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Autore: pieroy17

Imprese: nel secondo trimestre 2025 quasi 33 mila nuove realtà

Tra aprile e giugno in Italia sono nate 80.205 nuove imprese e 47.405 hanno cessato l’attività. Tra iscrizioni e cessazioni il secondo trimestre 2025 si chiude con un saldo positivo di 32.800 imprese, il miglior risultato degli ultimi cinque anni nello stesso periodo.
Il tasso di crescita si attesta allo 0,56%, in accelerazione rispetto allo 0,50% dello stesso trimestre del 2024, mentre al 30 giugno 2025 lo stock complessivo raggiunge quota 5.885.209 unità.

I numeri del secondo trimestre confermano una vitalità diffusa del sistema produttivo nazionale: emerge dall’analisi trimestrale Movimprese condotta da Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

Lazio e Lombardia in testa

Con un tasso del +0,62% il Centro Italia si distingue per il ritmo più sostenuto di ampliamento della base imprenditoriale, con il Lazio che registra un saldo attivo di 4.679 imprese e una variazione positiva dello 0,79%.

Il Nord-Ovest, con 8.898 imprese, conferma il proprio peso sul panorama nazionale. La Lombardia si attesta come prima regione per stock di imprese registrate (948.382), mostrando un saldo positivo di 6.180 unità nel trimestre, +0,66%. Il Nord-Est registra un incremento di 5.641 imprese, portando il numero complessivo a 1.103.717 e un tasso di crescita dello 0,51%, mentre, nel Mezzogiorno è la Puglia a evidenziare un dinamismo superiore alla media nazionale con un saldo positivo di 2.508 imprese e una crescita dello 0,67%. Piemonte e Toscana condividono il saldo attivo di 1.885 nuove imprese, segnalando un miglioramento dei rispettivi contesti territoriali.

Sprint delle società di capitali

Per quanto riguarda le forme giuridiche, la spinta più forte arriva dalle società di capitali che nel trimestre registrano un saldo attivo di 19.985 unità (28.462 nuove iscrizioni, 8.477 cessazioni). La crescita dell’1,03% rispetto al trimestre precedente conferma il progressivo consolidamento dell’impresa strutturata come modello di riferimento per i neo-imprenditori.

Le ditte individuali mantengono il primato numerico (2.941.345 unità) con 12.771 imprese in più rispetto alla fine di marzo, +0,43%.
In controtendenza le società di persone, che segnano un saldo negativo di 290 unità, determinato da un numero di cessazioni (4.150) superiore alle iscrizioni (3.860, -0,04%). Le altre forme giuridiche chiudono il trimestre con un saldo positivo di 334 imprese e una crescita dello 0,19%.

Costruzioni, ristorazione, servizi tecnici guidano la ripresa 

Dal punto di vista settoriale il bilancio evidenzia una vivacità generalizzata, ma con punte particolarmente interessanti nei comparti a più alto valore aggiunto e nei servizi alla persona e all’impresa.
Il settore delle costruzioni registra il saldo positivo più elevato in termini assoluti (5.448 nuove imprese), seguito dalle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (4.595) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (3.368, +1,31%).

Si segnala una crescita marcata anche nelle attività finanziarie e assicurative (+1,62%, 2.298), nella fornitura di energia elettrica, gas e aria condizionata (+1,55%, 225) e nel settore dell’istruzione privata (+1,45%, 528).

Digital detox senza rischi: come disconnettersi davvero

Le vacanze dovrebbero essere il momento per antonomasia dove dedicarsi al relax, agli affetti e a una meritata pausa. Ma siamo davvero capaci di staccare dalla nostra vita iperconnessa? Anche in spiaggia o in montagna, la tentazione di controllare notifiche e social è dietro l’angolo. Per questo, sempre più persone scelgono il “digital detox”: un periodo senza device tecnologici per riconquistare un buon livello di benessere. R, perchè no, anche per dormire un po’ di più.

