in termini destagionalizzati. Questi dati sono simili a quelli lombardi per la produzione, ma il fatturato locale supera quello regionale.

Nel dettaglio, per gli ordini interni si registra una leggera diminuzione congiunturale, con una contrazione più marcata nell’industria milanese rispetto alla manifattura lombarda, rispettivamente -0,5% e +0,1% destagionalizzato. Per gli ordini esteri, la performance milanese mostra un lieve miglioramento rispetto al dato lombardo, con un aumento del 0,4% contro una diminuzione dello 0,1% destagionalizzato.

Monza e Brianza

Per Monza e Brianza, la capacità produttiva ha registrato una leggera diminuzione del 0,6% rispetto al quarto trimestre 2022, in miglioramento rispetto al dato lombardo che ha segnato un calo dell’0,8%. Per il fatturato, la diminuzione del 0,3% è in linea con il dato lombardo (-0,4%), mentre il portafoglio ordini mostra una riduzione leggermente migliorativa rispetto alla media lombarda (-0,7% contro -1,2%).

Dal punto di vista congiunturale nel quarto trimestre 2023, Monza e Brianza hanno registrato un leggero calo della produzione industriale destagionalizzato (-0,4%), ma con un aumento del fatturato destagionalizzato del 0,4%, e una diminuzione delle commesse esterne destagionalizzate dell’0,8%, insieme a una diminuzione del 0,5% delle commesse interne.

Lodi

A Lodi, nel quarto trimestre 2023 la produzione ha mostrato una tenuta con un aumento del 0,2% rispetto all’anno precedente, risultato migliore del dato lombardo (-0,8%). Il fatturato ha registrato un notevole recupero del 6,2% rispetto al quarto trimestre 2022, superando ampiamente il dato regionale (-0,4%). Gli ordini sono cresciuti del 6,2% in un anno, mentre il dato lombardo ha segnato un calo del 1,2%.

Dal punto di vista congiunturale, nel quarto trimestre 2023 a Lodi si è registrato un aumento della produzione industriale del 1% destagionalizzato, accompagnato da un incremento del fatturato destagionalizzato del 2,3%, e da un aumento delle commesse interne destagionalizzate del 3,1% e delle commesse esterne destagionalizzate dell’0,8%.

La digitalizzazione crea nuove professioni tecnologiche nell’industria

Quasi la metà delle aziende industriali (45%) ritiene che nei prossimi tre anni la digitalizzazione sarà lo stimolo principale per la creazione di nuovi profili professionali nell’ambito delle tecnologie operative (OT). Emerge dalla ricerca di Schneider Electric, che al contempo evidenzia la portata globale della ‘crisi dei talenti’ in ambito industriale.

Trovare le professionalità richieste è una sfida rilevante per oltre la metà degli intervistati (52%). Qual è, allora, la soluzione?
Secondo la ricerca, il 70% del campione ritiene che la digitalizzazione, oltre a creare posti di lavoro, aiuterà anche ad affrontare la carenza di personale qualificato. Ma mentre impazza la crisi dei talenti, gli ambienti di lavoro industriali stanno cambiando rapidamente

Sostenibilità e tecnologie evolute sono sempre più rilevanti

Se, oltre ad aumentare produttività ed efficienza, gli strumenti digitali possono rivelarsi utili anche per affrontare la sfida della mancanza di talenti, obiettivi di sostenibilità e tecnologie evolute come l’Intelligenza artificiale e i digital twin stanno diventando fattori sempre più rilevanti per la forza lavoro.

Inoltre, dalla ricerca emerge che la crescente esigenza di raggiungere obiettivi di sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale renderà necessario ampliare le competenze delle figure professionali a oggi all’opera negli impianti. Questo, è vero rispettivamente per il 45% e 47% del campione.

Il futuro del lavoro nei ruoli operativi

Secondo i dati dello studio, oltre la metà degli intervistati (52%) considera l’acquisizione di talenti e la capacità di trattenerli in azienda un problema che si può superare. Inoltre, tre su cinque (60%) ritengono che i ruoli OT cambieranno nei prossimi tre anni, moderatamente per il 41% del campione, oppure significativamente per il 19%.

Sempre nei prossimi tre anni, la grande maggioranza (73%) ritiene poi che la digitalizzazione cambierà in modo sostanziale la natura del lavoro. E il 31% ritiene che i profili professionali maggiormente rafforzati o ampliati a causa della digitalizzazione saranno quelli legati al controllo di qualità.

