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Autore: Dorothy Gonzaletti

Italiani più longevi, ma poco consapevoli delle nuove sfide economiche

Lo ha scoperto lo studio ‘InnovAge, tra longevità e innovazione: quale direzione?’, promosso da Invesco in collaborazione con Eumetra: longevità e innovazione tecnologica stanno trasformando le abitudini finanziarie e le priorità economiche degli italiani. Il 60% considera prioritario il benessere inteso da un punto di vista ‘qualitativo’, ma pochi adottano comportamenti finanziari adeguati per potersi assicurare a lungo uno stile di vita in linea con i propri bisogni e le proprie attese.

Oggi la qualità della vita viene percepita dagli italiani come più importante della sua durata, ma manca ancora una consapevolezza diffusa su come affrontare le sfide economiche della longevità.
La focalizzazione sulla qualità di vita come obiettivo di lungo periodo resta ancora limitata e superficiale.

Manca una strategia di investimento

Più di un intervistato su due riconosce l’importanza della pianificazione finanziaria, ma il 54% non ha ancora sviluppato una strategia di investimento per il proprio futuro.

Emerge anche una crescente richiesta di personalizzazione nei servizi finanziari, con l’educazione finanziaria, che gioca un ruolo chiave per colmare il divario tra chi è attivamente impegnato nella pianificazione e chi rimane impreparato.
Rispetto al ruolo della famiglia e delle istituzioni, quasi tre intervistati su cinque ritengono che gli anziani svolgano un ruolo di supporto economico/finanziario (56%) e di mentoring (54%).

Coinvolgere attivamente le istituzioni e la società civile

Il 73% sostiene, inoltre, che lo Stato dovrebbe assumere un ruolo più attivo nella gestione della longevità, sottolineando la necessità di un impegno condiviso con le istituzioni per incrementare la consapevolezza e il supporto a livello nazionale, coinvolgendo tutti i livelli della società civile, nessuno escluso: banche, Stato, istituzioni finanziarie.

Quanto alla tecnologia, viene percepita come una risorsa essenziale per migliorare la qualità della vita, soprattutto in ambito sanitario, con una sensibilità particolare rivolta alla telemedicina (46%) e all’AI applicata alla diagnosi (43%), anche se il suo impatto genera sentimenti contrastanti.

La tecnologia come asset per gli investitori 

In ambito prettamente finanziario, la tecnologia può giocare un ruolo positivo nel rapporto consulente finanziario-investitore tra i clienti più maturi. Tra i più giovani rappresenta un asset per gli investitori più anziani, inclini a soluzioni orientate a generare income nella fase post-retirement. Per i più giovani, meno esperti e con meno risorse, costituisce un facilitatore, avvicinandoli alla consulenza finanziaria.

Le istituzioni finanziarie, le aziende e il settore pubblico hanno la responsabilità di sviluppare strumenti e politiche per favorire una maggiore consapevolezza sui temi del risparmio e della pianificazione personalizzata.
La ricerca sottolinea la necessità di servizi finanziari più accessibili e flessibili, capaci di adattarsi ai diversi stili di vita e alle esigenze individuali.

Cyber Immunity: la nuova frontiera della sicurezza informatica 

I cybercriminali sono sempre più organizzati ed evoluti, pronti a cogliere – addirittura prima di tutti gli altri – tutte le possibili “falle” dei sistemi in cui insinuarsi. A questo proposito, durante il GITEX Asia 2025, una delle principali vetrine internazionali per l’innovazione tecnologica, Kaspersky ha presentato i risultati di una nuova indagine dedicata al futuro della cybersecurity.

Al centro dello studio, condotto su un campione globale di 850 professionisti della sicurezza IT, l’adozione della Cyber Immunity come risposta all’avanzare del cybercrimine.

Verso sistemi “sicuri per progettazione”

Secondo i dati raccolti, in Europa il 68% degli esperti di sicurezza considera la Cyber Immunity un approccio efficace per proteggere reti e sistemi da intrusioni e attacchi.

Questo paradigma si basa su sistemi “secure by design”, ovvero progettati fin dall’inizio con requisiti architetturali in grado di resistere nativamente agli attacchi informatici, riducendo così la necessità di interventi correttivi successivi o soluzioni di protezione aggiuntive.

