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Autore: Dorothy Gonzaletti

Trustpilot, nel 2020 eliminate oltre 2 milioni di recensioni false

Nel 2020 sono oltre due milioni le recensioni false intercettate da Trustpilot a livello globale. Nel primo Report sulla trasparenza pubblicato dal sito web danese che ospita le recensioni delle aziende in tutto il mondo, emerge infatti che l’anno passato le recensioni false intercettate e rimosse sono state esattamente 2.209.230. Di queste, oltre 1,5 milioni, precisamente 1.549.683, sono state eliminate automaticamente, utilizzando un software di rilevamento delle frodi, e poco più di 600 mila (659.547) sono state rimosse manualmente.

Nell’anno del Covid aumentate del +25% le recensioni a livello globale

“L’attività sulla piattaforma di Trustpilot è cresciuta molto nel 2020, confermando un aumento del +25% delle recensioni a livello globale – commenta all’Adnkronos Claudio Ciccarelli, Country Manager di Trustpilot in Italia -. Proprio nell’anno in cui ci si è visti costretti a prendere le distanze dagli altri, e in cui la fiducia in buona parte delle istituzioni è venuta a mancare, i dati messi a disposizione dal Transparency Report mostrano quanto sia importante tornare a riporre fiducia nelle persone”.

“Le recensioni false e la disinformazione sono i nostri nemici”

“La popolarità delle recensioni ha dato ai consumatori la fiducia per comprare di più online da un numero maggiore di aziende di ogni sorta e dimensione – aggiunge Peter Mühlman, fondatore e Ceo di Trustpilot -. Le recensioni false e la disinformazione sono i nostri nemici, e noi continuiamo a fare tutto il possibile per evitare che i consumatori vengano ingannati. La fiducia – continua Peter Mühlman – non è solo una parte del nostro nome, è il cuore di tutto ciò che facciamo. Per avere successo nella nostra attività, il nostro modo di lavorare deve essere sempre più aperto e trasparente”.

Emessi 38.957 avvertimenti alle aziende che non rispettano le linee guida

Di fatto Trustpilot individua e rimuove proattivamente le recensioni false o nocive, che nel 2020 sono arrivate a coprire il 5,7% del totale delle recensioni pubblicate sulla piattaforma. Ovviamente Trustpilot applica le proprie linee guida a tutte le aziende e gli autori delle recensioni. E secondo il Transparency Report nel corso del 2020, in totale sono stati emessi 38.957 avvertimenti alle aziende, e sono state inviate 1.030 lettere di diffida formali. Inoltre la piattaforma ha postato sui profili ritenuti in grave violazione delle linee guida 522 avvertimenti pubblici rivolti ai consumatori, e ha rescisso i contratti di 122 aziende.

Bullismo e cyberbullismo, l’opinione dei ragazzi nell’anno del Covid

Dopo droga e violenza sessuale bullismo e cyberbullismo rimangono una delle minacce più temute dagli adolescenti. Ragazzi e ragazze non si sentono al sicuro sul web, e dopo il cyberbullismo, è il revenge porn a fare più paura, soprattutto tra le ragazze. Nell’anno del Covid-19 poi i giovani esprimono tutta la sofferenza per il senso di solitudine, e questa solitudine rischia di esporli maggiormente alle minacce del web. L’Osservatorio Indifesa, realizzato nel corso del 2020, riporta una fotografia della realtà raccontata direttamente dai ragazzi, attraverso le risposte di 6.000 adolescenti di età compresa fra i 13 e i 23 anni provenienti da tutta Italia.

Numeri preoccupanti

Dai dati dell’Osservatorio a preoccupare sono i numeri di quella che sembra essere un’esperienza di sofferenza quotidiana per troppi giovani. Il 68% di loro dichiara di aver assistito a episodi di bullismo o cyberbullismo, mentre ne è vittima diretta il 61%. Ragazzi e ragazze esprimono disagio e sofferenza per episodi di violenza psicologica subita da parte di coetanei (42,23%), in particolare, il 44,57% delle ragazze segnala il forte disagio provato dal ricevere online commenti non graditi di carattere sessuale. Dall’altro lato, l’8,02% delle ragazze ammette di aver compiuto atti di bullismo, o cyberbullismo, percentuale che cresce fino al 14,76% tra i ragazzi.

