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Autore: pieroy17

Come sono cambiati negli anni i consumi mediatici degli italiani?

Tra il 2019 e il 2023, l’Italia ha visto un’evoluzione significativa nei consumi mediatici. La televisione si conferma il mezzo di comunicazione più diffuso, con un’utenza stabile al 95,9% nel 2023 (+0,8% rispetto al 2022). Crescono sia la tv via internet (+3,3%) sia la mobile tv, utilizzata oggi dal 33,6% degli italiani.

Anche la radio mantiene un buon livello di ascolto (78,9%), benché in leggero calo (-1,1%). L’autoradio è il mezzo preferito (69,1%), mentre la radio tradizionale subisce una flessione (45,6%). I podcast, invece, raggiungono il 10,1% della popolazione. I dati emergono dal capitolo “Comunicazione e media” del 58° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese.

Internet e social media, presenza quotidiana 
Internet è utilizzato dall’89,1% degli italiani, con un incremento dell’1,1% in un anno. Gli smartphone sono lo strumento principale per accedere alla rete (88,2%), spesso associati ai social network, utilizzati dall’82,0% della popolazione.

Tra i giovani (14-29 anni), spiccano WhatsApp (93,0%), YouTube (79,3%) e Instagram (72,9%). In lieve calo Facebook (50,3%) e Spotify (49,6%), mentre Telegram e Snapchat perdono decisamente terreno.

Non si ferma la crisi della stampa
La stampa tradizionale continua a soffrire. I quotidiani cartacei, letti dal 67,0% degli italiani nel 2007, scendono al 22,0% nel 2023 (-3,4% in un anno). Anche settimanali e mensili registrano cali, rispettivamente del -1,7% e -2,8%. I quotidiani online perdono lettori (-2,5%) e si fermano al 30,5% della popolazione, mentre i siti d’informazione restano stabili al 58,1%.

Nuovi format per gli amanti della lettura
Nel 2023, il 45,8% degli italiani legge libri cartacei, segnando un incremento del 3,1% rispetto all’anno precedente, ma una diminuzione del 13,6% rispetto al 2007. Gli e-book rimangono fermi al 12,7%, mentre gli audiolibri raggiungono il 5,3%. I fumetti e le graphic novel conquistano l’8,0% degli italiani, con prevalenza tra i maschi e i più istruiti.

Informarsi con lo smartphone: messaggi testuali o visivi?
L’83,7% degli italiani usa lo smartphone per informarsi. Tra questi, il 37,9% preferisce ricerche mirate, mentre il 28,2% consulta più fonti. Crescono i contenuti visivi, come video (12,1%) e immagini (8,1%), soprattutto tra i giovani, segnalando un graduale spostamento verso una comunicazione più immediata.

Cosa cambia con l’Intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale solleva più di un interrogativo sul futuro del lavoro. Il 65,5% teme un impatto negativo sull’occupazione, ma il 37,4% vede opportunità nel segno della creatività.

Chi si aspetta dei vantaggi dall’Ia, ritiene che ci saranno miglioramenti nella sanità (55,9%) e nella ricerca scientifica (45,4%). L’82,0% degli italiani chiede però una regolamentazione rigorosa per garantire un uso etico e sicuro.

Mutui: nel 2024 richieste a +14% 

Nei primi dieci mesi del 2024 le richieste di finanziamento per l’acquisto di un immobile raccolte online sono aumentate del 14% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Insomma, arrivano nuovamente segnali positivi dal mercato dei mutui. Ma secondo i risultati dell’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it, notizie positive provengono anche dal mercato immobiliare. A quanto si evince dai dati dell’Agenzia delle Entrate nel secondo trimestre 2024 le compravendite di abitazioni hanno registrato un incremento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2023.

L’identikit del richiedente

Guardando all’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo emerge che l’importo medio richiesto nei primi dieci mesi del 2024 è stato pari a 133.923 euro, in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Cresce anche il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, salito nel 2024 a 208.495 euro (+4%).

In lievissimo incremento anche l’età degli aspiranti mutuatari, dato che va letto anche alla luce dell’incremento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 21% del 2023 al 29% del 2024, valore cresciuto grazie al calo dei tassi che ha fatto da traino a questo tipo di operazione.