Ma, anche durante la pausa da smartphone o computer, la sicurezza digitale non può andare in vacanza. A ricordarlo è Kaspersky, azienda globale di cybersecurity, che ha pubblicato la guida “Digital Detox 2025: come disconnettersi in sicurezza”. Ecco alcuni consigli pratici per proteggersi prima, durante e dopo il viaggio.

Prima della partenza

Prima di chiudere la valigia, ecco qualche consiglio utile per non avere “preoccupazioni” digitali.

Backup completo 
Conviene eseguire un backup completo di foto, file e documenti. Meglio conservarli su supporti fisici come un NAS oppure in cloud protetti da crittografia. Lo stesso vale per lo smartphone e altri dispositivi che porterai con te.

Metti in sicurezza ogni dispositivo
Aggiorna il software con le ultime patch di sicurezza e installa soluzioni affidabili per la protezione, come un antivirus avanzato. Imposta password robuste e disattiva lo sblocco biometrico in favore di metodi più sicuri, come la cancellazione automatica dei dati dopo troppi tentativi errati.

Rinforza le password
Utilizza un gestore di password sicuro e attiva l’autenticazione a due fattori. Per evitare vulnerabilità, è consigliabile usare app dedicate invece degli SMS.

Proteggi la SIM (e la eSIM)
Attiva un codice PIN per la SIM e verifica se il tuo operatore consente il blocco della duplicazione non autorizzata. Il numero di telefono è spesso la chiave per accedere a servizi bancari e account online: proteggerlo è fondamentale.

Spegni quello che si può spegnere 
Spegni i dispositivi IoT non essenziali e cambia le password di default. Lascia attive solo telecamere e allarmi, meglio se collegati a gruppi di continuità.

In viaggio: tecnologia sì, ma con prudenza

Quando ci si sposta, è consigliare evitare le reti Wi-Fi pubbliche.  Meglio usare una VPN per proteggere i dati durante la navigazione fuori casa. Le reti aperte sono spesso vulnerabili ad attacchi informatici.
Occhio a anche ai social: postare in tempo reale posizione e foto può attirare l’attenzione di malintenzionati, anche a casa. Meglio rinviare la pubblicazione.
Se viaggi in aree con copertura limitata, valuta l’uso di dispositivi satellitari per comunicazioni d’emergenza e informati prima sulla copertura disponibile.

Al ritorno: reset mentale e digitale

Una volta rientrati, è utile fare un check-up digitale. Controlla che non ci siano accessi sospetti ai tuoi account e cambia le credenziali se necessario. Pulisci i dispositivi da app inutilizzate e reti Wi-Fi temporanee, e assicurati che antivirus e sistemi siano aggiornati.

Disconnettersi sì, ma in modo intelligente

“Il digital detox è un’opportunità per rigenerarsi davvero, ma è essenziale prepararsi anche dal punto di vista digitale”, ha commentato Cesare D’Angelo, General Manager per l’area mediterranea di Kaspersky.

In conclusione, una vacanza davvero rilassante passa anche da una connessione più consapevole. Con pochi accorgimenti si può spegnere tutto – senza spegnere la sicurezza.

PMI davanti a una sfida tecnologica globale: l’IT resta il punto debole

Meno di un’impresa su dieci ha una gestione IT avanzata, mentre cresce l’esigenza di innovare. Secondo un’indagine internazionale pubblicata da EasyVista e OTRS Group, la maggior parte delle piccole e medie imprese nel mondo fatica ancora a strutturare una gestione informatica moderna ed efficiente.

Il rapporto, intitolato “The State of SMB IT for 2026”, mostra che solo il 12% delle PMI ha raggiunto un livello elevato di maturità nei propri sistemi IT, mentre la maggioranza continua a gestire l’infrastruttura con strumenti superati o poco integrati.

