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Autore: pieroy17

Ora legale, sì o no? Per l’Italia rappresenta 100 milioni di euro di risparmio 

E’ vero che l’adozione dell’ora legale, seppur con qualche “fastidio” per i cittadini, porta importanti vantaggi economici e ambientali? Pre proprio di sì. Secondo le stime di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale, nei sette mesi in cui sarà in vigore, il sistema elettrico italiano potrà beneficiare di un risparmio di circa 100 milioni di euro.
Questo risultato è ottenuto grazie a una riduzione del consumo di energia elettrica pari a circa 330 milioni di kWh.

Oltre al vantaggio economico, il minor utilizzo di elettricità comporterà un considerevole beneficio ambientale: si stima che l’Italia eviterà l’immissione in atmosfera di circa 160 mila tonnellate di anidride carbonica (CO2), contribuendo così alla lotta contro il cambiamento climatico.

Cambio d’ora, qualche dato

Quest’anno l’ora legale è entrata in vigore nella notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo 2025, quando alle 2:00 le lancette degli orologi si sono spostate avanti di un’ora. Resterà attiva fino a domenica 26 ottobre 2025, quando si tornerà all’ora solare.
Questa modalità consente di sfruttare maggiormente la luce naturale, riducendo il consumo di energia elettrica nelle ore serali.

Per le famiglie meno costi in bolletta

Il risparmio energetico derivante dall’ora legale è calcolato considerando il costo medio del kWh per il cliente domestico tipo in tutela, che per il primo trimestre del 2025 è stimato in circa 29,9 centesimi di euro (secondo i dati ARERA).
I 330 milioni di kWh risparmiati corrispondono al fabbisogno energetico annuo di oltre 125 mila famiglie italiane.

Il bilancio dal 2004 a oggi è positivo

Analizzando i dati degli ultimi vent’anni, si scopre che l’impatto economico è stato decisamente positivo. Dal 2004 al 2024, grazie all’ora legale, l’Italia ha registrato una riduzione complessiva del consumo di energia elettrica di oltre 11,7 miliardi di kWh.
In questo ventennio, c’è stato un risparmio economico di circa 2,2 miliardi di euro per cittadini e imprese.

Mantenere o abolire?

Nonostante i benefici, in Europa continua il dibattito sulla possibile abolizione del cambio d’ora. Alcuni Paesi sostengono che gli effetti positivi siano ormai scarsi, mentre altri evidenziano i lati positivi dell’operazione.

Per l’Italia, i dati dimostrano che il mantenimento dell’ora legale continua a generare vantaggi concreti per l’economia e l’ambiente.

Bollette in Lombardia: quanto spendono le famiglie per luce e gas?

Nel 2024, le famiglie lombarde con un contratto di fornitura nel mercato libero a tariffa indicizzata hanno dovuto affrontare una spesa media di 797 euro per l’energia elettrica e di 1.599 euro per il gas. Secondo l’analisi di Facile.it, il costo della luce è diminuito del 5% rispetto al 2023, mentre il gas ha registrato un aumento del 4%.

L’indagine è stata realizzata sui consumi dichiarati da un campione di oltre 505mila richieste di fornitura luce e gas raccolte nel 2023-2024 raccolte da utenti residenti in Lombardia (2.239 kWh per l’energia elettrica e 1.220 Smc per la fornitura di gas).

La crescita dei prezzi non si ferma

Gli esperti sottolineano che il trend di crescita dei prezzi delle materie prime, iniziato nella seconda metà del 2023, potrebbe intensificarsi nel 2025. Per questo motivo, la scelta del fornitore giusto diventa sempre più cruciale per evitare spese che non mandino in rosso i conti di casa.

Le province con le bollette più alte

L’analisi evidenzia che i lombardi pagano, in media, il 12% in più rispetto al resto d’Italia. Tuttavia, i costi variano notevolmente tra le diverse province.
Per quanto riguarda l’energia elettrica, la provincia più cara è Mantova, dove la spesa media è stata di 879 euro per un consumo di 2.571 kWh. Seguono Lodi (823 euro), Brescia (818 euro) e Cremona (814 euro). Milano si colloca nella fascia più bassa con 782 euro, mentre la provincia con il costo minore è Sondrio, dove la bolletta è stata di 755 euro per 2.068 kWh.

