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Autore: Dorothy Gonzaletti

Confcommercio e CDP, un protocollo d’intesa a sostegno delle Pmi

Confcommercio ha avviato una collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti (CDP) per attuare una serie di iniziative a supporto dell’attività delle Piccole e medie imprese associate, dal sostegno al credito alla promozione delle attività commerciali negli interventi di edilizia sociale e rigenerazione urbana. Tra gli ambiti di approfondimento e valutazione individuati nel protocollo d’intesa siglato tra le parti ce ne sono sei di particolare interesse: Fund raising, Basket Bond, Corporate lending, strumenti di credito agevolato e, appunto, di edilizia sociale e rigenerazione urbana. Il protocollo, si legge in una nota di Confcommercio, ha natura non vincolante, e la concreta attuazione di ogni singola iniziativa sarà regolata da appositi accordi vincolanti tra le relative parti.

Fund raising e Basket Bond su operatività del Fondo di garanzia per le Pmi

Nell’ambito del protocollo, Cassa Depositi e Prestiti potrebbe costituire una sottosezione del Fondo Pmi in modo da permettere la concessione di nuove e maggiori garanzie a favore delle imprese associate a Confcommercio che rispettano i parametri di accesso al FondoI.

Inoltre, CDP potrebbe intervenire come investitore di riferimento per la costituzione di una protezione a copertura delle prime perdite (Basket Bond), in caso di eventuali inadempimenti dei prenditori finali, nel contesto di operazioni per favorire le emissioni di mini bond da parte delle imprese.

Corporate lending e linee di garanzia fino all’80%

A supporto degli investimenti e dei processi di crescita, anche internazionale, delle imprese, CDP potrebbe intervenire con iniziative di corporate lending per finanziare in via diretta imprese associate con fatturati elevati per investimenti finalizzati, tra l’altro, a ricerca, innovazione, valorizzazione del patrimonio culturale, ambiente ed energia. Cassa Depositi e Prestiti potrebbe anche intervenire con iniziative di garanzia di su portafogli di nuove esposizioni originate da banche e/o confidi. CDP potrebbe concedere linee di garanzia fino all’80% su portafogli di nuovi finanziamenti o garanzie originati da banche o confidi del sistema per favorire l’accesso al credito delle imprese.

Strumenti di credito agevolato

Sarebbero poi possibili finanziamenti a tassi agevolati a medio-lungo termine da parte di CDP, in sinergia con il sistema bancario, mediante il Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e agli investimenti in ricerca (FRI). Quanto al supporto per l’edilizia sociale e la rigenerazione urbana, CDP potrà valutare con Confcommercio la fattibilità di iniziative per promuovere l’insediamento di attività commerciali negli interventi di edilizia sociale e di rigenerazione urbana promossi dal Gruppo CDP.

Le 5 parole nuove per sognare di viaggiare al tempo della pandemia

Se la lingua è in costante evoluzione la situazione pandemica ha creato neologismi e nuovi trend linguistici legati al tema del viaggio. Dall’adattogeno Workation a Fernweh, il termine tedesco per la ‘nostalgia di paesi lontani’, Babbel, insieme alla piattaforma PiratinViaggio, ha stilato un glossario di termini e hashtag relativi ai viaggi. Primo fra tutti l’inglese #staycation, uno degli hashtag più usati per descrivere le vacanze nel 2020 sui social. Dall’unione di stay (rimanere a casa) e vacation (vacanza), staycation significa infatti trascorrere le vacanze facendo i turisti nella propria città e dintorni, riscoprendone la bellezza.

Urlaub auf Balkonien, Travel shaming, Workation

L’espressione tedesca Urlaub (vacanza) auf Balkonien (in balcone) è l’equivalente tedesco di staycation. Viene utilizzata per indicare in senso ironico il balcone di casa come meta di vacanza immaginaria. L’inglese Travel shaming fa invece riferimento a quando chi pubblica foto e video delle vacanze sui social riceve commenti negativi. Se poi lo smart working rende possibile unire vacanza e lavoro, workation (abbreviazione di work on vacation) significa lavorare da remoto in luoghi di villeggiatura, e aspettare fino a dopo l’orario di lavoro o il fine settimana per le attività turistiche. E se quasi la metà degli intervistati vuole in futuro abbinare vacanza e lavoro, a questo è contrario il 55%: tenere lavoro e vacanze separate aiuterebbe a godersi di più quest’ ultime.