Gestione informatica basata su metodi manuali

Lo studio, basato sulle risposte di oltre 1.000 professionisti del settore IT, rivela che il 67% delle aziende si affida ancora a processi manuali o a fogli di calcolo per gestire le attività informatiche quotidiane. Solo il 39% ha integrato pienamente il monitoraggio della propria infrastruttura con i processi interni.

Questo scenario, oltre a rallentare l’efficienza operativa, aumenta i rischi legati alla sicurezza, alla continuità operativa e alla conformità normativa.

L’intelligenza artificiale è ancora poco adottata

Il potenziale dell’intelligenza artificiale è riconosciuto dalla maggioranza delle PMI: il 71% degli intervistati considera l’AI importante per il successo della propria strategia IT. Eppure la sua adozione concreta è ancora in fase iniziale. Le principali applicazioni attuali riguardano l’automazione di attività ripetitive, il monitoraggio delle risorse e l’analisi dei dati.
Gli ostacoli principali restano i costi di implementazione, la tutela della privacy e la mancanza di competenze interne adeguate.

Investimenti e formazione in cima all’agenda

Per il prossimo anno, le imprese intendono puntare su tre priorità: rafforzare la sicurezza informatica, automatizzare i flussi IT e introdurre strumenti basati su AI.

Queste ambizioni richiedono però investimenti mirati: il 62% dichiara di aver bisogno di maggiore formazione, il 56% chiede strumenti più semplici da usare e il 48% sottolinea la necessità di soluzioni economiche e accessibili.

Una transizione che richiede leadership e visione

EasyVista e OTRS Group sottolineano che l’evoluzione tecnologica nelle PMI non è solo una questione tecnica, ma strategica. Passare da una gestione reattiva a un approccio proattivo richiede visione, processi ben definiti e una guida capace di trasformare l’IT in un alleato per la crescita e la competitività nel lungo periodo.

WhatsApp lancia le inserzioni pubblicitarie nello stato

Oggi WhatsApp viene utilizzato da 1,5 miliardi di persone al  giorno. “Negli ultimi due anni abbiamo lavorato per rendere la tab Aggiornamenti un luogo dove gli utenti possono scoprire qualcosa di nuovo su WhatsApp e o – spiega Meta in una nota-. Incoraggiati da questo entusiasmo, desideriamo aiutare amministratori, organizzazioni e aziende a crescere su WhatsApp”.

È così che il colosso guidato da Mark Zuckerberg annuncia alcune nuove funzioni per la sua app di messaggistica. Si tratta del lancio degli abbonamenti ai canali e della possibilità di inserire inserzioni pubblicitarie nello stato.
Queste ultime saranno visibili nella scheda presente in basso a sinistra nella schermata dell’app, dove si possono visualizzare appunto i canali lo stato dei propri contatti per 24 ore.

Aiutare gli amministratori a promuovere i propri canali

Il primo modo con cui Meta intende aiutare le aziende ad autopromuoversi riguarda gli abbonamenti ai canali.
“A fronte di un pagamento mensile – specifica la società – gli utenti potranno infatti sostenere il proprio canale preferito abbonandosi per ricevere aggiornamenti esclusivi “.

Il secondo modo riguarda proprio i canali promossi. “Per la prima volta gli amministratori dispongono di un modo per aumentare la visibilità del proprio canale – sottolinea Meta -. Aiuteremo a scoprire nuovi canali che potrebbero interessare gli utenti quando guardano nella directory”.
Il terzo è l’opportunità di inserire inserzioni pubblicitarie nello stato. “Grazie a questa possibilità si potranno trovare nuove aziende e avviare facilmente una conversazione su un prodotto o servizio che un’azienda sta promuovendo”.

Messaggi, chiamate e stati rimangono crittografati end-to-end

Queste nuove funzioni saranno visibili solo nella tab Aggiornamenti, e resteranno separate dalle chat personali. Ciò significa che, per chi usa WhatsApp solo per chattare con amici e persone care, l’esperienza d’uso non cambierà.