Sul fronte del gas, la classifica cambia radicalmente. Le famiglie di Como hanno pagato il conto più salato con una media di 1.789 euro per 1.378 Smc. Seguono Varese (1.783 euro), Pavia (1.748 euro) e Cremona (1.717 euro). Milano, invece, è risultata la provincia con la spesa più contenuta, pari a 1.384 euro per 1.042 Smc.

Quali scenari per il 2025?

Le bollette in Lombardia rimangono tra le più alte d’Italia e non sorprende che i continui rincari del gas preoccupino i consumatori. Con l’instabilità del mercato energetico, monitorare l’andamento dei prezzi e valutare attentamente le offerte diventa essenziale per ottimizzare la spesa familiare.

Gli esperti consigliano di confrontare periodicamente le tariffe disponibili per evitare costi eccessivi e prepararsi a possibili aumenti nel prossimo anno.

Pmi in difficoltà: cresce il peso della dimensione d’azienda

Nel 2012 in Italia le imprese con meno di 49 dipendenti producevano il 49% del fatturato totale delle aziende, mentre nel 2022 il valore scende al 42%.
Dall’altra parte, le medie imprese nel 2012 pesavano per il 20% e nel 2022 per il 22%, mentre le grandi imprese sono passate dal 32% al 37% (dati Censis/Istat).

Il modello di sviluppo italiano, basato sulla piccola impresa diffusa, è in difficoltà. Le piccole imprese, che rappresentano numericamente la grande maggioranza del nostro sistema produttivo (97,4%), e più della metà dell’occupazione privata (53,8), hanno perso peso in termini di fatturato a vantaggio delle medie e grandi aziende.
Sono alcuni dati discussi nel corso della Conferenza nazionale delle Camere di commercio ‘Verso il futuro’, nell’ambito della fiera FuturaExpo di Brescia.

L’importanza delle Camere di commercio

Questa dinamica suggerisce che il Paese si trovi all’interno di un processo di spostamento della produzione di valore dalle imprese più piccole a quelle più grandi.
In questo nuovo scenario, aumenta l’importanza del ruolo delle Camere di commercio, che hanno nella platea delle piccole imprese il proprio riferimento principale. In primo luogo, per l’innovazione.

A quanto emerge dal Rapporto del Censis ‘La dimensione comunitaria delle Camere di commercio’, l’obiettivo del Sistema camerale può essere quello di rendere l’innovazione accessibile ed efficace per le Piccole e medie imprese, permettendo loro di ottimizzare i processi e incrementare la produttività.

R&S: chi investe di più?

Tra il 2012 e il 2020 gli investimenti in Ricerca e sviluppo sono cresciuti costantemente in rapporto al Pil, sia per il totale dell’economia sia per le imprese, aumentati entrambi dello 0,2%.

Dalla pandemia in poi, tuttavia, mentre gli investimenti in R&S delle grandi imprese hanno continuato a crescere fino a superare 10 miliardi nel 2022 (+8,8% tra il 2019 e il 2022), quelli delle piccole sono scesi a 1,6 miliardi nel 2022 (-41,4% tra il 2019 e il 2022), mentre le medie imprese li hanno ridotti a 2,2 miliardi (-27,9% tra il 2019 e il 2022).

La carenza di personale e l’impatto sulla competitività

Il secondo aspetto riguarda invece il potenziale ruolo delle Camere di commercio come facilitatori nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Le analisi mostrano che mediamente la carenza di personale è stata identificata dalle imprese come uno dei fattori a più alto impatto sulla competitività.
Lo ritiene il 24% delle piccole imprese, il 26% delle medie e il 20% delle grandi. 

Rafforzare il ruolo delle Camere di Commercio nella gestione dei fondi pubblici, nella pianificazione degli investimenti e nel sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, le renderebbe un hub strategico per la crescita dei territori, l’attrazione degli investimenti e la ‘doppia transizione’ digitale ed ecologica. 

Comunicazione mobile: gli strumenti più adatti per interagire col cliente

Per le interazioni tra azienda e cliente è importante adottare una strategia che includa diversi canali. Ogni canale ha infatti caratteristiche specifiche che lo rendono più adatto rispetto ad altri per comunicare, a seconda delle esigenze.
Oggi lo smartphone è il touchpoint di riferimento per garantire ai clienti una comunicazione fluida e personalizzata, che assicuri elevati livelli di soddisfazione e fidelizzazione.