Prima casa: aumenta l’importo medio

Limitando l’analisi alle sole richieste di mutui per l’acquisto della prima casa, emerge che l’importo medio richiesto nei primi 10 mesi del 2024 è stato pari a 138.745 euro, in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In crescita anche il valore medio dell’immobile, che ha raggiunto 190.861 euro (+2,4%).

Rimangono sostanzialmente stabili, l’età media del richiedente (37 anni e mezzo) e la durata del piano di ammortamento (26 anni).
Dal punto di vista dell’offerta, i primi dieci mesi dell’anno sono stati caratterizzati da buone condizioni sul fronte dei tassi fissi. Secondo le simulazioni di Facile.it, oggi per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,71%, con rata di 579 euro.

Immobili di classe A e B più convenienti

Tariffe ancora più convenienti per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,40% e una rata di 559 euro. Per la surroga, invece, il miglior TAN disponibile online è pari al 2,49% (rata di 565 euro).

Per quanto riguarda i tassi variabili, nonostante il calo degli indici dovuto al taglio della BCE, i valori restano elevati anche se in lenta discesa. Per un mutuo medio variabile da 126.000 in 25 anni (LTV 70%), a gennaio 2022 la rata era pari a 456 euro, a novembre 2024 è arrivata a 693 euro.
Oggi le migliori offerte online, per un mutuo medio, partono da un tasso (TAN) del 3,81%, con una rata di 645 euro. Per gli immobili di classe A o B i valori partono da 3,61%, con una rata di 631 euro.

Bonus Natale 2024: tutto quello che c’è da sapere

Che misura è e a chi spetta il Bonus Natale 2024? Il Bonus Natale 2024, previsto dal decreto Omnibus, consiste in un contributo di 100 euro destinato ai lavoratori dipendenti con un reddito complessivo fino a 28.000 euro.

Come indicato nella circolare dell’Agenzia delle Entrate, il bonus è riservato a coloro che abbiano almeno un figlio fiscalmente a carico, indipendentemente dalla condizione familiare: coniugati, separati, divorziati, monogenitori o conviventi. Tuttavia, il beneficio non spetta al lavoratore il cui coniuge o convivente, non legalmente separato, risulti anch’esso beneficiario della stessa indennità.

I requisiti necessari
Per accedere al Bonus Natale è necessario soddisfare alcune condizioni. Il primo è che il lavoratore deve avere un reddito annuo non superiore a 28.000 euro nel 2024. Il secondo riguarda i figli a carico: sono considerati fiscalmente a carico i figli con età fino a 24 anni e reddito annuo lordo non superiore a 4.000 euro; per i figli con più di 24 anni, il limite scende a 2.840,51 euro. Terzo requisito, la compatibilità con altri benefici: ovvero il  bonus non può essere cumulato tra i membri dello stesso nucleo familiare. In caso di coppie di lavoratori, solo uno dei due potrà richiedere l’indennità.

Le nuove disposizioni, introdotte dal Decreto Legge 167, semplificano i criteri per accedere al beneficio. In passato era necessario appartenere a un nucleo familiare specifico, riferisce Adnkronos, mentre oggi basta la presenza di almeno un figlio fiscalmente a carico per soddisfare il requisito familiare.

Come richiedere il bonus?
Per ottenere il Bonus Natale, il dipendente deve presentare un’autocertificazione al datore di lavoro (sostituto d’imposta) dichiarando di possedere i requisiti di reddito e familiari richiesti; che il coniuge o convivente non sia beneficiario dello stesso bonus.

Chi ha già presentato la richiesta non è tenuto a ripetere la procedura, salvo debba aggiornare i dati relativi al convivente, comunicandone il codice fiscale e confermando che non riceverà il contributo.

Quando viene erogato?
Il sostituto d’imposta accrediterà il bonus direttamente nella busta paga di dicembre, generalmente insieme alla tredicesima mensilità. Nel caso in cui il lavoratore non riceva il contributo pur avendone diritto, potrà recuperarlo tramite la dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2024, da presentare nel 2025.

Un aiuto per le famiglie
Il Bonus Natale 2024 rappresenta un aiuto concreto per i lavoratori con redditi medio-bassi, offrendo un contributo economico che premia chi ha figli a carico e mira a sostenere il benessere delle famiglie durante le festività natalizie.