I ragazzi della GenZ conoscono bene la pericolosità del web

Tra i partecipanti alla rilevazione 6 su 10 dichiarano di non sentirsi al sicuro online. Sono le ragazze ad avere più paura, soprattutto sui social media e sulle app per incontri: lo conferma il 61,36% di loro. Tra i rischi maggiori sia i maschi sia le femmine pongono al primo posto il cyberbullismo (66,34%), a seguire per i ragazzi spaventa di più la perdita della propria privacy (49,32%), il revenge porn (41,63%), il rischio di adescamento da parte di malintenzionati (39,20%), lo stalking (36,56%) e le molestie online (33,78%). Dopo il cyberbullismo, l’incubo maggiore per le ragazze è il revenge porn (52,16%), insieme al rischio di subire molestie online (51,24%), l’adescamento da parte di malintenzionati (49,03%) e la perdita della propria privacy (44,73%).

Il Covid-19 aumenta il senso di solitudine

“I dati dell’Osservatorio Indifesa 2020 destano allarme e ci dicono come gli effetti della pandemia e i drastici cambiamenti che questi hanno portato nella vita dei ragazzi siano già oggi drammatici – afferma Paolo Ferrara Direttore Generale di Terre des Hommes -. L’isolamento sociale, la didattica a distanza e la perdita della socialità stanno provocando una profonda solitudine e demotivazione, ma anche ansia, rabbia e paura”. Pesanti infatti sono le conseguenze del Covid-19 e delle misure di isolamento e distanziamento sociale per i ragazzi italiani: il 93% degli adolescenti ha affermato di sentirsi solo, con un aumento del 10% rispetto alla rilevazione precedente. Un aumento ancora più significativo se si pensa che la percentuale di chi ha indicato di provare solitudine “molto spesso” è passata dal 33% a un drammatico 48%.

Il mercato dei mutui nel 2020, +2,8% di richieste

Nel 2020 il mercato dei mutui immobiliari registra una crescita delle richieste del +2,8%. Una crescita spinta dal boom delle surroghe e da tassi di interesse estremamente appetibili, che hanno stimolato le famiglie a rinegoziare anche i contratti stipulati di recente. È quanto emerge dal Barometro di CRIF, ovvero l’analisi sul patrimonio informativo di EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF.

“Il risultato conferma la solidità del comparto, nonostante l’andamento negativo del credito alle famiglie nel suo complesso – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF – fortemente condizionato dall’emergenza pandemica e dalle restrizioni fisiche imposte con i lockdown”.

Soluzioni in grado di pesare il meno possibile sul bilancio familiare

Nel complesso, l’importo dei mutui richiesti negli ultimi anni è costantemente cresciuto, facendo segnare nel 2020 il picco degli ultimi 10 anni. Segnali incoraggianti per il comparto arrivano anche dall’andamento dell’importo medio richiesto, che seppur condizionato dall’elevata incidenza dei mutui di sostituzione, si è attestato a 133.577 euro, in crescita del +2,0% rispetto all’anno precedente, quando era fermo a 130.976 euro. Quanto agli importi, quasi i 3/4 delle richieste presenta un’entità sotto i 150.000 euro, a conferma della propensione delle famiglie a orientarsi verso soluzioni in grado di pesare il meno possibile sul bilancio familiare.

Distribuzione per fascia di importo, durata ed età

La distribuzione per fasce di importo nel 2020 è rimasta pressoché stabile rispetto all’anno precedente, con una lieve contrazione delle richieste nella classe inferiore ai 75.000 euro (22,6% contro il 24% del 2019), compensata da una equivalente crescita nella classe tra 150.000 e 300.000 euro. Anche la durata delle richieste conferma la propensione delle famiglie a spalmare il piano di rimborso su un arco temporale di lungo periodo: nel 2020, infatti, oltre il 76% delle richieste di mutuo si è caratterizzato per una durata superiore ai 15 anni. Per quanto riguarda la distribuzione delle interrogazioni in relazione all’età del richiedente emerge uno scenario in linea con quello dell’anno precedente, con al primo posto la fascia compresa tra i 35 e i 44 anni (33,8% del totale).