Aumentano livello di familiarità e di fiducia

Lo studio ha anche rilevato una buona conoscenza del concetto: l’81% degli intervistati europei ha dichiarato di sapere cosa sia la Cyber Immunity e di comprenderne il significato.

Tra i vantaggi percepiti, il 28% ritiene che possa ridurre la frequenza degli attacchi, mentre il 37% ne evidenzia la capacità di minimizzarne gli effetti. Un ulteriore 34% è convinto che la strategia possa raggiungere entrambi gli obiettivi.

Un sistema operativo pensato per la resilienza

Per supportare concretamente questo approccio, Kaspersky ha presentato l’evoluzione del suo sistema operativo proprietario, KasperskyOS. Nato come piattaforma embedded per settori critici, oggi si sta trasformando in una soluzione general-purpose, adatta a una vasta gamma di applicazioni nei moderni ambienti IT.

KasperskyOS non si limita a difendere i sistemi da minacce esterne, ma punta a prevenirle strutturalmente, rendendo le infrastrutture informatiche più sicure fin dalla fase di sviluppo.

Una nuova era per la cybersecurity

“Le aziende non vogliono più soluzioni che intervengano solo a danno fatto. Stanno chiedendo sistemi costruiti per essere resistenti,” ha spiegato Dmitry Lukiyan, responsabile della Business Unit KasperskyOS. “Con la nostra piattaforma, offriamo uno strumento concreto per affrontare il futuro digitale con maggiore fiducia e robustezza”.

Turismo di lusso: cosa preferiscono i viaggiatori nel 2025?

Le destinazioni europee, in particolare il Mediterraneo, anche nel 2025 restano protagoniste dei viaggi di lusso, insieme a un forte desiderio di esplorare destinazioni internazionali. Il 91% dei consumatori prevede infatti di viaggiare all’estero, con una netta preferenza per soggiorni di 7-9 notti (37%).

Tra le destinazioni più ambite dai viaggiatori internazionali l’Italia continua a esercitare un’attrazione senza tempo, confermandosi una meta di grande fascino. Secondo il sondaggio annuale di Condé Nast Johansens, il nostro Paese viene scelto dal 26% degli intervistati, preceduto da Regno Unito (50%) e Spagna (30%).
Tra le mete più desiderate, anche Francia (25%) e Portogallo (16%). 

Enogastronomia e trattamenti nella spa

Tra le esperienze più ricercate si confermano city break (69%), vacanze al mare (58%) e ritiri in campagna (51%), dimostrando un equilibrio tra la voglia di esplorare città cosmopolite e il bisogno di relax immersi nella natura.

I consumatori mostrano poi un marcato interesse per il settore enogastronomico, con il 76% degli intervistati attratto da cibo e bevande. Anche la natura e le attività all’aperto suscitano grande interesse, coinvolgendo il 55% dei consumatori.
Seguono l’arte e la cultura, che affascinano il 48% del pubblico, e il benessere, con il 44% degli intervistati che apprezza esperienze legate a spa e trattamenti rilassanti.

Resort e boutique hotel le strutture più desiderate

Quando si parla di viaggi di lusso e benessere, emerge una forte preferenza per strutture indipendenti ed esclusive. Il 60% dei viaggiatori sceglie boutique hotel e resort di lusso. Gli elementi più apprezzati durante il soggiorno includono letti confortevoli (72%), colazione inclusa (69%) e opzioni di ristorazione di qualità (60%). Per chi cerca un’esperienza dedicata al benessere, le strutture più desiderate sono le piscine interne (81%), le vasche idromassaggio (73%) e le saune (68%).

Nel processo di prenotazione, i fattori più determinanti sono il clima e il costo dell’alloggio (67%). Inoltre, prima di confermare una prenotazione, l’82% dei viaggiatori consulta tra due e cinque siti web, mentre il 70% preferisce finalizzare la prenotazione direttamente sui siti ufficiali degli hotel.

La reputazione si costruisce anche attraverso il digitale

Dalla scelta della destinazione fino alla condivisione del soggiorno, i social media rappresentano uno degli strumenti più potenti di influenza, racconto e ispirazione.
Secondo i dati, Instagram si conferma la piattaforma principale per i viaggiatori di fascia alta, con un 69% che lo utilizza per ispirarsi o condividere contenuti legati ai propri viaggi. Seguono Facebook (48%) e TikTok (22%), che registra un incremento costante, in particolare tra le fasce più giovani.