Gli italiani e l’energia: sì alle rinnovabili, dubbi sul nucleare

Gli italiani sono decisamente favorevoli alle energie rinnovabili mentre mostrano una decisa resistenza all’energia nucleare da fissione. La maggior parte degli intervistati (74%) esprime infatti preoccupazione per le scorie radioattive e il rischio legato alla fissione, mentre il 73% considera la fusione nucleare un’opzione più sicura e meno impattante.

Lo rivela un recente sondaggio condotto dalla Fondazione UniVerde e Noto Sondaggi, i cui dati sono stati presentati durante un convegno a Ecomondo, confermando le preferenze dei nostri connazionali per un futuro energetico sostenibile.

Energia rinnovabile: crescono solare ed eolico

Il rapporto evidenzia che per la sicurezza energetica del Paese, il 72% degli italiani considera l’eolico offshore una soluzione importante, purché si rispettino alcune priorità ecologiche, come la tutela della biodiversità marina (47%), delle aree protette (46%) e delle rotte migratorie degli uccelli (38%). Gli intervistati sottolineano anche l’importanza di ridurre i tempi di autorizzazione (38%) e aumentare i fondi per questa tecnologia (37%), oltre a creare una filiera nazionale per la produzione dei componenti.

Quando si parla di rinnovabili, gli italiani indicano che le fonti principali dovrebbero essere il solare (79%) e l’eolico (65%), ritenute non solo sicure (rispettivamente 75% e 69%), ma anche compatibili con l’ambiente. Inoltre, per il 73% è preferibile installare impianti eolici a terra in aree vocate, mentre il 44% suggerisce di sfruttare le coperture di grandi edifici per i pannelli solari.

La sfida del nucleare

La fusione nucleare, vista come una delle sfide tecnologiche più importanti per il futuro, ottiene largo consenso tra gli italiani, che indicano come priorità la ricerca e sviluppo (44%), la formazione di personale specializzato (20%) e la costruzione di impianti pilota (19%). Al contrario, la percentuale di chi sostiene l’investimento nell’idrogeno per la transizione energetica è calata al 64%.

Efficienza energetica nelle case: quanta burocrazia

Il sondaggio evidenzia l’interesse per l’efficienza energetica nelle abitazioni: il 21% degli intervistati considera prioritario installare impianti fotovoltaici domestici, seguito dai pannelli solari per acqua calda e dall’isolamento degli infissi (15%). Tuttavia, il 79% degli italiani ritiene che passare al solare sia ancora troppo costoso e complesso dal punto di vista tecnico e burocratico.

Necessario semplificare le procedure 

In un videomessaggio, Paolo Zangrillo, Ministro per la Pubblica Amministrazione, ha sottolineato l’importanza di semplificare le procedure burocratiche, in linea con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Un recente decreto legislativo propone regimi amministrativi semplificati per gli impianti a energia rinnovabile, riducendo i costi e i tempi per le aziende e le amministrazioni coinvolte.

Questi risultati mostrano come gli italiani siano favorevoli a un sistema energetico basato su fonti rinnovabili, con una chiara apertura verso l’innovazione sostenibile e il rispetto ambientale, a conferma della necessità di politiche volte a semplificare l’adozione di queste tecnologie.

Cosa sognano i giovani italiani? Matrimonio e figli in fondo alla lista

Il 2024 segna un miglioramento nella vita personale e professionale dei giovani italiani, accompagnato però da un aumento del distacco dalle istituzioni politiche e sociali. Lo rivela la ricerca GenerationShip 2024, condotta da Kkienn Connecting People and Companies per il Gruppo Unipol.

Mentre cresce la fiducia nel proprio futuro, l’incertezza globale e le difficoltà economiche continuano a influenzare profondamente il loro orizzonte.

Ambizioni e priorità delle nuove generazioni

Le nuove generazioni danno sempre più valore alla realizzazione professionale ed economica, mentre l’interesse per la formazione di una famiglia continua a diminuire. Secondo il report, l’84% dei giovani considera importante fare carriera e raggiungere un benessere economico, mentre oltre il 50% di Gen Z e Millennials giudica matrimonio e figli come obiettivi poco rilevanti.

Per molti, formare una famiglia resta una possibilità solo se sussistono condizioni economiche stabili, e l’idea di non avere figli è ormai socialmente accettata. Le giovani donne sono in prima linea in questo cambiamento: per loro, l’istruzione e la stabilità lavorativa sono priorità crescenti rispetto al passato.