Meta precisa, tuttavia, di aver realizzato queste funzioni “in modo da proteggere la privacy il più possibile. I messaggi personali, le chiamate e gli stati rimangono crittografati end-to-end, il che significa che nessuno, nemmeno WhatsApp, può vederli o ascoltarli”.

“Non vendiamo né condividiamo il tuo numero di telefono con gli inserzionisti”

Per mostrare inserzioni che potrebbero interessare nello stato o nei canali, “useremo informazioni limitate come il Paese o la città, la lingua, i canali a cui hai effettuato l’iscrizione e come interagisci con le inserzioni che vedi. Per le persone che hanno scelto di aggiungere WhatsApp al Centro gestione account, useremo anche le loro preferenze relative alle inserzioni e le informazioni provenienti dagli account Meta”, spiega ancora Meta nella nota, come riferisce Askanews.

“Non vendiamo né condividiamo il tuo numero di telefono con gli inserzionisti. I messaggi personali, le chiamate e i gruppi di cui fai parte non saranno usati per determinare le inserzioni che potresti vedere. Da anni parliamo del nostro obiettivo di sviluppare un business che non interferisca con le chat personali e crediamo che la tab Aggiornamenti sia il posto giusto per queste nuove funzioni”.

Le PMI italiane guardano al digitale sostenibile, ma servono più competenze

Le Piccole e Medie Imprese italiane stanno dimostrando un crescente impegno verso la sostenibilità tecnologica. Ma se da un lato le intenzioni sono buone, dall’altro emergono importanti lacune sul piano delle competenze e delle azioni concrete. È quanto rivela una recente indagine condotta da ASUS insieme a Research Dogma, presentata in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Secondo i dati raccolti, ben il 91% delle PMI italiane dichiara di adottare almeno una pratica orientata alla sostenibilità informatica. Tuttavia, un terzo dei responsabili IT coinvolti ammette di non possedere le conoscenze adeguate per trasformare queste intenzioni in strategie operative efficaci.

Dispositivi “green” e consumo energetico sotto la lente

La sostenibilità digitale, per molte aziende, inizia dalla scelta dei dispositivi. Il 57% delle imprese intervistate dichiara di preferire prodotti con certificazioni ambientali o componenti ricondizionati, nell’ottica di promuovere un’economia circolare. Non mancano gli investimenti per ridurre i consumi: il 74% ha adottato misure per limitare l’impatto energetico di server, cloud e hardware.

In parallelo, cresce l’attenzione alla fase finale del ciclo di vita dei dispositivi. Due PMI su tre hanno messo in campo azioni per il riuso o il riciclo, anche se le pratiche restano frammentate: solo un terzo si affida ai canali ufficiali di raccolta, mentre altre aziende optano per donazioni, riuso interno o smaltimento tramite terzi.

Certificazioni ambientali: c’è ancora confusione

Sebbene strumenti come Energy Star, TCO ed EPEAT siano noti a molte imprese, solo il 30% dei responsabili IT sa interpretarne correttamente il significato. La mancanza di una formazione specifica rappresenta un freno importante, soprattutto nelle realtà più piccole, dove la gestione IT è spesso accentrata su figure non specializzate.

Anche le pratiche quotidiane risentono della scarsa informazione: funzionalità semplici e utili come la modalità scura (Dark Mode), che riduce i consumi, restano poco utilizzate.

Partnership sostenibili come valore aggiunto

Le aziende, oggi, non cercano solo prestazioni. Il 90% delle PMI desidera partner tecnologici che condividano valori ambientali. Apprezzano dispositivi efficienti, ma anche servizi di ritiro e riciclo, materiali riciclabili e imballaggi sostenibili. Il digitale, per essere davvero sostenibile, ha bisogno di visione, formazione e alleanze solide.