La partecipazione attiva degli utenti si traduce in un elevato livello di engagement: il 36% pubblica contenuti relativi alla struttura, il 30% tagga l’hotel o resort, il 27% scrive recensioni dettagliate, il 22% condivide link, reel o stories menzionando il brand.
Il 21% degli utenti afferma poi di aver scelto una struttura su consiglio di un content creator.

Ora legale, sì o no? Per l’Italia rappresenta 100 milioni di euro di risparmio 

E’ vero che l’adozione dell’ora legale, seppur con qualche “fastidio” per i cittadini, porta importanti vantaggi economici e ambientali? Pre proprio di sì. Secondo le stime di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale, nei sette mesi in cui sarà in vigore, il sistema elettrico italiano potrà beneficiare di un risparmio di circa 100 milioni di euro.
Questo risultato è ottenuto grazie a una riduzione del consumo di energia elettrica pari a circa 330 milioni di kWh.

Oltre al vantaggio economico, il minor utilizzo di elettricità comporterà un considerevole beneficio ambientale: si stima che l’Italia eviterà l’immissione in atmosfera di circa 160 mila tonnellate di anidride carbonica (CO2), contribuendo così alla lotta contro il cambiamento climatico.

Cambio d’ora, qualche dato

Quest’anno l’ora legale è entrata in vigore nella notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo 2025, quando alle 2:00 le lancette degli orologi si sono spostate avanti di un’ora. Resterà attiva fino a domenica 26 ottobre 2025, quando si tornerà all’ora solare.
Questa modalità consente di sfruttare maggiormente la luce naturale, riducendo il consumo di energia elettrica nelle ore serali.

Per le famiglie meno costi in bolletta

Il risparmio energetico derivante dall’ora legale è calcolato considerando il costo medio del kWh per il cliente domestico tipo in tutela, che per il primo trimestre del 2025 è stimato in circa 29,9 centesimi di euro (secondo i dati ARERA).
I 330 milioni di kWh risparmiati corrispondono al fabbisogno energetico annuo di oltre 125 mila famiglie italiane.

Il bilancio dal 2004 a oggi è positivo

Analizzando i dati degli ultimi vent’anni, si scopre che l’impatto economico è stato decisamente positivo. Dal 2004 al 2024, grazie all’ora legale, l’Italia ha registrato una riduzione complessiva del consumo di energia elettrica di oltre 11,7 miliardi di kWh.
In questo ventennio, c’è stato un risparmio economico di circa 2,2 miliardi di euro per cittadini e imprese.

Mantenere o abolire?

Nonostante i benefici, in Europa continua il dibattito sulla possibile abolizione del cambio d’ora. Alcuni Paesi sostengono che gli effetti positivi siano ormai scarsi, mentre altri evidenziano i lati positivi dell’operazione.

Per l’Italia, i dati dimostrano che il mantenimento dell’ora legale continua a generare vantaggi concreti per l’economia e l’ambiente.

Bollette in Lombardia: quanto spendono le famiglie per luce e gas?

Nel 2024, le famiglie lombarde con un contratto di fornitura nel mercato libero a tariffa indicizzata hanno dovuto affrontare una spesa media di 797 euro per l’energia elettrica e di 1.599 euro per il gas. Secondo l’analisi di Facile.it, il costo della luce è diminuito del 5% rispetto al 2023, mentre il gas ha registrato un aumento del 4%.

L’indagine è stata realizzata sui consumi dichiarati da un campione di oltre 505mila richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023-2024 raccolte da utenti residenti in Lombardia (2.239 kWh per l’energia elettrica e 1.220 Smc per la fornitura di gas).

La crescita dei prezzi non si ferma

Gli esperti sottolineano che il trend di crescita dei prezzi delle materie prime, iniziato nella seconda metà del 2023, potrebbe intensificarsi nel 2025. Per questo motivo, la scelta del fornitore giusto diventa sempre più cruciale per evitare spese che non mandino in rosso i conti di casa.