Situazione lavorativa e desiderio di mobilità

Nel 2024, il mercato del lavoro giovanile mostra segnali di miglioramento, con un leggero aumento nella soddisfazione lavorativa rispetto al 2023 (6,71 su 10). Tuttavia, molti giovani continuano a cercare posizioni più stabili e meglio retribuite, e il fenomeno della “Great Resignation” è ancora rilevante.

Sebbene la propensione a emigrare sia in calo (dal 58% nel 2022 al 45% nel 2024), resta un’opzione per chi cerca migliori opportunità fuori dal Paese.

Sfiducia nella politica e nelle istituzioni

L’interesse dei giovani per la politica è basso: solo il 43% mostra interesse, e il 69% esprime sfiducia nella politica italiana. Anche se l’idea di un’Europa unita guadagna consensi, solo il 54% si identifica come europeo, e solo il 18% lo fa con convinzione.

Sessualità e relazioni sociali

Il 2024 è caratterizzato da una maggiore apertura verso la sessualità, con un aumento delle relazioni occasionali e un’accettazione più ampia delle diverse preferenze e modalità relazionali. Tuttavia, le app di incontri perdono popolarità tra i giovani, mentre aumentano tra gli adulti tra i 36 e i 74 anni.

Aspettative e diseguaglianze di genere

Le giovani donne oggi desiderano maggiore indipendenza e mettono in discussione i ruoli tradizionali. Nonostante condividano ideali comuni con i loro coetanei maschi, sentono un carico di responsabilità maggiore, orientandosi verso l’istruzione e il lavoro come strumenti di emancipazione in una società ancora carente in termini di pari opportunità.

Il Platform Thinking interessa il 90% delle aziende quotate

L’Osservatorio Platform Thinking HUB del Politecnico di Milano definisce le piattaforme come gruppi di clienti multipli e interdipendenti ed effetti di rete trasversali, per cui la presenza di un gruppo di utenti aumenta il valore della piattaforma di un altro.

Le piattaforme, quindi, non sono solo strumenti per trasformare il business lineare in un modello più efficiente, scalabile e con costi marginali pari quasi a zero. Sono un meccanismo più ampio per rivoluzionare qualsiasi processo. E il Platform Thinking è proprio la capacità di utilizzare meccanismi basati su piattaforme per la trasformazione del business di un’azienda di qualsiasi tipo.
Una strategia di innovazione che in Italia interessa già 9 imprese su 10 dell’indice FTSE MIB.

Non sono solo big tech della Silicon Valley

Amazon, Spotify, Facebook, Google non sono solo aziende tech della Silicon Valley, ma possono diventare lo strumento per abilitare la trasformazione digitale delle imprese. 
L’88% delle aziende quotate al principale listino italiano ha sviluppato un’iniziativa in qualche modo legata a una piattaforma. Anche se in realtà in molti casi si tratta semplicemente di servizi lineari digitali, senza le caratteristiche che identificano le vere e proprie piattaforme.

Inoltre, il 46% delle aziende dell’indice FTSE MIB, una percentuale comunque significativa, sta sfruttando appieno le opportunità derivanti dal Platform Thinking.
Esaminando le iniziative promosse da queste aziende come ‘piattaforme’ si contano 107 progetti, ma di questi solo il 22%, ovvero, 23 progetti, possono essere classificati come reali piattaforme.

Approccio e strategie di Platform Thinking

L’Osservatorio ha identificato tre approcci e 18 strategie che le aziende possono mettere in atto per attuare il Platform Thinking.
La prima è quella della piattaforma come nuovo servizio, che può comportare un nuovo approccio al mercato, una ‘scatola degli attrezzi’ per gli sviluppatori, un’espansione dei servizi esistenti o un nuovo servizio, iniziative di sostenibilità o sviluppo di piattaforme attorno a un prodotto.

La seconda strategia riguarda innovare un’attività primaria dell’azienda, con un’estensione dal lato dell’offerta, piattaforme di seconda generazione, estensioni multilaterali, pubblicità avanzata, apertura a complementi esterni o digitalizzazione dei servizi.
Il terzo approccio è la piattaforma per innovare un’attività di supporto, come raccolta di dati per l’innovazione, piattaforme di open innovation, sistemi di gestione della conoscenza, processo di sostegno all’estensione dell’offerta, progetti di sostenibilità interna e piattaforme di training.