Ma per la gestione del mobile messaging le aziende devono utilizzare strumenti in grado di consentire alla clientela d’interagire attraverso il canale preferito.
La conferma arriva da uno studio condotto da Esendex, combinato con i risultati di una recente indagine sui consumatori. 

SMS e WhatsApp: quando e come usarli?

Gli SMS, ad esempio, sono più efficaci per comunicazioni urgenti e di primaria importanza, mentre WhatsApp, poiché più coinvolgente, favorisce una comunicazione bidirezionale con i clienti.
L’SMS rimane il canale privilegiato per avvisi e notifiche, in particolare, nell’ambito della sicurezza, ad esempio, per la comunicazione dei codici OTP, e in settori come sanità e hospitality. Tanto che il 92% dei consumatori afferma di affidarsi, almeno in parte, se non del tutto, a promemoria automatici per le prenotazioni al ristorante o gli appuntamenti medici.

La pervasività di WhatsApp nella vita quotidiana ne fa invece un mezzo potente nel miglioramento della customer journey. Sia in ambito marketing, dove più dell’83% degli utenti reagirebbe positivamente a un messaggio WhatsApp inviato da un brand, sia per l’assistenza clienti.

Customer Engagement e strategia “multicanale”

Dallo studio emerge, quindi, come sia strategico offrire alla clientela la libertà di scegliere il canale più adatto alle diverse esigenze, facendo poi confluire tutte le conversazioni in un’unica chat multicanale.

Questo approccio consente di migliorare l’efficienza operativa dal punto di vista dell’azienda e la qualità del servizio per il cliente.
“Oggi il Customer Engagement è un elemento cruciale per il successo, e investire in una strategia di comunicazione omnicanale, che metta il cliente al centro, rappresenta la scelta vincente per rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più connesso e interattivo”, commenta Carmine Scandale, Country Manager di Esendex.

Studio, la piattaforma che integra i canali senza interrompere la chat

“La nostra piattaforma Studio, in particolare, permette alle aziende di comunicare con i clienti attraverso una chat multicanale che integra SMS e WhatsApp Business Platform, la versione premium dell’app necessaria per sfruttare al meglio le potenzialità conversazionali del canale – aggiunge Scandale -. L’obiettivo è garantire un’esperienza personalizzata, consentendo di utilizzare strumenti di mobile messaging diversi, anche in base alla tipologia del messaggio, come, ad esempio, un SMS per la conferma di spedizione e WhatsApp per il supporto post-vendita, ma senza interruzioni nella conversazione”.

Note spese: perché è importante saperle gestire in modo efficiente

Sebbene la gestione delle note spese aziendali sia considerata come una pratica di routine, spesso nasconde complessità che se non affrontate correttamente causano errori e inefficienze.
Le note spese sono documenti utilizzati dai dipendenti per richiedere il rimborso delle spese sostenute nell’ambito delle attività professionali. Possono riguardare viaggi, pasti, pernottamenti o l’acquisto di materiali necessari per le proprie mansioni. In sostanza, servono a ufficializzare i costi anticipati dai lavoratori per conto dell’azienda.

All’interno di un’azienda, la gestione delle note spese costituisce un aspetto chiave per il buon funzionamento delle operazioni amministrative. Ma i processi manuali, i tempi lunghi per l’elaborazione e la necessità di rispettare le normative fiscali, creano sfide significative, che possono rallentare l’efficienza operativa e aumentare il rischio di errori. Ecco perchè la guida di SAP Concur può servire a districarsi in questo processo.

Un controllo accurato riduce i costi superflui e assicura il rispetto della normativa

È facile comprendere come una gestione note spese corretta risulti essenziale. Un controllo accurato, non solo garantisce maggiore trasparenza nei costi sostenuti, ma permette di monitorare in modo efficace il budget aziendale, riducendo sprechi e spese superflue, oltre ad assicurare il rispetto delle normative fiscali.

Le note spese, pur ricoprendo un ruolo centrale, possono presentare diverse criticità. Gli errori manuali, come l’inserimento di dati errati o incompleti, rischiano di compromettere l’accuratezza delle registrazioni contabili. Inoltre, spesso i processi tradizionali risultano lenti, causando ritardi nei rimborsi e aumentando l’insoddisfazione dei dipendenti.

Definire una policy evita ambiguità

Per gestire in modo efficace le note spese, è fondamentale adottare un approccio ad hoc. Innanzitutto, occorre definire una policy aziendale chiara, con un documento che stabilisca quali spese possono essere rimborsate, i limiti consentiti e le modalità di richiesta. Regole precise evitano ambiguità, garantendo maggiore coerenza e controllo nell’intero processo.