Le province con le bollette più alte

L’analisi evidenzia che i lombardi pagano, in media, il 12% in più rispetto al resto d’Italia. Tuttavia, i costi variano notevolmente tra le diverse province.
Per quanto riguarda l’energia elettrica, la provincia più cara è Mantova, dove la spesa media è stata di 879 euro per un consumo di 2.571 kWh. Seguono Lodi (823 euro), Brescia (818 euro) e Cremona (814 euro). Milano si colloca nella fascia più bassa con 782 euro, mentre la provincia con il costo minore è Sondrio, dove la bolletta è stata di 755 euro per 2.068 kWh.

Sul fronte del gas, la classifica cambia radicalmente. Le famiglie di Como hanno pagato il conto più salato con una media di 1.789 euro per 1.378 Smc. Seguono Varese (1.783 euro), Pavia (1.748 euro) e Cremona (1.717 euro). Milano, invece, è risultata la provincia con la spesa più contenuta, pari a 1.384 euro per 1.042 Smc.

Quali scenari per il 2025?

Le bollette in Lombardia rimangono tra le più alte d’Italia e non sorprende che i continui rincari del gas preoccupino i consumatori. Con l’instabilità del mercato energetico, monitorare l’andamento dei prezzi e valutare attentamente le offerte diventa essenziale per ottimizzare la spesa familiare.

Gli esperti consigliano di confrontare periodicamente le tariffe disponibili per evitare costi eccessivi e prepararsi a possibili aumenti nel prossimo anno.

Pmi in difficoltà: cresce il peso della dimensione d’azienda

Nel 2012 in Italia le imprese con meno di 49 dipendenti producevano il 49% del fatturato totale delle aziende, mentre nel 2022 il valore scende al 42%.
Dall’altra parte, le medie imprese nel 2012 pesavano per il 20% e nel 2022 per il 22%, mentre le grandi imprese sono passate dal 32% al 37% (dati Censis/Istat).

Il modello di sviluppo italiano, basato sulla piccola impresa diffusa, è in difficoltà. Le piccole imprese, che rappresentano numericamente la grande maggioranza del nostro sistema produttivo (97,4%), e più della metà dell’occupazione privata (53,8), hanno perso peso in termini di fatturato a vantaggio delle medie e grandi aziende.
Sono alcuni dati discussi nel corso della Conferenza nazionale delle Camere di commercio ‘Verso il futuro’, nell’ambito della fiera FuturaExpo di Brescia.

L’importanza delle Camere di commercio

Questa dinamica suggerisce che il Paese si trovi all’interno di un processo di spostamento della produzione di valore dalle imprese più piccole a quelle più grandi.
In questo nuovo scenario, aumenta l’importanza del ruolo delle Camere di commercio, che hanno nella platea delle piccole imprese il proprio riferimento principale. In primo luogo, per l’innovazione.

A quanto emerge dal Rapporto del Censis ‘La dimensione comunitaria delle Camere di commercio’, l’obiettivo del Sistema camerale può essere quello di rendere l’innovazione accessibile ed efficace per le Piccole e medie imprese, permettendo loro di ottimizzare i processi e incrementare la produttività.

R&S: chi investe di più?

Tra il 2012 e il 2020 gli investimenti in Ricerca e sviluppo sono cresciuti costantemente in rapporto al Pil, sia per il totale dell’economia sia per le imprese, aumentati entrambi dello 0,2%.

Dalla pandemia in poi, tuttavia, mentre gli investimenti in R&S delle grandi imprese hanno continuato a crescere fino a superare 10 miliardi nel 2022 (+8,8% tra il 2019 e il 2022), quelli delle piccole sono scesi a 1,6 miliardi nel 2022 (-41,4% tra il 2019 e il 2022), mentre le medie imprese li hanno ridotti a 2,2 miliardi (-27,9% tra il 2019 e il 2022).

La carenza di personale e l’impatto sulla competitività

Il secondo aspetto riguarda invece il potenziale ruolo delle Camere di commercio come facilitatori nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Le analisi mostrano che mediamente la carenza di personale è stata identificata dalle imprese come uno dei fattori a più alto impatto sulla competitività.
Lo ritiene il 24% delle piccole imprese, il 26% delle medie e il 20% delle grandi. 