Uno strumento per tutte le realtà aziendali

“Le piattaforme sono uno strumento adatto non solo alle startup tecnologiche, ma anche alle aziende di ogni dimensione e settore per creare valore reinventando prodotti e processi aziendali – spiega Daniel Trabucchi, Responsabile Scientifico e Direttore dell’Osservatorio -. La ricerca dimostra come siano molto diffuse e addirittura pervasive anche nelle aziende nel nostro Paese, creando valore e portando efficienza, efficacia e allineamento all’interno. Ma le piattaforme si rivelano alleate anche in alcune grandi sfide della modernità, come quello della sostenibilità, basti pensare a realtà come Vinted o ToGoodToGoo, che stanno facendo molto per abbattere gli sprechi e favorire l’economia circolare”.

Cicale o formiche? Gli italiani provano a risparmiare ma ci riescono sempre meno 

Dove sono finiti i risparmi degli italiani? E quanto riescono a mettere da parte?
Risponde il sondaggio condotto da Saldi Privati, il sito di ‘vendite evento’, che indaga le abitudini e le scelte dei suoi utenti in fatto di risparmi.

Il 71% degli intervistati dichiara che il risparmio e la responsabilità in materia di acquisti sono valori molto importanti, ma nonostante questa attitudine valoriale conferita al risparmio il dato preoccupante emerso dalla survey è che oggi le persone riescono a mettere da parte molto poco.

Un quadro generale peggiorato rispetto a 5 anni fa

Se il 28% degli intervistati ammette che risparmiare è sì un valore, ma certamente inferiore ad altri, e solo l’1% lo considera trascurabile, il 22% risparmia meno di 100 euro al mese, il 36% da 100 a 300, il 15% fino a 500 euro e addirittura un 15% non riesce a risparmiare nulla.
In termini di benessere economico e costo della vita, il quadro generale se paragonato a 5 anni fa sembra peggiorato. Il 46% del panel dichiara infatti di risparmiare meno rispetto al passato, il 39 % dice di mantenersi più o meno in linea, e solo il 16% oggi mette da parte più soldi rispetto a prima.

Prodotti cheap? No grazie, meglio comprare meno

Ma non tutto può essere sacrificato in nome del risparmio. Su questo punto il 40% degli utenti Saldi Privati è concorde nel non voler rinunciare alla qualità dei prodotti acquistati, il 33% al proprio stile di vita, il 29% al comfort della propria casa e solo l’11% afferma di non poter fare a meno di una vita culturale attiva.
Gli intervistati ribadiscono di non essere disposti a comprare prodotti cheap e di bassa qualità, piuttosto scelgono di fare shopping con minor frequenza (22%) e soprattutto prestano più attenzione a offerte e sconti (47%).

In questo scenario, i siti di flash sales si configurano come preziosi alleati per far fronte a budget sempre più ridotti e a un costo della vita sempre più alto.
Per il 64% del campione il benefit principale delle flash sales è la possibilità di accedere a brand di fascia alta e noti, che altrimenti sarebbero loro preclusi, e il 61% di godere di sconti fino al 70% sul prezzo iniziale.

A cosa destinare i soldi nel “porcellino”? 

Anche in questo caso emerge un ritratto degli italiani prudenti e parsimoniosi: il 48% li tiene in banca per spese impreviste, il 29% li usa per acquisti correnti, il 26% li impiega in investimenti finanziari e il 5% in investimenti immobiliari, mentre il 15% dichiara di non aver risparmi da spendere in alcun modo.

Se dovessero ‘spaccare il porcellino’ gli utenti di Saldi Privati sceglierebbero, con il 54% dei voti, di concedersi un bel viaggio, seguito dagli acquisti per la persona, come abiti, accessori e prodotti beauty (32%).
In coda alla wish list, l’automobile o la moto nuova (7%). Insomma, italiani e motori sono un sodalizio che dura da sempre, ma non in tempi di recessione.

I Crypto-asset sono sempre più diffusi, non solo per investimenti leciti

Se n’è parlato durante il convegno ‘Utilizzo lecito e illecito dei crypto-asset’, organizzato dall’Osservatorio Blockchain and Web3 della School of Management del Politecnico di Milano, in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza.