Export: le imprese italiane che esportano all’estero sono oltre 120mila

Oggi le aziende italiane che esportano all’estero sono 120.876, mentre altre 17.000 imprese, pur possedendo tutti i requisiti per aprirsi ai mercati internazionali da sole non riescono farlo. O lo fanno solo occasionalmente. Ma se adeguatamente supportate, potrebbero rapidamente aggiungersi a questa platea.

È quanto emerge dal Rapporto di Unioncamere realizzato dal Centro Studi Tagliacarne: mettere tutte le potenziali imprese esportatrici nella condizione di vendere oltreconfine potrebbe portare a un aumento complessivo del fatturato esportato tra il 2,6% e il 3,0%.

È fondamentale una maggiore integrazione europea

“L’export fornisce un contributo fondamentale alla crescita del Pil italiano – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli -. In 5 anni, l’export di beni delle nostre imprese è cresciuto del 30%, raggiungendo 623,5 miliardi di euro. E a questo risultato vanno aggiunti anche gli oltre 141 miliardi di euro connessi alla vendita di servizi – aggiunge Tripoli -. Il 54,5% delle esportazioni italiane di beni provengono dagli scambi all’interno della UE. E come ha evidenziato Mario Draghi, le barriere interne al mercato unico a livello europeo equivalgono a un dazio che incide per circa il 40% sullo scambio di beni, e addirittura per circa il 110% sullo scambio di servizi. Una maggiore integrazione europea è dunque fondamentale”. 

Imprese emergenti più vulnerabili ed esposte ai dazi Usa 

Più in dettaglio, delle 17mila imprese potenziali esportatrici 5.601 sono aspiranti tali, ovvero, aziende soprattutto ‘micro’ che attualmente non esportano ma hanno tutte le carte in regola per farlo. Altre 11.427 sono emergenti, ovvero, esportano solo in via occasionale ma avrebbero le potenzialità per consolidare la loro posizione all’estero.

Sono solo 1.600 le aziende emergenti che esportano verso gli Stati Uniti, ma per ben due imprese su tre gli Usa rappresentano l’unico mercato di sbocco oltre confine.
Nel complesso le imprese emergenti realizzano negli Usa il 15,7% delle loro esportazioni, per un totale di 87,4 milioni di euro, a fronte del 10,8% venduto negli States dal totale delle imprese esportatrici.

Milano “culla” delle potenzialità

È la Lombardia la regione che esprime il maggior numero di imprese potenziali esportatrici, con 4.259 realtà, il 25,0% del totale. Seguono Veneto (1.933, 11,4%) ed Emilia-Romagna (1.501, 8,8%).
Quanto alla dimensionalità, il 97,5% delle imprese aspiranti conta meno di 10 addetti, mentre la restante parte si divide tra piccole (2,4%) e medio-grandi imprese (0,1%).

Inoltre, il 46,8% delle imprese aspiranti opera nel settore manifatturiero, contro quasi il 40% delle emergenti. E se un quinto delle aspiranti si concentra in tre settori di attività (fabbricazione di prodotti in metallo, industrie alimentari e industria del legno) il profilo delle emergenti appare più variegato. Solo il 14,3% lavora nei primi tre comparti più rilevanti del manifatturiero, gli stessi delle aspiranti. A eccezione del settore del legno, sostituito da quello della riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature.

Second Hand Economy online: con 14,4 miliardi di euro supera l’offline anche a valore

Nel 2024 la second hand si conferma sempre più come scelta di acquisto maggioritaria, consapevole e smart.
Di fatto, è il terzo comportamento sostenibile più praticato dagli italiani (27,2 milioni di persone).
L’anno passato il valore economico generato dalla Second Hand Economy ha toccato livelli record, raggiungendo 27 miliardi di euro (+1 miliardo sul 2023), pari all’1,2% del Pil italiano.

Rispetto al totale del valore generato, 14,4 miliardi o (54%, +4 %) provengono dalla dimensione online, che per la prima volta supera l’offline anche a valore.
Lo evidenzia l’Osservatorio Second Hand Economy, realizzato da BVA Doxa per Subito.it.