South working e sea working

Nel 2020 molti meridionali che per lavoro vivono nel Nord Italia sono tornati temporaneamente al Sud, un fenomeno ben descritto dalla nuova espressione anglosassone, ma in realtà tutta italiana, South working. Sea working, invece, si riferisce a un concorso grazie al quale i vincitori hanno avuto la possibilità di lavorare 10 giorni su una barca nel mare della Puglia. Se il lavoro da remoto diventasse la norma, molti italiani, ma non solo, potrebbero considerare l’idea di vivere con un clima più mite e vicino al mare, magari per poter fare un bagno in mare in pausa pranzo.

Fernweh, o il desiderio di viaggiare

Dopo un anno segnato dalle tante limitazioni che hanno reso difficile viaggiare, la voglia di vedere il mondo e di conoscere nuove culture è ancora più forte. Questo sentimento è ben descritto da un termine di origine tedesca, Fernweh, reso in lingua italiana come “nostalgia di paesi lontani”, una nostalgia di fondo per il viaggio o l’altrove. Fernweh è l’esatto opposto di Heimweh, che significa “nostalgia di casa”. Infatti mentre Heim significa “casa” (nel senso di luogo degli affetti), Fern significa “lontano”. Weh invece si traduce in italiano con “dolore” o “sofferenza”. Fernweh quindi, come wanderlust, è il desiderio di viaggiare, di lasciare la vita di tutti i giorni e di vedere il mondo.

Come gestire il condizionatore d’aria in ogni occasione

Con l’arrivo dell’estate e dunque delle temperature più alte, il condizionatore d’aria rappresenta una delle alternative che ci consente di trovare sollievo. Uno dei consigli che va sempre bene è quello di non dirigere il getto d’aria fredda direttamente addosso alle persone a prescindere da quale sia la temperatura impostata o la velocità della ventola. Per quel che riguarda l’impostazione della temperatura, può variare in base ai diversi momenti della giornata virgola, come segue.

  • Quando torniamo in casa: quando rincasiamo e siamo accaldati è bene evitare di impostare la temperatura del condizionatore a meno di 3 gradi rispetto quella esterna. È bene procedere in questa maniera e diminuire progressivamente la temperatura nel corso delle ore così da fare in modo che il corpo abbia tutto il tempo di potersi abituare. Se invece L’aria è particolarmente umida, meglio sfruttare la funzione deumidificatore per togliere umidità all’aria.
  • Se siamo già in casa: se invece ci troviamo già in casa e desideriamo stare al fresco, va bene avviare il condizionatore e impostare una temperatura che non sia più bassa di 6°/7° rispetto quella esterna. Ciò consente di ottenere il massimo anche per quel che riguarda la resa energetica e mantenere una piacevole temperatura dentro casa. Bisogna anche regolare la velocità della ventola in base alle dimensioni dell’ambiente e al numero di persone presenti nella stanza.
  • Se in casa si suda: nel caso in cui ci troviamo già in casa e nonostante il condizionatore acceso continuiamo a sudare, ciò avviene probabilmente perché l’aria è particolarmente umida. Per questo motivo facciamo bene a sfruttare la funzione deumidificatore e togliere umidità all’aria per avvertire da subito una migliore sensazione di freschezza.
  • Se accendiamo il condizionatore la notte: se avvertiamo invece il caldo la notte quando siamo a letto facciamo bene a non impostare una temperatura che sia inferiore più di 2° nei confronti di quella esterna e impostando la velocità della ventola al minimo, considerando che di notte il corpo ha bisogno di una temperatura più alta rispetto il giorno quando siamo in attività.  I condizionatori Mitsubishi hanno anche una interessante funzione che consente loro di regolare automaticamente la temperatura e il livello di umidità mentre dormi.

Seguendo questi semplici consigli ti sarà possibile gestire al meglio il tuo condizionatore in ogni occasione e avere sempre il massimo del comfort in casa riducendo al minimo anche i consumi.