Nel 2021 un progressivo recupero delle richieste

Sulla base di un’analisi previsionale prodotta da CRIF e SDA Bocconi, in assenza di ulteriori shock, causati ad esempio da una terza ondata di contagi, per il 2021 ci si aspetta un progressivo recupero delle richieste di mutui, con una variazione positiva tra il +11% e il +26%, con un picco negativo del -5% in caso di scenario meno favorevole.

“Seppur con una partenza lenta, le previsioni per il 2021 vedono una crescita del ricorso al credito immobiliare da parte delle famiglie – aggiunge Capecchi – favorita dall’auspicato miglioramento dello scenario economico e dalla crescente propensione a valutare l’acquisto di abitazioni più confortevoli in virtù delle nuove esigenze abitative emerse durante i periodi di restrizione che hanno obbligato gli italiani a restare in casa”.

Istat: il mercato del lavoro nel terzo trimestre dell’anno

L’emergenza sanitaria continua a influenzare le dinamiche del mercato del lavoro. Nel terzo trimestre 2020 si assiste però a un forte recupero congiunturale dei livelli di attività economica. Secondo i dati divulgati dall’Istat, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, pur risultando ancora inferiore ai livelli registrati nello stesso periodo del 2019 (-5,9%) registra una ripresa del +21,0% rispetto al trimestre precedente. Dopo la consistente contrazione della prima metà dell’anno il Pil mostra invece una crescita congiunturale del 15,9%, e un calo tendenziale del 5%.

Il tasso di occupazione sale al 57,9%

Dal lato dell’offerta di lavoro il numero di occupati torna a crescere in termini congiunturali (+56mila, +0,2%), per effetto di un aumento dei dipendenti più consistente del calo degli indipendenti. Il tasso di occupazione sale al 57,9% (+0,2 punti rispetto al secondo trimestre), con il Mezzogiorno che registra la crescita più marcata (+0,6%). Rispetto al terzo trimestre 2019, il numero di occupati è però inferiore di 622 mila unità (-2,6% in un anno): diminuiscono soprattutto i dipendenti a termine (-449 mila, -14,1%), continuano a diminuire gli indipendenti (-218 mila, -4,1%), mentre aumentano lievemente i dipendenti a tempo indeterminato. Il calo interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale, tra i quali l’incidenza del part time involontario si attesta al 66,4%.

Aumentano le ore lavorate

Dal lato delle imprese la ripresa dei ritmi produttivi nei mesi estivi ha determinato un generale miglioramento della domanda di lavoro, con un recupero delle posizioni lavorative dipendenti su base congiunturale pari a +2,2% e un deciso rallentamento della caduta in termini tendenziali, che in questo trimestre si attesta a -1,9% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Tale recupero si associa al marcato aumento delle ore lavorate per dipendente, pari a 29,1% su base congiunturale, e a un significativo contenimento della diminuzione tendenziale, pari a -4,8%.

In termini congiunturali diminuisce il costo del lavoro

Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione tendenziale positiva, decisamente inferiore a quelle del trimestre precedente, pari a 80,9 ore ogni mille ore lavorate. Il tasso dei posti vacanti aumenta dello 0,2% su base congiunturale e diminuisce dello 0,3% su base annua. Si osserva infine, in termini congiunturali, un decremento del costo del lavoro pari a -4,8%, dovuto alla diminuzione sia delle retribuzioni (-5,0%) sia degli oneri sociali del (-4,2%). In termini tendenziali il costo del lavoro registra un aumento dell’1%, con una variazione positiva dello 0,9% per le retribuzioni e dell’1,2% per gli oneri.

I prodotti più cercati del Black Fiday

Ormai Black Friday è diventata un’espressione di uso corrente. Così tanto usata (e forse abusata), che gli italiani che cercano “Black Friday” hanno raggiunto una proporzione di 10 a 1 rispetto a chi digita semplicemente “sconti”. A fotografare le ricerche sul web dei nostri connazionali è stato uno studio condotto da  AvantGrade.com nel mese di novembre. Le parole chiave che hanno registrato una forte impennata sono state “Amazon black Friday in anticipo”, “Amazon black Friday 2020 date”, “Zara black Friday 2020”, “data black Friday 2020 Italia”. Oltre ad Amazon, che promuove pagine sugli annunci delle Pmi, le piccole e medie imprese italiane, l’interesse verso il Black Friday è associato ad alcuni brand del retail legati alla tecnologia: i più cercati sono stati Euronics, Unieuro, Mediaworld. In ambito moda svettano Zalando e le ricerche legate alle scarpe Lidl.
Ricerche aumentate del 12% rispetto al 2019