Nel 2024 il 63% degli italiani ha acquistato o venduto oggetti usati

Insomma, nel 2024 la second hand ha conquistato un posto sempre più rilevante nelle abitudini quotidiane. Il 63% della popolazione ha acquistato o venduto oggetti usati, il 3% in più rispetto al 2023.
Tra coloro che vendono/comprano l’usato, l’online viene utilizzato da 7 italiani su 10 (69%), soprattutto perché è più veloce e offre una scelta più ampia (49%), ma anche perché disponibile 24h/7g e gestibile ovunque (47%). 

Guardando alle categorie, la più significativa per valore resta quella dei Veicoli, con 10,8 miliardi di euro e un trend sostanzialmente stabile rispetto al 2023. 
Segue Casa&Persona, che genera 7,3 miliardi di euro, mentre gli articoli di Elettronica raggiungono 5,2 miliardi, +6%. Chiude la classifica la categoria Sport e Hobby (3,1 miliardi). 

Cosa si compra e cosa si vende online

Le categorie in cui si compra di più online sono Casa&Persona (76%, +4%), Sport&Hobby (57%, +2%), Elettronica (43%), Veicoli (23%), mentre la Top 3 dei prodotti più venduti vede al primo posto Abbigliamento&Accessori (49%), seguita da Arredamento&Casalinghi (25%) e Libri&Riviste (21%).
Le motivazioni che spingono gli italiani a scegliere la second hand rimangono stabili rispetto al 2023, ma crescono le motivazioni legate al risparmio per chi acquista (61%, +4%), e quelle legate alla riduzione degli sprechi (42%, +6%) e al guadagno (37%, +4%) per chi vende. 

Ma perché si compra usato? Per risparmiare (61%), perché è un modo intelligente di fare economia sostenibile (41%), per ‘riusare’ gli oggetti (38%). 
D’altra parte, il 72% vende usato per liberarsi del superfluo, il 42% perché crede nel riuso, e il 37% ammette che lo fa per guadagnare.

Un alleato del bilancio familiare

Quanto ai valori associati alla second hand, ‘dare valore alle cose’ e ‘non sprecare’ sono al primo posto (55%), superando ‘sostenibilità’ (54%) e ‘scelta attuale e intelligente’ (49%).
Il 58% degli italiani dichiara poi che acquistare usato ha contribuito alla salute del bilancio familiare, con un risparmio medio percepito rispetto al ‘nuovo’ del 42%.

Sul fronte dei venditori, solo il 14% ha registrato un impatto significativo sulle proprie entrate annuali, in linea con il guadagno medio, che nel 2024 si è attestato a quota a 820 euro.
Una cifra messa da parte dal 52% degli intervistati per sostenere concretamente il bilancio familiare. 

Italiani più longevi, ma poco consapevoli delle nuove sfide economiche

Lo ha scoperto lo studio ‘InnovAge, tra longevità e innovazione: quale direzione?’, promosso da Invesco in collaborazione con Eumetra: longevità e innovazione tecnologica stanno trasformando le abitudini finanziarie e le priorità economiche degli italiani. Il 60% considera prioritario il benessere inteso da un punto di vista ‘qualitativo’, ma pochi adottano comportamenti finanziari adeguati per potersi assicurare a lungo uno stile di vita in linea con i propri bisogni e le proprie attese.

Oggi la qualità della vita viene percepita dagli italiani come più importante della sua durata, ma manca ancora una consapevolezza diffusa su come affrontare le sfide economiche della longevità.
La focalizzazione sulla qualità di vita come obiettivo di lungo periodo resta ancora limitata e superficiale.

Manca una strategia di investimento

Più di un intervistato su due riconosce l’importanza della pianificazione finanziaria, ma il 54% non ha ancora sviluppato una strategia di investimento per il proprio futuro.