A una policy strutturata deve affiancarsi un’adeguata formazione dei dipendenti. Molti errori possono essere evitati assicurandosi che tutti conoscano e sappiano utilizzare correttamente gli strumenti aziendali, in particolare le piattaforme digitali. Inoltre, un’analisi periodica dei dati sulle spese consente di identificare eventuali anomalie o inefficienze, garantendo un controllo più efficace dei costi. E fornisce indicazioni preziose per migliorare e rendere il processo ancora più efficace.

Per fortuna c’è il digitale 

La digitalizzazione sta trasformando radicalmente anche l’approccio alla gestione delle note spese, offrendo soluzioni in grado di semplificare e rendere più efficienti i processi. Strumenti avanzati permettono di ridurre le criticità legate ai metodi tradizionali, velocizzando l’approvazione e il rimborso. Grazie all’automazione, i dipendenti non devono più compilare moduli cartacei, ma possono registrare le spese direttamente su piattaforme digitali.

Un ulteriore vantaggio è dato dall’integrazione con altri sistemi aziendali, come ERP e software di contabilità, per centralizzare le informazioni e migliorare il coordinamento gestionale.
Inoltre, strumenti digitali intuitivi e app mobili permettono ai dipendenti di registrare le spese in modo semplice e veloce, mentre i manager possono approvare le richieste con pochi clic.

Mondo vino: cresce la preferenza per i Fine Wines italiani

Nel 2024 le 18 aziende vitivinicole italiane associate all’Istituto Grandi Marchi (IGM) hanno raggiunto un valore aggregato di 660 milioni di euro, di cui oltre il 55% proveniente dall’export.

Questi dati emergono dalla ricerca commissionata dall’Istituto Grandi Marchi e realizzata da Nomina Wine Monitor in occasione del ventesimo anniversario dell’Istituto che riunisce alcune delle famiglie più prestigiose del vino italiano.
Di fatto, il 70% del fatturato estero delle aziende associate è proveniente da mercati al di fuori dell’Unione Europea, in particolare nei mercati asiatici, che hanno visto aumentare l’acquisto di vini di oltre il 130% negli ultimi vent’anni.

Stati Uniti primo mercato di destinazione

Gli USA però si confermano il principale mercato di destinazione per i fine wines italiani. Nonostante il contesto economico sfidante, caratterizzato da inflazione e alti tassi di interesse, nel 2024 si è registrato(per il periodo gennaio-novembre e a livello complessivo di vini un aumento delle importazioni dall’Italia da parte degli USA del 5% in valore per i vini fermi imbottigliati e del 10% per gli spumanti.

Numeri in controtendenza rispetto la media del mercato, che vede in leggera diminuzione gli acquisti dall’estero.

Percepiti come eleganti e di classe

Lo studio ha anche analizzato i comportamenti di consumo di 2.400 consumatori statunitensi di vino, distribuiti in California, New York, New Jersey e Florida). Il 30% di loro si definisce ‘real user’ di fine wines, con una predominanza di consumatori Millennial, uomini, appartenenti alla upper class e con una spiccata curiosità verso vini stranieri.

Del resto, dopo i vini locali, sono i fine wines italiani i più consumati dagli americani nell’ultimo anno. È cresciuta infatti la percezione dei fine wines italiani in termini di classe ed eleganza, attributi storicamente riservati ai vini francesi. Nel 2024, il 27% dei consumatori americani associa questi valori ai vini italiani. Ma un ulteriore dato promettente riguarda i non consumatori di fine wines italiani, di cui il 76% si dichiara interessato a provarli.

L’importanza del family business 

Il consumatore di fine wines italiani si distingue poi per un forte legame con l’Italia, che si esprime attraverso origini italiane o esperienze dirette, come visite recenti. Un elemento che gioca un ruolo fondamentale nella valorizzazione dei fine wines italiani sul mercato statunitense, dove la scelta di questi vini è influenzata principalmente da tre fattori, notorietà del brand, riconoscimenti ottenuti nelle guide di settore e unicità delle aziende a gestione familiare.

Quest’ultimo elemento risulta particolarmente rilevante per i Millennial, con il 16% che lo considera un aspetto determinante, rispetto all’11% della media generale.
L’importanza del family business e dell’eredità culturale, dunque, non solo rafforza la reputazione dei fine wines italiani, ma risulta anche un fattore cruciale per attrarre i consumatori più giovani, in particolare quelli sotto i 35 anni, che apprezzano la qualità e l’autenticità dei prodotti.