Interessanti anche i dati rilevati da SEMrush, piattaforma per la gestione della visibilità online, che dimostrano come le ricerche online “Black Friday” sono aumentate del 12% rispetto allo scorso anno. In crescita anche le digitazioni relative al Cyber Monday (+14%), ovvero il lunedì successivo, dedicato principalmente ai ribassi su prodotti di elettronica e informatica. 

Cosa vogliono gli italiani

Con quasi 4.7 milioni di digitazioni sui motori di ricerca solo nel mese di novembre, il prodotto che sta suscitando più interesse in assoluto è la PlayStation 5. Oltre a giocare, però, gli italiani sembrano appassionarsi anche alla pulizia della casa: non per niente il secondo prodotto più cercato è “Dyson Black Friday”, digitato 7.8 mila volte, con un incremento del 140% rispetto allo scorso anno. Grande interesse anche per i prodotti della Apple. Tra questi il più cercato è l’iPhone 11, anche se in calo rispetto all’anno passato (3.5 mila, -46%), mentre quello con l’incremento maggiore nel 2020 sono gli Airpods pro, con un +767%. In generale, invece, il prodotto che fa segnare il più alto tasso di crescita è il tablet che, come riporta Ansa, indipendentemente dalla marca segna il +2.000%.

Le piattaforme più utilizzate

Non sorprende che nel periodo esaminato la piattaforma più consultata sia Amazon.it, con una media di oltre 260 milioni accessi mensili, quasi il 50% in più rispetto all’anno scorso, mentre lo shop con il maggior incremento generale è Unieuro.it, a +69% (12 milioni ricerche). Da desktop dopo il colosso Amazon segue eBay, con 30 milioni di accessi, posizioni che rimangono stabili anche per le ricerche da mobile.

L’economia circolare in Italia

In Italia nel dibattito pubblico degli ultimi anni il concetto di sostenibilità è sempre più presente. Il termine sostenibilità indica un insieme di comportamenti e scelte, individuali e collettive, orientate a principi etici e a logiche di lungo periodo, che hanno l’obiettivo di coniugare la salvaguardia di risorse limitate e il benessere delle generazioni presenti e future, generando un circolo virtuoso. Secondo Legambiente, la sostenibilità si declina in tre ambiti principali: economica, sociale e ambientale. L’economia circolare è quindi un modello industriale basato sulla sostenibilità attraverso il riutilizzo delle risorse, dove tutte le attività sono organizzate affinché i rifiuti possano diventare risorse da reintrodurre nel ciclo di produzione di nuovi beni, tramite il ripetersi del riutilizzo/riciclo.

Il 40% degli italiani conosce i principi alla base dell’economia circolare

L’economia circolare riduce quindi al minimo gli scarti puntando su loro uso per la creazione di nuove materie prime, prevedendo e studiando sin dall’inizio del processo la loro valorizzazione.

Ma cosa ne pensano gli italiani? Il 76% dei nostri connazionali conosce il concetto di sostenibilità, e il 40% i principi alla base dell’economia circolare. Per il 72%, poi, il Recovery Fund è importante per un rilancio green dell’economia all’insegna della circolarità, della sostenibilità e della lotta alla crisi climatica. Si tratta di alcuni dati raccolti dall’indagine L’Economia Circolare in Italia, condotto da Ipsos e a cura di Legambiente e Conou (Consorzio nazionale per la raccolta e gestioni degli oli minerali usati) e presentato nel corso della VII edizione dell’EcoForum, la conferenza nazionale sull’economia circolare organizzata da Legambiente, Kyoto Club e La Nuova Ecologia.