Emerge anche una crescente richiesta di personalizzazione nei servizi finanziari, con l’educazione finanziaria, che gioca un ruolo chiave per colmare il divario tra chi è attivamente impegnato nella pianificazione e chi rimane impreparato.
Rispetto al ruolo della famiglia e delle istituzioni, quasi tre intervistati su cinque ritengono che gli anziani svolgano un ruolo di supporto economico/finanziario (56%) e di mentoring (54%).

Coinvolgere attivamente le istituzioni e la società civile

Il 73% sostiene, inoltre, che lo Stato dovrebbe assumere un ruolo più attivo nella gestione della longevità, sottolineando la necessità di un impegno condiviso con le istituzioni per incrementare la consapevolezza e il supporto a livello nazionale, coinvolgendo tutti i livelli della società civile, nessuno escluso: banche, Stato, istituzioni finanziarie.

Quanto alla tecnologia, viene percepita come una risorsa essenziale per migliorare la qualità della vita, soprattutto in ambito sanitario, con una sensibilità particolare rivolta alla telemedicina (46%) e all’AI applicata alla diagnosi (43%), anche se il suo impatto genera sentimenti contrastanti.

La tecnologia come asset per gli investitori 

In ambito prettamente finanziario, la tecnologia può giocare un ruolo positivo nel rapporto consulente finanziario-investitore tra i clienti più maturi. Tra i più giovani rappresenta un asset per gli investitori più anziani, inclini a soluzioni orientate a generare income nella fase post-retirement. Per i più giovani, meno esperti e con meno risorse, costituisce un facilitatore, avvicinandoli alla consulenza finanziaria.

Le istituzioni finanziarie, le aziende e il settore pubblico hanno la responsabilità di sviluppare strumenti e politiche per favorire una maggiore consapevolezza sui temi del risparmio e della pianificazione personalizzata.
La ricerca sottolinea la necessità di servizi finanziari più accessibili e flessibili, capaci di adattarsi ai diversi stili di vita e alle esigenze individuali.

Cyber Immunity: la nuova frontiera della sicurezza informatica 

I cybercriminali sono sempre più organizzati ed evoluti, pronti a cogliere – addirittura prima di tutti gli altri – tutte le possibili “falle” dei sistemi in cui insinuarsi. A questo proposito, durante il GITEX Asia 2025, una delle principali vetrine internazionali per l’innovazione tecnologica, Kaspersky ha presentato i risultati di una nuova indagine dedicata al futuro della cybersecurity.

Al centro dello studio, condotto su un campione globale di 850 professionisti della sicurezza IT, l’adozione della Cyber Immunity come risposta all’avanzare del cybercrimine.

Verso sistemi “sicuri per progettazione”

Secondo i dati raccolti, in Europa il 68% degli esperti di sicurezza considera la Cyber Immunity un approccio efficace per proteggere reti e sistemi da intrusioni e attacchi.

Questo paradigma si basa su sistemi “secure by design”, ovvero progettati fin dall’inizio con requisiti architetturali in grado di resistere nativamente agli attacchi informatici, riducendo così la necessità di interventi correttivi successivi o soluzioni di protezione aggiuntive.

Aumentano livello di familiarità e di fiducia

Lo studio ha anche rilevato una buona conoscenza del concetto: l’81% degli intervistati europei ha dichiarato di sapere cosa sia la Cyber Immunity e di comprenderne il significato.

Tra i vantaggi percepiti, il 28% ritiene che possa ridurre la frequenza degli attacchi, mentre il 37% ne evidenzia la capacità di minimizzarne gli effetti. Un ulteriore 34% è convinto che la strategia possa raggiungere entrambi gli obiettivi.

Un sistema operativo pensato per la resilienza

Per supportare concretamente questo approccio, Kaspersky ha presentato l’evoluzione del suo sistema operativo proprietario, KasperskyOS. Nato come piattaforma embedded per settori critici, oggi si sta trasformando in una soluzione general-purpose, adatta a una vasta gamma di applicazioni nei moderni ambienti IT.