Rafforzare il ruolo delle Camere di Commercio nella gestione dei fondi pubblici, nella pianificazione degli investimenti e nel sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, le renderebbe un hub strategico per la crescita dei territori, l’attrazione degli investimenti e la ‘doppia transizione’ digitale ed ecologica. 

Comunicazione mobile: gli strumenti più adatti per interagire col cliente

Per le interazioni tra azienda e cliente è importante adottare una strategia che includa diversi canali. Ogni canale ha infatti caratteristiche specifiche che lo rendono più adatto rispetto ad altri per comunicare, a seconda delle esigenze.
Oggi lo smartphone è il touchpoint di riferimento per garantire ai clienti una comunicazione fluida e personalizzata, che assicuri elevati livelli di soddisfazione e fidelizzazione.

Ma per la gestione del mobile messaging le aziende devono utilizzare strumenti in grado di consentire alla clientela d’interagire attraverso il canale preferito.
La conferma arriva da uno studio condotto da Esendex, combinato con i risultati di una recente indagine sui consumatori. 

SMS e WhatsApp: quando e come usarli?

Gli SMS, ad esempio, sono più efficaci per comunicazioni urgenti e di primaria importanza, mentre WhatsApp, poiché più coinvolgente, favorisce una comunicazione bidirezionale con i clienti.
L’SMS rimane il canale privilegiato per avvisi e notifiche, in particolare, nell’ambito della sicurezza, ad esempio, per la comunicazione dei codici OTP, e in settori come sanità e hospitality. Tanto che il 92% dei consumatori afferma di affidarsi, almeno in parte, se non del tutto, a promemoria automatici per le prenotazioni al ristorante o gli appuntamenti medici.

La pervasività di WhatsApp nella vita quotidiana ne fa invece un mezzo potente nel miglioramento della customer journey. Sia in ambito marketing, dove più dell’83% degli utenti reagirebbe positivamente a un messaggio WhatsApp inviato da un brand, sia per l’assistenza clienti.

Customer Engagement e strategia “multicanale”

Dallo studio emerge, quindi, come sia strategico offrire alla clientela la libertà di scegliere il canale più adatto alle diverse esigenze, facendo poi confluire tutte le conversazioni in un’unica chat multicanale.

Questo approccio consente di migliorare l’efficienza operativa dal punto di vista dell’azienda e la qualità del servizio per il cliente.
“Oggi il Customer Engagement è un elemento cruciale per il successo, e investire in una strategia di comunicazione omnicanale, che metta il cliente al centro, rappresenta la scelta vincente per rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più connesso e interattivo”, commenta Carmine Scandale, Country Manager di Esendex.

Studio, la piattaforma che integra i canali senza interrompere la chat

“La nostra piattaforma Studio, in particolare, permette alle aziende di comunicare con i clienti attraverso una chat multicanale che integra SMS e WhatsApp Business Platform, la versione premium dell’app necessaria per sfruttare al meglio le potenzialità conversazionali del canale – aggiunge Scandale -. L’obiettivo è garantire un’esperienza personalizzata, consentendo di utilizzare strumenti di mobile messaging diversi, anche in base alla tipologia del messaggio, come, ad esempio, un SMS per la conferma di spedizione e WhatsApp per il supporto post-vendita, ma senza interruzioni nella conversazione”.

Note spese: perché è importante saperle gestire in modo efficiente

Sebbene la gestione delle note spese aziendali sia considerata come una pratica di routine, spesso nasconde complessità che se non affrontate correttamente causano errori e inefficienze.
Le note spese sono documenti utilizzati dai dipendenti per richiedere il rimborso delle spese sostenute nell’ambito delle attività professionali. Possono riguardare viaggi, pasti, pernottamenti o l’acquisto di materiali necessari per le proprie mansioni. In sostanza, servono a ufficializzare i costi anticipati dai lavoratori per conto dell’azienda.

All’interno di un’azienda, la gestione delle note spese costituisce un aspetto chiave per il buon funzionamento delle operazioni amministrative. Ma i processi manuali, i tempi lunghi per l’elaborazione e la necessità di rispettare le normative fiscali, creano sfide significative, che possono rallentare l’efficienza operativa e aumentare il rischio di errori. Ecco perchè la guida di SAP Concur può servire a districarsi in questo processo.