Il 61% dei cittadini intervistati riconosce un ruolo importante alla sostenibilità

Per quanto riguarda il ruolo giocato dall’Europa nell’indirizzare l’Italia verso uno sviluppo sostenibile, sia dal punto di vista ambientale sia sociale, il 61% dei cittadini intervistati ne riconosce un ruolo importante, mentre il Green Deal europeo è ancora poco conosciuto: solo il 42% ne ha un’opinione positiva. Dati, questi, che confermano la fiducia crescente dei cittadini su questo nuovo modello di economia, anche se dall’altro canto restano le preoccupazioni per i problemi del Paese, riporta la Repubblica.

Dopo l’occupazione, ambiente e mobilità sono le questioni prioritarie da affrontare

L’80% degli intervistati si dice però preoccupato a livello nazionale per l’occupazione e l’economia, il 45% per il welfare e il 39% per il funzionamento delle istituzioni.

A livello locale, inoltre, se occupazione ed economia restano le questioni prioritarie da affrontare, per il 47% degli intervistati al secondo posto compaiono l’ambiente (32%) e la mobilità (27%).

Nel 2020 è boom di proposte di matrimonio durante il lockdown e le vacanze

La quarantena e le vacanze estive sembrano aver creato lo scenario ideale per le coppie che hanno deciso di convolare a nozze. Il confinamento ha infatti rovesciato tutte le statistiche, che vedono l’inverno, e in particolare il Natale, come il periodo in cui si verifica il maggior numero di proposte di matrimonio.

Quest’anno l’aver vissuto circostanze eccezionali come il lockdown lo ha reso simile alle vacanze, ovvero quando si verificano più fidanzamenti ufficiali.

Ma quali fattori hanno reso simili questi periodi? Forse, durante la quarantena si sono presentati fattori propizi all’aumento di proposte. Come l’avere vissuto un momento di riflessione e di relax, ideale per poter trascorrere più tempo con il partner.

Fare un passo avanti all’interno della storia d’amore

Durante il lockdown, così come durate le vacanze estive, passare insieme al partner più tempo del solito è un’occasione per riflettere e ha portato molte coppie alla decisione che segnerà il resto della loro vita. Una proposta di matrimonio lontana da ciò che siamo abituati a vedere, ma che continua a confermare che l’amore è generoso, testardo, non si preoccupa delle circostanze o delle situazioni, e può superare tutto. Secondo il Libro Bianco del Matrimonio di Matrimonio.com, pubblicato in collaborazione con Google ed Esade, per la stragrande maggioranza delle coppie (75,5%), la ragione principale che spinge a sposarsi e a consolidare un progetto di vita comune è proprio il desiderio di fare un passo avanti all’interno della storia d’amore.

La tradizionale proposta di matrimonio in Italia

Anche se può sembrare un cliché hollywoodiano, la scena di inginocchiarsi per proporre il matrimonio è una scena che si svolge ancora nel nostro Paese. Sempre secondo il Libro Bianco del Matrimonio nel 55% dei casi la proposta di matrimonio avviene mentre la coppia è sola, cercando di creare un’atmosfera romantica e intima in cui siano presenti solo i due innamorati. Il 7% festeggia il fatidico sì con i genitori e il 4% con gli amici, riporta Adnkronos. Ma di chi è l’iniziativa? Sempre secondo il Libro Bianco del Matrimonio, l’iniziativa non è più solo del futuro marito come vuole la tradizione: nel 42% delle coppie l’iniziativa è di entrambi, anche se solo nel 3% dei casi arriva da lei.

Nel 2019 il periodo natalizio è il momento più gettonato per dire sì

In Italia, secondo un sondaggio condotto da Matrimonio.com, alle coppie che si sono sposate nel 2019 il periodo natalizio è il momento più gettonato dell’anno per fare la proposta, gli stessi fattori di relax, disconnessione e riflessione ben presenti durante i mesi di quarantena. Queste condizioni, oltre al fatto che il 68% delle coppie italiane convive già prima del matrimonio, o che passare del tempo di qualità con il partner sia l’aspetto che fa sentire più amati (fondamentale per il 57% delle coppie), fanno pensare che la quarantena sia diventato il luogo e il momento perfetto per prendere la decisione di andare all’altare.