KasperskyOS non si limita a difendere i sistemi da minacce esterne, ma punta a prevenirle strutturalmente, rendendo le infrastrutture informatiche più sicure fin dalla fase di sviluppo.

Una nuova era per la cybersecurity

“Le aziende non vogliono più soluzioni che intervengano solo a danno fatto. Stanno chiedendo sistemi costruiti per essere resistenti,” ha spiegato Dmitry Lukiyan, responsabile della Business Unit KasperskyOS. “Con la nostra piattaforma, offriamo uno strumento concreto per affrontare il futuro digitale con maggiore fiducia e robustezza”.

Turismo di lusso: cosa preferiscono i viaggiatori nel 2025?

Le destinazioni europee, in particolare il Mediterraneo, anche nel 2025 restano protagoniste dei viaggi di lusso, insieme a un forte desiderio di esplorare destinazioni internazionali. Il 91% dei consumatori prevede infatti di viaggiare all’estero, con una netta preferenza per soggiorni di 7-9 notti (37%).

Tra le destinazioni più ambite dai viaggiatori internazionali l’Italia continua a esercitare un’attrazione senza tempo, confermandosi una meta di grande fascino. Secondo il sondaggio annuale di Condé Nast Johansens, il nostro Paese viene scelto dal 26% degli intervistati, preceduto da Regno Unito (50%) e Spagna (30%).
Tra le mete più desiderate, anche Francia (25%) e Portogallo (16%). 

Enogastronomia e trattamenti nella spa

Tra le esperienze più ricercate si confermano city break (69%), vacanze al mare (58%) e ritiri in campagna (51%), dimostrando un equilibrio tra la voglia di esplorare città cosmopolite e il bisogno di relax immersi nella natura.

I consumatori mostrano poi un marcato interesse per il settore enogastronomico, con il 76% degli intervistati attratto da cibo e bevande. Anche la natura e le attività all’aperto suscitano grande interesse, coinvolgendo il 55% dei consumatori.
Seguono l’arte e la cultura, che affascinano il 48% del pubblico, e il benessere, con il 44% degli intervistati che apprezza esperienze legate a spa e trattamenti rilassanti.

Resort e boutique hotel le strutture più desiderate

Quando si parla di viaggi di lusso e benessere, emerge una forte preferenza per strutture indipendenti ed esclusive. Il 60% dei viaggiatori sceglie boutique hotel e resort di lusso. Gli elementi più apprezzati durante il soggiorno includono letti confortevoli (72%), colazione inclusa (69%) e opzioni di ristorazione di qualità (60%). Per chi cerca un’esperienza dedicata al benessere, le strutture più desiderate sono le piscine interne (81%), le vasche idromassaggio (73%) e le saune (68%).

Nel processo di prenotazione, i fattori più determinanti sono il clima e il costo dell’alloggio (67%). Inoltre, prima di confermare una prenotazione, l’82% dei viaggiatori consulta tra due e cinque siti web, mentre il 70% preferisce finalizzare la prenotazione direttamente sui siti ufficiali degli hotel.

La reputazione si costruisce anche attraverso il digitale

Dalla scelta della destinazione fino alla condivisione del soggiorno, i social media rappresentano uno degli strumenti più potenti di influenza, racconto e ispirazione.
Secondo i dati, Instagram si conferma la piattaforma principale per i viaggiatori di fascia alta, con un 69% che lo utilizza per ispirarsi o condividere contenuti legati ai propri viaggi. Seguono Facebook (48%) e TikTok (22%), che registra un incremento costante, in particolare tra le fasce più giovani.

La partecipazione attiva degli utenti si traduce in un elevato livello di engagement: il 36% pubblica contenuti relativi alla struttura, il 30% tagga l’hotel o resort, il 27% scrive recensioni dettagliate, il 22% condivide link, reel o stories menzionando il brand.
Il 21% degli utenti afferma poi di aver scelto una struttura su consiglio di un content creator.