In Italia i crypto-asset sono sempre più utilizzati, sia per scopi legittimi, come transazioni finanziarie, investimenti, pagamento di beni/servizi, tokenizzazione di asset e partecipazione a progetti DeFi, sia per attività illegali (riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo, traffico di droga, compravendita di beni illeciti su dark web e social network).
Sono infatti già 3,6 milioni gli italiani in possesso di crypto-asset, il 41% come forma di investimento, il 18% per acquistare prodotti/servizi online, e solo il 10% per interagire con altri asset/applicazioni digitali. Ma in generale solo un italiano su tre dichiara di conoscerli bene.

Ottimo investimento, ma non mancano i problemi

Se per alcuni i crypto-asset sono stati un ottimo investimento, per altri non sono mancati i problemi. Il 50% riferisce esperienze negative: il 20% per problemi nel pagamento con criptovalute, il 18% durante l’acquisto, e il 13% per cyberattacchi (ad esempio, phishing).

“Le transazioni digitali e i crypto-asset hanno avviato negli ultimi anni una vera e propria rivoluzione finanziaria – commenta Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano -. Parliamo di temi che sono al centro di importanti dibattiti a livello nazionale e che chiamano a raccolta una larga fetta di attori economici e sociali: dalle banche alle imprese ai soggetti che agiscono a tutela e nell’interesse della collettività, quali le Forze dell’Ordine e le autorità giudiziarie”.

Un nuovo modello economico che garantisca trasparenza e legittimità

“L’adozione dei crypto-asset rappresenta un’opportunità significativa per la trasformazione del settore finanziario e la nascita di nuovi modelli economici – spiega Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano -. Tuttavia, per garantire una crescita sostenibile, è essenziale che il loro utilizzo avvenga all’interno di un quadro normativo ben definito, che promuova trasparenza e sicurezza e garantisca la legittimità dell’operato”.

Secondo Francesco Bruschi, direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3, “La blockchain è uno strumento potente anche per il monitoraggio delle attività illecite, grazie alla trasparenza e all’immutabilità dei dati che essa garantisce. Il nostro obiettivo è rendere sempre più efficace la collaborazione tra attori del mercato e autorità di controllo per creare un ambiente sicuro e legale per lo sviluppo dei crypto-asset”.

I metodi per contrastare il cybercrimine

Durante il convegno, esponenti delle Forze dell’Ordine e dell’Autorità Giudiziaria hanno affrontato il tema del contrasto al cybercrime legato ai crypto-asset. Sono stati discussi i metodi utilizzati dalle organizzazioni criminali per riciclare denaro tramite criptovalute e DeFi, così come l’utilizzo illecito delle criptovalute nel dark web e nei social network.

Un faro è stato acceso anche sulle tecniche e gli strumenti impiegati per il sequestro e la confisca delle criptovalute, con particolare attenzione alle sfide investigative legate agli attacchi ransomware e al monitoraggio delle transazioni sospette.
Insomma, nonostante l’entusiasmo per l’innovazione, non mancano infatti le criticità.

Real estate, più dinamiche le compravendite degli affitti. Ma non a Milano 

Nel secondo trimestre del 2024, il mercato delle compravendite di abitazioni ha mostrato una lieve ripresa rispetto al periodo precedente. Secondo i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle Entrate, sono state vendute circa 186 mila abitazioni, con un incremento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2023. Questo dato segna un’inversione rispetto al calo del 7,2% registrato nel trimestre precedente.

Però, non tutte le città hanno beneficiato di questa ripresa: a Milano le compravendite sono diminuite del 7,3% e a Firenze dell’8,15%. Al contrario, Roma e Genova hanno mostrato un trend positivo, con un aumento rispettivamente del 3,4% e del 3,9%.

“Movimento” nelle aree del Nord e del Centro

L’aumento delle compravendite è stato più evidente nelle aree del Nord e del Centro Italia, dove i comuni minori hanno trainato la crescita con un aumento dell’1,6%. Al contrario, nelle città capoluogo la variazione è stata molto più contenuta, con un modesto +0,2%. I dati indicano che le abitazioni di piccole dimensioni, inferiori a 50 metri quadri, e quelle molto grandi, oltre i 115 metri quadri, sono state le più richieste, entrambe con una crescita di circa il 2%.