Per gli italiani il cibo è buono se è sano e fa bene

Mangiare bene significa prendersi cura di se stessi e degli altri. Il concetto di bontà per gli italiani è un circolo virtuoso, senza per questo dover rinunciare al gusto. Per gli italiani infatti il cibo è buono se è sano e fa bene, non solo alla salute, ma anche agli altri e all’ambiente. Una ricerca Bva Doxa per W.K. Kellogg mostra infatti che per il 35% degli italiani l’aspetto più influente al momento dell’acquisto di beni alimentari è legato ai benefici per la salute, seguito dalla solidarietà verso gli altri (25%) e dal gusto (22%). In ultima posizione, il prezzo e la convenienza, ritenuti fondamentali dal 18% degli intervistati.

La responsabilità sociale, un valore in crescita

Ma la pandemia sembra aver accresciuto la sensibilità degli italiani nei confronti della responsabilità sociale. Due italiani su 3 dichiarano di essere più sensibili al tema, soprattutto al Sud e nelle Isole (73%). Per il 95% degli italiani è poi importante sapere che i prodotti acquistati provengano da aziende e brand attenti alla sostenibilità in generale. Non solo. Otto italiani su 10 sarebbero “certamente” e “probabilmente” disposti a riconoscere un valore, ad esempio un sovrapprezzo,– per comprare prodotti di brand impegnati in prima linea con iniziative e progetti ad hoc per supportare e tutelare gli altri.

Il ruolo delle aziende

Dalla ricerca di W.K. Kellogg, riporta Askanews, emerge anche un forte interesse nel conoscere e venire aggiornati sulle diverse attività di responsabilità sociale messe in campo dalle aziende. Per il 95% del totale è, infatti, importante che le iniziative vengano comunicate e il 91% è interessato a venirne a conoscenza. Soprattutto attraverso la promozione sulle confezioni (81%), in televisione (49%), sul sito dell’azienda (39%), tramite materiali nei punti vendita (37%) e sui social network (35%). La responsabilità sociale mette dunque d’accordo gli italiani, anche se poi si dividono tra una colazione nel silenzio della casa vuota alle prime ore del mattino (47%), e un pasto del risveglio in compagnia del proprio partner o dei propri figli (38%).

Benefici nutrizionali, e attenzione per l’ambiente

Kellogg, in linea con questi trend, ha avviato una campagna in partnership con Banco Alimentare negli store Coop in diverse regioni italiane, che porterà alla donazione di 500.000 colazioni ai più bisognosi. “Avere dei prodotti semplici, poco processati, ma gustosi e con un ruolo nel sociale è quello che ci chiedono i consumatori – commenta Elisa Tudino, brand activation Lead di Kellogg Italy – oggi è fondamentale che un prodotto abbia chiari benefici nutrizionali, ma sia attento all’ambiente e, soprattutto per noi italiani, piacevole al gusto”.

Sviluppatori, dopo l’emergenza è boom di richieste

Gli sviluppatori italiani, compresi quelli freelance, stanno vivendo un momento di grande dinamicità. L’emergenza legata al coronavirus e il lockdown, infatti, tra i tanti danni hanno invece spalancato le porte a molteplici possibilità di lavoro. La tendenza è emersa dall’indagine condotta da BitBoss startup innovativa incubata presso l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino, con l’intento di scattare una fotografia dell’ecosistema degli sviluppatori di software in Italia.

Più richieste di collaborazioni

Proprio dalla ricerca si scopre che, al contrario di quanto accaduto per tante professioni, le misure per il contenimento del contagio hanno provocato un incremento in termini di volume delle richieste di collaborazione fatte a coloro che svolgono la professione di sviluppatore in proprio. Il 35,5% del campione intervistato, infatti, dichiara di aver registrato un aumento della mole di lavoro. Solo il 17,3% ammette di aver subito una flessione negativa durante i mesi di lockdown, mentre la restante parte sostiene di non aver affrontato mutamenti significativi. Il bilancio del settore, con simili percentuali, è perciò largamente positivo.

Digitalizzazione, ormai è una necessità

“Con alta probabilità, l’impatto positivo sul settore dei developers freelance è stato causato dalla spinta alla digitalizzazione attuata dalle imprese che hanno visto mutare le abitudini di consumo dei propri clienti. Ciò che emerge dai dati, è che l’ecosistema degli sviluppatori indipendenti dimostra di essere in salute, di avere grandi potenzialità e di essere stato in grado di crescere nonostante il contesto economico difficilissimo” ha commentato Tommaso Salvetti, amministratore delegato e co-founder di BitBoss. “Con pochi anni di formazione mirata (che può avvenire anche in autonomia), chiunque, in qualsiasi parte d’Italia, può stringere sinergie con aziende situate in qualsiasi parte del mondo, favorendo lo sviluppo del proprio territorio. Studenti, famiglie e istituzioni sono consapevoli di questa opportunità?”.