Leadership nel lavoro ibrido: quali sono le competenze richieste?

L’introduzione dello smart working ha trasformato profondamente il il mondo del lavoro, richiedendo ai leader aziendali di ripensare i propri ruoli. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, l’87% dei top manager ha dovuto acquisire nuove competenze per affrontare la sfida del lavoro ibrido.

Questa evoluzione non ha solo modificato il modo di gestire i team, ma ha avuto un forte impatto sulla retention dei talenti, con un turnover inferiore del 35% nelle aziende che hanno adottato modelli di leadership moderni.

Servono capacità relazionali e motivazionali

Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, sottolinea come la leadership oggi non si limiti alla conoscenza degli strumenti digitali, ma si concentri su capacità relazionali e motivazionali. “I leader devono saper creare connessioni autentiche anche a distanza, promuovendo coesione e motivazione all’interno dei team,” spiega Adami.

Le ricerche di Adami & Associati confermano l’importanza di queste competenze: il 92% dei candidati a posizioni executive ritiene essenziale la capacità di gestire team ibridi, e il 78% dei team guidati da leader con queste abilità registra livelli più elevati di produttività e soddisfazione. Un elemento cruciale per i leader è la capacità di creare un ambiente inclusivo, in cui ogni membro del team si senta valorizzato, indipendentemente dalla propria posizione fisica.

La gestione dei team ibridi

La gestione di team ibridi non è priva di difficoltà. Il 45% degli executive intervistati segnala problemi nell’assicurare un elevato engagement dei collaboratori. Secondo Adami, la chiave per superare queste criticità è una comunicazione strutturata e intenzionale, che garantisca a tutti momenti di confronto e opportunità di crescita.

Un’altra sfida è rappresentata dalla valutazione delle performance. “Occorre superare la logica della presenza fisica e adottare nuovi criteri per misurare i risultati, basandosi sugli obiettivi raggiunti,” afferma Adami, evidenziando la necessità di comprendere a fondo le dinamiche del lavoro ibrido.

Inclusione e benessere, le parole d’ordine di domani

Le aziende stanno puntando su leader capaci di promuovere una cultura aziendale forte, anche attraverso modalità di lavoro a distanza. “Non si tratta solo di gestire, ma di ispirare e trasmettere valori condivisi,” osserva Adami, sottolineando come il benessere organizzativo sia ormai un pilastro del successo aziendale.

Guardando al futuro, il 67% delle aziende considera prioritario selezionare leader in grado di guidare la trasformazione digitale e culturale. “Il lavoro ibrido non è una fase temporanea, ma il nuovo paradigma del mondo del lavoro,” conclude Adami. “Solo chi saprà interpretare questo cambiamento resterà competitivo.”

Amazon dice stop al servizio Prova Prima, Paga Poi

Il servizio Prova Prima, Paga Poi di Amazon Prime sta per giungere al capolinea.
Lanciato in Italia nell’ottobre del 2021, Prova Prima, Paga Poi ha debuttato inizialmente negli Stati Uniti, nel corso del 2018, con il nome Wardrobe.
Tre anni più tardi, è stato ribattezzato Try Bifore You Buy, ed è arrivato con questo nome anche nel nostro paese.

L’opzione, riservata agli abbonati Prime, in questi anni ha permesso agli utenti di ricevere a casa i capi di abbigliamento e di indossarli senza alcuna spesa, scegliendo poi quali acquistare e quali invece restituire, a costo zero.
Ma come si legge nella pagina dedicata sull’e-commerce della piattaforma, il servizio sarà interrotto a fine mese, il 31 gennaio 2025.

“I clienti continueranno a godere di spedizioni rapide e gratuite e resi facili”

A spiegare la ragione per cui la società ha deciso di abbandonare il programma è una portavoce, Maxine Tagay, attraverso la dichiarazione affidata al sito The Verge. 

“Considerata la combinazione tra la possibilità di provare prima di acquistare solo per un numero limitato di articoli, e l’utilizzo sempre più frequente da parte dei clienti delle nostre nuove funzionalità basate sull’Intelligenza artificiale – spiega Tagay -, a partire dal 31 gennaio 2025 stiamo eliminando gradualmente l’opzione Prova prima di acquistare. Naturalmente, i clienti continueranno a godere di spedizioni rapide e gratuite, con resi facili e gratuiti su tutta la nostra selezione di abbigliamento”, aggiunge Tala portavoce.