Smart home, le case italiane sono sempre più “intelligenti”

Le case stanno diventando sempre più smart. Il mercato dei dispositivi intelligenti per le abitazioni ha infatti raggiunto il valore di  68 miliardi di euro. I principali fan di questi sistemi sono gli statunitensi, seguiti dai cinesi, mentre l’Italia – al momento – è indietro nella classifica. Attuamente il mercato italiano della smart home vale “solo” 566 milioni di euro, ma le stime parlano di un miliardo di euro già nel 2023. Sono alcuni dei risultati del primo rapporto sulla Smart Home elaborato dal Centro Studi TIM. In Europa, guida la lista dei principali Paesi per diffusione degli oggetti smart nelle case il Regno Unito, dove per ogni 10 case ci sono 18 oggetti smart. Seguono la Germania (16 oggetti) e la Francia (12). Con 6 oggetti smart ogni 10 case, inoltre, l’Italia precede la Spagna che ne registra solo 4.

Gli smart speaker fanno la parte del leone

Tra i dispositivi più venduti, e non è una sorpresa,  ci sono saldamente in testa gli smart speaker, altoparlanti dotati di assistenti vocali che hanno registrato una vertiginosa crescita negli ultimi due anni. Ma anche gli altri elettrodomestici collegati alla rete stanno popolando le nostre abitazioni: quelli per l’automazione e il controllo dei consumi energetici della casa, i gateway, gli hub, le lampadine e prese smart. Senza dimenticare le telecamere, i sensori e gli altri sistemi di sicurezza e protezione, e naturalmente i sistemi per l’intrattenimento. Una casa intelligente è poi una casa che acquista valore sul mercato immobiliare, come mostrano le esperienze di paesi precursori in questo campo, come USA e Regno Unito. Nonostante il boom dei sistemi smart, non mancano anche alcune preoccupazioni legate alla privacy: più di un italiano su due è restio a condividere i propri dati personali, anche quando si tratta di rendere più smart la propria casa. La risposta, ovviamente, risiede in soluzioni di sicurezza informatica più performanti ma anche in campagne di informazione per sviluppare un uso più consapevole di questi strumenti.

Smart è anche ecologico

Gli esperti sottolineano infine che adottare sistemi per rendere intelligente la propria casa è utile non solo a  un miglioramento della nostra esperienza tra le mura domestiche. Puntare sull’utilizzo di oggetti smart aiuta a ridurre in maniera significativa il consumo energetico, e quindi le emissioni di CO2. Contribuisce quindi a prenderci cura dell’ambiente e del mondo in cui viviamo. L’utilizzo di sistemi di energy management può portare a una riduzione dei consumi energetici del 10-15% annuo a livello nazionale, con un risparmio di 3-3,5 miliardi di euro. E, al tempo stesso, ridurre le emissioni CO2 di circa 1,7- 2,5 milioni di tonnellate l’anno.

Trustpilot, nel 2020 eliminate oltre 2 milioni di recensioni false

Nel 2020 sono oltre due milioni le recensioni false intercettate da Trustpilot a livello globale. Nel primo Report sulla trasparenza pubblicato dal sito web danese che ospita le recensioni delle aziende in tutto il mondo, emerge infatti che l’anno passato le recensioni false intercettate e rimosse sono state esattamente 2.209.230. Di queste, oltre 1,5 milioni, precisamente 1.549.683, sono state eliminate automaticamente, utilizzando un software di rilevamento delle frodi, e poco più di 600 mila (659.547) sono state rimosse manualmente.

Nell’anno del Covid aumentate del +25% le recensioni a livello globale

“L’attività sulla piattaforma di Trustpilot è cresciuta molto nel 2020, confermando un aumento del +25% delle recensioni a livello globale – commenta all’Adnkronos Claudio Ciccarelli, Country Manager di Trustpilot in Italia -. Proprio nell’anno in cui ci si è visti costretti a prendere le distanze dagli altri, e in cui la fiducia in buona parte delle istituzioni è venuta a mancare, i dati messi a disposizione dal Transparency Report mostrano quanto sia importante tornare a riporre fiducia nelle persone”.