L’identikit dello sviluppatore made in Italy

I professionisti italiani di questo specificano settore si occupano principalmente di soluzioni in ambito web, siti e app, applicazioni mobile e software per computer. Circa il 25% degli sviluppatori intervistati possiede una laurea coerente con la professione intrapresa. Questi esperti operano principalmente da casa per committenti finali e società che si occupano di sviluppo software. Più del 25% degli intervistati dichiara di sviluppare per più di 50 ore a settimana. Solo l’8,6% abbandonerebbe con certezza la libertà di un lavoro autonomo in favore della maggior sicurezza di un lavoro subordinato. Buoni anche i compensi dichiarati: il 71% degli sviluppatori con più di 5 anni di esperienza non applica mai tariffe giornaliere lorde inferiori ai 150 euro, mentre il 52% non scende mai sotto il tetto dei 200 euro al giorno.

Casa più green e conviviale. Le nuove abitudini post Covid-19

Gli italiani hanno maturato nuove abitudini e nuove esigenze legate al modo di vivere la propria abitazione. E se il tempo dedicato alla cucina è in crescita, il 29% degli italiani ora invita spesso gli amici a mangiare a casa. Ma è sempre più diffusa anche la passione per la cura delle piante, con il 39% degli italiani che dedica più tempo al giardinaggio, e il 27% che possiede un orto. Durante il lockdown avere una casa con uno sfogo all’aperto si è rivelata una risorsa fondamentale. Balconi, terrazzi, e per i più fortunati, anche giardini e orti, sono stati un vero salvavita durante questo periodo così duro. Questi spazi però rimangono centrali anche nella nuova fase dell’emergenza, in cui la casa rimane un punto di riferimento, ma con la bella stagione e le giornate calde si ha voglia di trascorrere più tempo all’aria aperta e in compagnia, continuando a sentirsi al sicuro e protetti.

La cura delle piante è un trend in crescita

Secondo i dati GfK Sinottica il 74% ha almeno un balcone, e quasi uno su due (47%) un terrazzo. Ancora più fortunato quel 42%  che vive in una casa con giardino. In questi spazi all’aperto si esprime la voglia di stare a contatto con il verde, tanto che uno dei trend in crescita negli ultimi anni è quello della cura delle piante: il 39% degli italiani dedica tempo al giardinaggio. Un dato in crescita del +3% rispetto al 2012 e del +13% tra i Baby Boomer. Ma non solo fiori e piante d’appartamento. Un quarto della popolazione (27%) possiede e coltiva un orto. Insieme allo smart working la maggiore richiesta di spazi green, possibilmente all’aperto, sarà sicuramente uno dei trend che influenzerà la nuova concezione di casa nei prossimi anni.

Comoda e accogliente, la casa deve raccontare di sé

Non più luogo da frequentare pienamente solo nei fine settimana, ma spazi e ambienti disegnati per rispondere alle esigenze di chi la abita durante tutto l’arco della giornata, quindi. Ma quali sono le attitudini e le aspettative degli italiani nei confronti della propria abitazione? In generale, dovrebbe essere un luogo caldo, fatto per la comodità e l’espressione del sé, per l’accoglienza di chi lo vive e per coltivare le relazioni. Il 58% degli italiani desidera infatti una casa dove gli oggetti e gli arredi raccontino la propria personalità. Un’ambizione particolarmente forte tra Millennial e Generazione X.

Cresce l’abitudine di invitare gli amici a cena

Il 29% degli italiani inoltre invita spesso gli amici a mangiare a casa propria (un’abitudine consolidata soprattutto tra i Millennial) e oltre la metà (55%) dichiara di dedicare molto tempo alla cucina. Anche questo un trend in crescita: +5% rispetto al 2012. La casa, il suo vissuto e i sui spazi verdi, offrono però anche interessanti spunti operativi alle aziende che lavorano in questi settori.