Priorità agli investimenti nell’area dati

Nel prossimo triennio saranno necessarie nuove competenze in aree come programmazione e integrazione robotica, settore in cui il 49% del campione sostiene di non avere sufficienti competenze, e in aree come l’elaborazione, visualizzazione e analisi dei dati, nelle quali il 30% non si ritiene competente.
In generale, le aziende interpellate affermano di dare priorità agli investimenti nell’area dati. Programmazione e integrazione robotica sono infatti indicate come priorità di livello medio da quasi la metà del campione.

 “Ottimizzare le figure professionali di area operative e ampliarne le competenze è una vera opportunità per queste aziende – commenta Ali Haj Fraj, Senior Vice President, Digital Factory, Industrial Automation di Schneider Electric -. Riducendo il tempo che devono dedicare a compiti ‘amministrativi’ e aiutando le persone a esprimere meglio tutto il loro potenziale possiamo risolvere molti dei problemi attuali e aiutare a creare un futuro più sostenibile”. 

Come sarà il 2024 secondo le PMI europee?

Nel corso del 2023, la stragrande maggioranza delle PMI europee ha superato le aspettative, con il 71% degli intervistati che ha dichiarato prestazioni aziendali migliori o molto migliori rispetto alle previsioni. In Italia, il 63% degli intervistati ha riferito di risultati superiori alle aspettative per il 2023, mentre la percentuale è del 68% in Francia, del 78% in Germania e del 75% in Spagna. Lo rivela il primo rapporto sullo stato delle piccole e medie imprese (PMI) europee nel 2023 realizzato da Qonto, azienda leader nella gestione finanziaria aziendale in Europa, con la società di ricerca di mercato Appinio. Il sondaggio ha coinvolto 2.000 dirigenti aziendali e responsabili finanziari in Francia, Germania, Italia e Spagna.

Inflazione e situazione geopolitica i problemi che ostacolano la crescita 

Tuttavia, nonostante il successo complessivo, il contesto macroeconomico presenta ancora incertezze, principalmente legate all’inflazione e agli eventi geopolitici. Nel 2024, le PMI europee concentreranno la loro attenzione sullo sviluppo tecnologico e sull’acquisizione di nuovi clienti come priorità principali. L’inflazione è stata identificata come la principale sfida alla crescita, seguita dalla mancanza di domanda e dagli eventi geopolitici.
Le PMI tedesche sono state particolarmente colpite, con il 68% che cita l’inflazione come ostacolo principale. In Italia e Francia, almeno il 50% delle aziende individua l’inflazione come una sfida. Oltre all’inflazione, il 57% delle PMI ha identificato la mancanza di richiesta come una delle principali sfide, mentre quasi un terzo ha menzionato eventi geopolitici. 

Le criticità a livello locale

Le specificità locali includono la preoccupazione per la concorrenza in Italia (38%) e in Francia (28%), mentre la mancata digitalizzazione è ancora rilevante in Italia (15%) e in Germania (16%). In Germania, la carenza di talenti è stata identificata dal 42% come uno dei principali ostacoli, rispetto al 6% in Spagna. La mancanza di finanziamenti è stata un problema significativo in Spagna, con il 39% degli intervistati che la considera una sfida.

Nonostante le sfide, però, l’ottimismo per il 2024 è elevato, con l’85% degli intervistati italiani che si dichiara positivo sulla crescita dei ricavi. La maggior parte delle PMI prevede di investire in tecnologia e digitalizzazione nel 2024, con un particolare focus su nuove soluzioni digitali in Germania e Italia.

Interesse per le nuove tecnologie e la sostenibilità

Le PMI europee mostrano un forte interesse verso l’adozione di nuove tecnologie come intelligenza artificiale (AI), fintech e Internet delle cose (IoT). Tuttavia, vi è un’incertezza maggiore nei confronti di tecnologie come criptovalute, realtà virtuale (VR) e metaverso.

Riguardo alla sostenibilità, il 52% delle PMI ha dichiarato di lavorare attivamente per ridurre l’impatto ambientale, mentre l’imprenditorialità è considerata un’opzione di carriera attraente per i decision maker europei, con l’86% degli intervistati italiani interessato a lanciare la propria attività.