“Le recensioni false e la disinformazione sono i nostri nemici”

“La popolarità delle recensioni ha dato ai consumatori la fiducia per comprare di più online da un numero maggiore di aziende di ogni sorta e dimensione – aggiunge Peter Mühlman, fondatore e Ceo di Trustpilot -. Le recensioni false e la disinformazione sono i nostri nemici, e noi continuiamo a fare tutto il possibile per evitare che i consumatori vengano ingannati. La fiducia – continua Peter Mühlman – non è solo una parte del nostro nome, è il cuore di tutto ciò che facciamo. Per avere successo nella nostra attività, il nostro modo di lavorare deve essere sempre più aperto e trasparente”.

Emessi 38.957 avvertimenti alle aziende che non rispettano le linee guida

Di fatto Trustpilot individua e rimuove proattivamente le recensioni false o nocive, che nel 2020 sono arrivate a coprire il 5,7% del totale delle recensioni pubblicate sulla piattaforma. Ovviamente Trustpilot applica le proprie linee guida a tutte le aziende e gli autori delle recensioni. E secondo il Transparency Report nel corso del 2020, in totale sono stati emessi 38.957 avvertimenti alle aziende, e sono state inviate 1.030 lettere di diffida formali. Inoltre la piattaforma ha postato sui profili ritenuti in grave violazione delle linee guida 522 avvertimenti pubblici rivolti ai consumatori, e ha rescisso i contratti di 122 aziende.

Bullismo e cyberbullismo, l’opinione dei ragazzi nell’anno del Covid

Dopo droga e violenza sessuale bullismo e cyberbullismo rimangono una delle minacce più temute dagli adolescenti. Ragazzi e ragazze non si sentono al sicuro sul web, e dopo il cyberbullismo, è il revenge porn a fare più paura, soprattutto tra le ragazze. Nell’anno del Covid-19 poi i giovani esprimono tutta la sofferenza per il senso di solitudine, e questa solitudine rischia di esporli maggiormente alle minacce del web. L’Osservatorio Indifesa, realizzato nel corso del 2020, riporta una fotografia della realtà raccontata direttamente dai ragazzi, attraverso le risposte di 6.000 adolescenti di età compresa fra i 13 e i 23 anni provenienti da tutta Italia.

Numeri preoccupanti

Dai dati dell’Osservatorio a preoccupare sono i numeri di quella che sembra essere un’esperienza di sofferenza quotidiana per troppi giovani. Il 68% di loro dichiara di aver assistito a episodi di bullismo o cyberbullismo, mentre ne è vittima diretta il 61%. Ragazzi e ragazze esprimono disagio e sofferenza per episodi di violenza psicologica subita da parte di coetanei (42,23%), in particolare, il 44,57% delle ragazze segnala il forte disagio provato dal ricevere online commenti non graditi di carattere sessuale. Dall’altro lato, l’8,02% delle ragazze ammette di aver compiuto atti di bullismo, o cyberbullismo, percentuale che cresce fino al 14,76% tra i ragazzi.

I ragazzi della GenZ conoscono bene la pericolosità del web

Tra i partecipanti alla rilevazione 6 su 10 dichiarano di non sentirsi al sicuro online. Sono le ragazze ad avere più paura, soprattutto sui social media e sulle app per incontri: lo conferma il 61,36% di loro. Tra i rischi maggiori sia i maschi sia le femmine pongono al primo posto il cyberbullismo (66,34%), a seguire per i ragazzi spaventa di più la perdita della propria privacy (49,32%), il revenge porn (41,63%), il rischio di adescamento da parte di malintenzionati (39,20%), lo stalking (36,56%) e le molestie online (33,78%). Dopo il cyberbullismo, l’incubo maggiore per le ragazze è il revenge porn (52,16%), insieme al rischio di subire molestie online (51,24%), l’adescamento da parte di malintenzionati (49,03%) e la perdita della propria privacy (44,73%).