Un controllo accurato riduce i costi superflui e assicura il rispetto della normativa

È facile comprendere come una gestione note spese corretta risulti essenziale. Un controllo accurato, non solo garantisce maggiore trasparenza nei costi sostenuti, ma permette di monitorare in modo efficace il budget aziendale, riducendo sprechi e spese superflue, oltre ad assicurare il rispetto delle normative fiscali.

Le note spese, pur ricoprendo un ruolo centrale, possono presentare diverse criticità. Gli errori manuali, come l’inserimento di dati errati o incompleti, rischiano di compromettere l’accuratezza delle registrazioni contabili. Inoltre, spesso i processi tradizionali risultano lenti, causando ritardi nei rimborsi e aumentando l’insoddisfazione dei dipendenti.

Definire una policy evita ambiguità

Per gestire in modo efficace le note spese, è fondamentale adottare un approccio ad hoc. Innanzitutto, occorre definire una policy aziendale chiara, con un documento che stabilisca quali spese possono essere rimborsate, i limiti consentiti e le modalità di richiesta. Regole precise evitano ambiguità, garantendo maggiore coerenza e controllo nell’intero processo.

A una policy strutturata deve affiancarsi un’adeguata formazione dei dipendenti. Molti errori possono essere evitati assicurandosi che tutti conoscano e sappiano utilizzare correttamente gli strumenti aziendali, in particolare le piattaforme digitali. Inoltre, un’analisi periodica dei dati sulle spese consente di identificare eventuali anomalie o inefficienze, garantendo un controllo più efficace dei costi. E fornisce indicazioni preziose per migliorare e rendere il processo ancora più efficace.

Per fortuna c’è il digitale 

La digitalizzazione sta trasformando radicalmente anche l’approccio alla gestione delle note spese, offrendo soluzioni in grado di semplificare e rendere più efficienti i processi. Strumenti avanzati permettono di ridurre le criticità legate ai metodi tradizionali, velocizzando l’approvazione e il rimborso. Grazie all’automazione, i dipendenti non devono più compilare moduli cartacei, ma possono registrare le spese direttamente su piattaforme digitali.

Un ulteriore vantaggio è dato dall’integrazione con altri sistemi aziendali, come ERP e software di contabilità, per centralizzare le informazioni e migliorare il coordinamento gestionale.
Inoltre, strumenti digitali intuitivi e app mobili permettono ai dipendenti di registrare le spese in modo semplice e veloce, mentre i manager possono approvare le richieste con pochi clic.

Mondo vino: cresce la preferenza per i Fine Wines italiani

Nel 2024 le 18 aziende vitivinicole italiane associate all’Istituto Grandi Marchi (IGM) hanno raggiunto un valore aggregato di 660 milioni di euro, di cui oltre il 55% proveniente dall’export.

Questi dati emergono dalla ricerca commissionata dall’Istituto Grandi Marchi e realizzata da Nomina Wine Monitor in occasione del ventesimo anniversario dell’Istituto che riunisce alcune delle famiglie più prestigiose del vino italiano.
Di fatto, il 70% del fatturato estero delle aziende associate è proveniente da mercati al di fuori dell’Unione Europea, in particolare nei mercati asiatici, che hanno visto aumentare l’acquisto di vini di oltre il 130% negli ultimi vent’anni.

Stati Uniti primo mercato di destinazione

Gli USA però si confermano il principale mercato di destinazione per i fine wines italiani. Nonostante il contesto economico sfidante, caratterizzato da inflazione e alti tassi di interesse, nel 2024 si è registrato(per il periodo gennaio-novembre e a livello complessivo di vini un aumento delle importazioni dall’Italia da parte degli USA del 5% in valore per i vini fermi imbottigliati e del 10% per gli spumanti.

Numeri in controtendenza rispetto la media del mercato, che vede in leggera diminuzione gli acquisti dall’estero.

Percepiti come eleganti e di classe

Lo studio ha anche analizzato i comportamenti di consumo di 2.400 consumatori statunitensi di vino, distribuiti in California, New York, New Jersey e Florida). Il 30% di loro si definisce ‘real user’ di fine wines, con una predominanza di consumatori Millennial, uomini, appartenenti alla upper class e con una spiccata curiosità verso vini stranieri.