Mutui ipotecari in crescita

Un altro dato significativo riguarda l’utilizzo dei mutui ipotecari. Più del 40% degli acquirenti ha ricorso a un finanziamento per l’acquisto della propria casa, un aumento rispetto al trimestre precedente. Questo trend conferma una maggiore propensione degli acquirenti a utilizzare strumenti di credito per finanziare l’acquisto immobiliare.

Dinamiche delle principali città italiane

L’analisi delle otto principali città italiane mostra variazioni annuali leggermente negative, con risultati diversificati a seconda delle località. Se da un lato Roma e Genova registrano aumenti degli scambi, con tassi superiori al 3%, dall’altro Milano e Firenze segnano flessioni significative, superiori al 7%. Le diminuzioni sono state più contenute a Bologna e Torino, dove il calo delle compravendite è stato meno marcato.

Mercato delle locazioni in calo

Nel mercato delle locazioni, invece, si è verificata una diminuzione del 2,7% dei contratti di affitto registrati nel secondo trimestre del 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, si evidenzia un aumento dei contratti transitori (+1,3%) e di quelli agevolati per studenti, con una crescita del 4,5% per le abitazioni locate interamente e un significativo +25,7% per le locazioni parziali. Complessivamente, i canoni di locazione hanno raggiunto oltre 1,3 miliardi di euro.

Rientro a scuola: quanto costa alle famiglie italiane?

Con l’approssimarsi della riapertura delle scuole, molte famiglie italiane stanno affrontando l’onere economico dell’acquisto di materiali scolastici e libri di testo. Quest’anno, i costi per il corredo scolastico e i libri hanno subito un notevole incremento rispetto al 2023, mettendo ulteriormente sotto pressione i bilanci familiari.

La spesa media per il corredo tocca i 647 euro

Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (O.N.F.), la spesa media per il corredo scolastico di ogni studente, che include zaini, astucci e altri materiali, si attesta intorno ai 647,00 euro, con un aumento del 6,6% rispetto all’anno precedente. In particolare, zaini con caratteristiche speciali, come quelli con trolley o con power bank integrato, risultano essere tra gli articoli più costosi. La crescente diffusione degli acquisti online ha permesso alle famiglie di risparmiare fino al 20% rispetto ai prezzi delle cartolibrerie tradizionali, sebbene la spesa rimanga comunque significativa.

Il caro libri

Il costo dei libri di testo rappresenta un’altra voce di spesa importante per le famiglie. Per l’anno scolastico in corso, l’investimento medio per i libri, inclusi due dizionari, è di circa 591,44 euro per studente, con un aumento del 18% rispetto al 2023. Questo incremento è più marcato per i libri delle scuole superiori, mentre i testi per le scuole medie hanno visto una leggera diminuzione dei prezzi. L’acquisto di libri usati può rappresentare una valida alternativa per ridurre i costi, consentendo un risparmio superiore al 28%.

Dispositivi tecnologici e altri voci di spesa

Oltre ai costi per il materiale scolastico e i libri, le famiglie devono considerare l’acquisto di dispositivi tecnologici, ormai indispensabili per la didattica moderna. Un computer, completo di webcam, microfono, software antivirus e programmi base, può costare almeno 413,44 euro, con un incremento del 5% rispetto all’anno scorso. Anche i costi di connessione a internet devono essere aggiunti a questa spesa. Tuttavia, l’acquisto di dispositivi rigenerati può offrire un risparmio significativo, riducendo la spesa del 38%.

Le difficoltà delle famiglie italiane  

I costi elevati, tuttavia, rischiano di compromettere il diritto allo studio, specialmente per le famiglie con reddito medio-basso. Per alleviare questa situazione, alcuni comuni e regioni italiane offrono agevolazioni o buoni per l’acquisto di libri e materiali scolastici, destinati alle famiglie con difficoltà economiche. Sebbene queste iniziative siano utili, spesso non sono sufficienti a coprire l’intera spesa, soprattutto in un contesto di aumento generale dei prezzi.

Conclusioni

Le spese scolastiche, tra corredo, libri e dispositivi tecnologici, rappresentano un impegno economico sempre più gravoso per le famiglie italiane. È essenziale che le istituzioni continuino a supportare le famiglie attraverso misure di aiuto e incentivi, per garantire a tutti i ragazzi l’accesso a un’istruzione adeguata.