Il Covid-19 aumenta il senso di solitudine

“I dati dell’Osservatorio Indifesa 2020 destano allarme e ci dicono come gli effetti della pandemia e i drastici cambiamenti che questi hanno portato nella vita dei ragazzi siano già oggi drammatici – afferma Paolo Ferrara Direttore Generale di Terre des Hommes -. L’isolamento sociale, la didattica a distanza e la perdita della socialità stanno provocando una profonda solitudine e demotivazione, ma anche ansia, rabbia e paura”. Pesanti infatti sono le conseguenze del Covid-19 e delle misure di isolamento e distanziamento sociale per i ragazzi italiani: il 93% degli adolescenti ha affermato di sentirsi solo, con un aumento del 10% rispetto alla rilevazione precedente. Un aumento ancora più significativo se si pensa che la percentuale di chi ha indicato di provare solitudine “molto spesso” è passata dal 33% a un drammatico 48%.

Il mercato dei mutui nel 2020, +2,8% di richieste

Nel 2020 il mercato dei mutui immobiliari registra una crescita delle richieste del +2,8%. Una crescita spinta dal boom delle surroghe e da tassi di interesse estremamente appetibili, che hanno stimolato le famiglie a rinegoziare anche i contratti stipulati di recente. È quanto emerge dal Barometro di CRIF, ovvero l’analisi sul patrimonio informativo di EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF.

“Il risultato conferma la solidità del comparto, nonostante l’andamento negativo del credito alle famiglie nel suo complesso – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF – fortemente condizionato dall’emergenza pandemica e dalle restrizioni fisiche imposte con i lockdown”.

Soluzioni in grado di pesare il meno possibile sul bilancio familiare

Nel complesso, l’importo dei mutui richiesti negli ultimi anni è costantemente cresciuto, facendo segnare nel 2020 il picco degli ultimi 10 anni. Segnali incoraggianti per il comparto arrivano anche dall’andamento dell’importo medio richiesto, che seppur condizionato dall’elevata incidenza dei mutui di sostituzione, si è attestato a 133.577 euro, in crescita del +2,0% rispetto all’anno precedente, quando era fermo a 130.976 euro. Quanto agli importi, quasi i 3/4 delle richieste presenta un’entità sotto i 150.000 euro, a conferma della propensione delle famiglie a orientarsi verso soluzioni in grado di pesare il meno possibile sul bilancio familiare.

Distribuzione per fascia di importo, durata ed età

La distribuzione per fasce di importo nel 2020 è rimasta pressoché stabile rispetto all’anno precedente, con una lieve contrazione delle richieste nella classe inferiore ai 75.000 euro (22,6% contro il 24% del 2019), compensata da una equivalente crescita nella classe tra 150.000 e 300.000 euro. Anche la durata delle richieste conferma la propensione delle famiglie a spalmare il piano di rimborso su un arco temporale di lungo periodo: nel 2020, infatti, oltre il 76% delle richieste di mutuo si è caratterizzato per una durata superiore ai 15 anni. Per quanto riguarda la distribuzione delle interrogazioni in relazione all’età del richiedente emerge uno scenario in linea con quello dell’anno precedente, con al primo posto la fascia compresa tra i 35 e i 44 anni (33,8% del totale).

Nel 2021 un progressivo recupero delle richieste

Sulla base di un’analisi previsionale prodotta da CRIF e SDA Bocconi, in assenza di ulteriori shock, causati ad esempio da una terza ondata di contagi, per il 2021 ci si aspetta un progressivo recupero delle richieste di mutui, con una variazione positiva tra il +11% e il +26%, con un picco negativo del -5% in caso di scenario meno favorevole.

“Seppur con una partenza lenta, le previsioni per il 2021 vedono una crescita del ricorso al credito immobiliare da parte delle famiglie – aggiunge Capecchi – favorita dall’auspicato miglioramento dello scenario economico e dalla crescente propensione a valutare l’acquisto di abitazioni più confortevoli in virtù delle nuove esigenze abitative emerse durante i periodi di restrizione che hanno obbligato gli italiani a restare in casa”.