Del resto, dopo i vini locali, sono i fine wines italiani i più consumati dagli americani nell’ultimo anno. È cresciuta infatti la percezione dei fine wines italiani in termini di classe ed eleganza, attributi storicamente riservati ai vini francesi. Nel 2024, il 27% dei consumatori americani associa questi valori ai vini italiani. Ma un ulteriore dato promettente riguarda i non consumatori di fine wines italiani, di cui il 76% si dichiara interessato a provarli.

L’importanza del family business 

Il consumatore di fine wines italiani si distingue poi per un forte legame con l’Italia, che si esprime attraverso origini italiane o esperienze dirette, come visite recenti. Un elemento che gioca un ruolo fondamentale nella valorizzazione dei fine wines italiani sul mercato statunitense, dove la scelta di questi vini è influenzata principalmente da tre fattori, notorietà del brand, riconoscimenti ottenuti nelle guide di settore e unicità delle aziende a gestione familiare.

Quest’ultimo elemento risulta particolarmente rilevante per i Millennial, con il 16% che lo considera un aspetto determinante, rispetto all’11% della media generale.
L’importanza del family business e dell’eredità culturale, dunque, non solo rafforza la reputazione dei fine wines italiani, ma risulta anche un fattore cruciale per attrarre i consumatori più giovani, in particolare quelli sotto i 35 anni, che apprezzano la qualità e l’autenticità dei prodotti.

Leadership nel lavoro ibrido: quali sono le competenze richieste?

L’introduzione dello smart working ha trasformato profondamente il il mondo del lavoro, richiedendo ai leader aziendali di ripensare i propri ruoli. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, l’87% dei top manager ha dovuto acquisire nuove competenze per affrontare la sfida del lavoro ibrido.

Questa evoluzione non ha solo modificato il modo di gestire i team, ma ha avuto un forte impatto sulla retention dei talenti, con un turnover inferiore del 35% nelle aziende che hanno adottato modelli di leadership moderni.

Servono capacità relazionali e motivazionali

Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, sottolinea come la leadership oggi non si limiti alla conoscenza degli strumenti digitali, ma si concentri su capacità relazionali e motivazionali. “I leader devono saper creare connessioni autentiche anche a distanza, promuovendo coesione e motivazione all’interno dei team,” spiega Adami.

Le ricerche di Adami & Associati confermano l’importanza di queste competenze: il 92% dei candidati a posizioni executive ritiene essenziale la capacità di gestire team ibridi, e il 78% dei team guidati da leader con queste abilità registra livelli più elevati di produttività e soddisfazione. Un elemento cruciale per i leader è la capacità di creare un ambiente inclusivo, in cui ogni membro del team si senta valorizzato, indipendentemente dalla propria posizione fisica.

La gestione dei team ibridi

La gestione di team ibridi non è priva di difficoltà. Il 45% degli executive intervistati segnala problemi nell’assicurare un elevato engagement dei collaboratori. Secondo Adami, la chiave per superare queste criticità è una comunicazione strutturata e intenzionale, che garantisca a tutti momenti di confronto e opportunità di crescita.

Un’altra sfida è rappresentata dalla valutazione delle performance. “Occorre superare la logica della presenza fisica e adottare nuovi criteri per misurare i risultati, basandosi sugli obiettivi raggiunti,” afferma Adami, evidenziando la necessità di comprendere a fondo le dinamiche del lavoro ibrido.

Inclusione e benessere, le parole d’ordine di domani

Le aziende stanno puntando su leader capaci di promuovere una cultura aziendale forte, anche attraverso modalità di lavoro a distanza. “Non si tratta solo di gestire, ma di ispirare e trasmettere valori condivisi,” osserva Adami, sottolineando come il benessere organizzativo sia ormai un pilastro del successo aziendale.

Guardando al futuro, il 67% delle aziende considera prioritario selezionare leader in grado di guidare la trasformazione digitale e culturale. “Il lavoro ibrido non è una fase temporanea, ma il nuovo paradigma del mondo del lavoro,” conclude Adami. “Solo chi saprà interpretare questo cambiamento resterà competitivo.”