Istat: il mercato del lavoro nel terzo trimestre dell’anno

L’emergenza sanitaria continua a influenzare le dinamiche del mercato del lavoro. Nel terzo trimestre 2020 si assiste però a un forte recupero congiunturale dei livelli di attività economica. Secondo i dati divulgati dall’Istat, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, pur risultando ancora inferiore ai livelli registrati nello stesso periodo del 2019 (-5,9%) registra una ripresa del +21,0% rispetto al trimestre precedente. Dopo la consistente contrazione della prima metà dell’anno il Pil mostra invece una crescita congiunturale del 15,9%, e un calo tendenziale del 5%.

Il tasso di occupazione sale al 57,9%

Dal lato dell’offerta di lavoro il numero di occupati torna a crescere in termini congiunturali (+56mila, +0,2%), per effetto di un aumento dei dipendenti più consistente del calo degli indipendenti. Il tasso di occupazione sale al 57,9% (+0,2 punti rispetto al secondo trimestre), con il Mezzogiorno che registra la crescita più marcata (+0,6%). Rispetto al terzo trimestre 2019, il numero di occupati è però inferiore di 622 mila unità (-2,6% in un anno): diminuiscono soprattutto i dipendenti a termine (-449 mila, -14,1%), continuano a diminuire gli indipendenti (-218 mila, -4,1%), mentre aumentano lievemente i dipendenti a tempo indeterminato. Il calo interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale, tra i quali l’incidenza del part time involontario si attesta al 66,4%.

Aumentano le ore lavorate

Dal lato delle imprese la ripresa dei ritmi produttivi nei mesi estivi ha determinato un generale miglioramento della domanda di lavoro, con un recupero delle posizioni lavorative dipendenti su base congiunturale pari a +2,2% e un deciso rallentamento della caduta in termini tendenziali, che in questo trimestre si attesta a -1,9% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Tale recupero si associa al marcato aumento delle ore lavorate per dipendente, pari a 29,1% su base congiunturale, e a un significativo contenimento della diminuzione tendenziale, pari a -4,8%.

In termini congiunturali diminuisce il costo del lavoro

Il ricorso alla cassa integrazione registra una variazione tendenziale positiva, decisamente inferiore a quelle del trimestre precedente, pari a 80,9 ore ogni mille ore lavorate. Il tasso dei posti vacanti aumenta dello 0,2% su base congiunturale e diminuisce dello 0,3% su base annua. Si osserva infine, in termini congiunturali, un decremento del costo del lavoro pari a -4,8%, dovuto alla diminuzione sia delle retribuzioni (-5,0%) sia degli oneri sociali del (-4,2%). In termini tendenziali il costo del lavoro registra un aumento dell’1%, con una variazione positiva dello 0,9% per le retribuzioni e dell’1,2% per gli oneri.

I prodotti più cercati del Black Fiday

Ormai Black Friday è diventata un’espressione di uso corrente. Così tanto usata (e forse abusata), che gli italiani che cercano “Black Friday” hanno raggiunto una proporzione di 10 a 1 rispetto a chi digita semplicemente “sconti”. A fotografare le ricerche sul web dei nostri connazionali è stato uno studio condotto da  AvantGrade.com nel mese di novembre. Le parole chiave che hanno registrato una forte impennata sono state “Amazon black Friday in anticipo”, “Amazon black Friday 2020 date”, “Zara black Friday 2020”, “data black Friday 2020 Italia”. Oltre ad Amazon, che promuove pagine sugli annunci delle Pmi, le piccole e medie imprese italiane, l’interesse verso il Black Friday è associato ad alcuni brand del retail legati alla tecnologia: i più cercati sono stati Euronics, Unieuro, Mediaworld. In ambito moda svettano Zalando e le ricerche legate alle scarpe Lidl.
Ricerche aumentate del 12% rispetto al 2019

Interessanti anche i dati rilevati da SEMrush, piattaforma per la gestione della visibilità online, che dimostrano come le ricerche online “Black Friday” sono aumentate del 12% rispetto allo scorso anno. In crescita anche le digitazioni relative al Cyber Monday (+14%), ovvero il lunedì successivo, dedicato principalmente ai ribassi su prodotti di elettronica e informatica. 

Cosa vogliono gli italiani

Con quasi 4.7 milioni di digitazioni sui motori di ricerca solo nel mese di novembre, il prodotto che sta suscitando più interesse in assoluto è la PlayStation 5. Oltre a giocare, però, gli italiani sembrano appassionarsi anche alla pulizia della casa: non per niente il secondo prodotto più cercato è “Dyson Black Friday”, digitato 7.8 mila volte, con un incremento del 140% rispetto allo scorso anno. Grande interesse anche per i prodotti della Apple. Tra questi il più cercato è l’iPhone 11, anche se in calo rispetto all’anno passato (3.5 mila, -46%), mentre quello con l’incremento maggiore nel 2020 sono gli Airpods pro, con un +767%. In generale, invece, il prodotto che fa segnare il più alto tasso di crescita è il tablet che, come riporta Ansa, indipendentemente dalla marca segna il +2.000%.

Le piattaforme più utilizzate

Non sorprende che nel periodo esaminato la piattaforma più consultata sia Amazon.it, con una media di oltre 260 milioni accessi mensili, quasi il 50% in più rispetto all’anno scorso, mentre lo shop con il maggior incremento generale è Unieuro.it, a +69% (12 milioni ricerche). Da desktop dopo il colosso Amazon segue eBay, con 30 milioni di accessi, posizioni che rimangono stabili anche per le ricerche da mobile.

L’economia circolare in Italia

In Italia nel dibattito pubblico degli ultimi anni il concetto di sostenibilità è sempre più presente. Il termine sostenibilità indica un insieme di comportamenti e scelte, individuali e collettive, orientate a principi etici e a logiche di lungo periodo, che hanno l’obiettivo di coniugare la salvaguardia di risorse limitate e il benessere delle generazioni presenti e future, generando un circolo virtuoso. Secondo Legambiente, la sostenibilità si declina in tre ambiti principali: economica, sociale e ambientale. L’economia circolare è quindi un modello industriale basato sulla sostenibilità attraverso il riutilizzo delle risorse, dove tutte le attività sono organizzate affinché i rifiuti possano diventare risorse da reintrodurre nel ciclo di produzione di nuovi beni, tramite il ripetersi del riutilizzo/riciclo.

Il 40% degli italiani conosce i principi alla base dell’economia circolare

L’economia circolare riduce quindi al minimo gli scarti puntando su loro uso per la creazione di nuove materie prime, prevedendo e studiando sin dall’inizio del processo la loro valorizzazione.

Ma cosa ne pensano gli italiani? Il 76% dei nostri connazionali conosce il concetto di sostenibilità, e il 40% i principi alla base dell’economia circolare. Per il 72%, poi, il Recovery Fund è importante per un rilancio green dell’economia all’insegna della circolarità, della sostenibilità e della lotta alla crisi climatica. Si tratta di alcuni dati raccolti dall’indagine L’Economia Circolare in Italia, condotto da Ipsos e a cura di Legambiente e Conou (Consorzio nazionale per la raccolta e gestioni degli oli minerali usati) e presentato nel corso della VII edizione dell’EcoForum, la conferenza nazionale sull’economia circolare organizzata da Legambiente, Kyoto Club e La Nuova Ecologia.

Il 61% dei cittadini intervistati riconosce un ruolo importante alla sostenibilità

Per quanto riguarda il ruolo giocato dall’Europa nell’indirizzare l’Italia verso uno sviluppo sostenibile, sia dal punto di vista ambientale sia sociale, il 61% dei cittadini intervistati ne riconosce un ruolo importante, mentre il Green Deal europeo è ancora poco conosciuto: solo il 42% ne ha un’opinione positiva. Dati, questi, che confermano la fiducia crescente dei cittadini su questo nuovo modello di economia, anche se dall’altro canto restano le preoccupazioni per i problemi del Paese, riporta la Repubblica.

Dopo l’occupazione, ambiente e mobilità sono le questioni prioritarie da affrontare

L’80% degli intervistati si dice però preoccupato a livello nazionale per l’occupazione e l’economia, il 45% per il welfare e il 39% per il funzionamento delle istituzioni.

A livello locale, inoltre, se occupazione ed economia restano le questioni prioritarie da affrontare, per il 47% degli intervistati al secondo posto compaiono l’ambiente (32%) e la mobilità (27%).