C’è lo zampino dell’AI

In pratica, il servizio ha funzionato per un numero limitato di articoli e i clienti stanno utilizzando sempre più le funzionalità potenziate dall’AI per scegliere cosa acquistare. come Tra queste funzionalità, la prova virtuale, i consigli personalizzati sulle taglie, le recensioni in evidenza e le tabelle delle taglie migliorate per poter assicurarsi di trovare la giusta vestibilità del capo.

Insomma, ancora una volta, ci sarebbe di mezzo lo zampino dell’Intelligenza artificiale.
Più nel dettaglio, il riferimento è alle funzionalità AI che suggeriscono i prodotti da acquistare sulla base delle recensioni scritte da ogni cliente.

Con Virtual Try On la prova si fa con lo smartphone

A quanto pare, starebbe poi prendendo piede anche Virtual Try On, la funzionalità lanciata nell’estate 2022 che attraverso l’impiego della realtà aumentata e sfruttando la fotocamera dello smartphone permette di vedere come stanno addosso le scarpe o gli occhiali da sole.

In ogni caso, riporta Punto Informatico, ancora fino al 31 gennaio 2025 Prova Prima, Paga Poi permetterà di scegliere e di ricevere direttamente a casa o presso un punto di ritiro un massimo di sei capi di abbigliamento idonei e tenerli fino a sette giorni, provandoli e restituendo poi quelli non desiderati, e pagando esclusivamente gli altri.
Trattandosi appunto di una funzionalità Prime, non prevede costi legati alle spedizioni.

Saldi invernali: sono ancora l’appuntamento più atteso dagli italiani?

I saldi invernali sono un evento irrinunciabile per molti italiani, tanto che il 75% dei consumatori non si lascia sfuggire l’opportunità di approfittare degli sconti. Una ricerca condotta dall’Osservatorio DoveConviene, piattaforma che ottimizza lo shopping, evidenzia come i saldi siano un vero e proprio “punto fermo” per chi cerca offerte vantaggiose.

In un periodo di incertezza economica, gli sconti rappresentano un’opportunità per coniugare risparmio e acquisti, soprattutto per i tanti che attendono gennaio per completare gli acquisti natalizi, ma a prezzi ridotti.

Tra risparmio e strategie di acquisto

Il desiderio di contenere le spese è uno dei principali motivi che spingono i consumatori verso i saldi: quasi 6 italiani su 10 scelgono di rimandare acquisti importanti, inclusi i regali, per approfittare degli sconti stagionali. Per il 52%, è l’occasione ideale per acquistare prodotti difficilmente accessibili a prezzo pieno, mentre il 30% vede nei saldi un’opportunità per pianificare spese essenziali e ottimizzare il budget.

Sebbene il prezzo resti il fattore determinante per il 36% degli acquirenti, una fetta significativa (56%) considera nella scelta anche qualità e utilità.

Shopping tradizionale vs digitale

Nonostante la crescita dell’e-commerce, il negozio fisico non perde di attrattiva. Secondo i dati raccolti, il 38% degli italiani preferisce acquistare direttamente in negozio, attratto dalla possibilità di toccare con mano i prodotti. Il 58% opta per una combinazione di acquisti online e offline, sfruttando i vantaggi di entrambi i canali.

Solo una minoranza, pari al 4%, sceglie un’esperienza esclusivamente digitale, a dimostrazione del ruolo ancora centrale dei punti vendita tradizionali.

Per cosa si spende?

Abbigliamento e calzature dominano le preferenze dei consumatori, con l’88% delle persone che approfitta dei saldi per rinnovare il guardaroba. Seguono gli articoli per la casa, scelti dal 48%, e i prodotti gastronomici, acquistati dal 39%. In classifica figurano anche l’elettronica, con il 36% delle preferenze, e i prodotti beauty e skincare, apprezzati dal 18%.

I saldi invernali continuano a essere un momento chiave per lo shopping in Italia, mixando al meglio risparmio e tradizione, e confermando l’attaccamento degli italiani a questa occasione speciale per acquistare in modo intelligente.

Case: i prezzi continuano ad aumentare. Le previsioni Istat per il terzo Trimestre 2024

Prosegue, anche se con un ritmo un po’ più sostenuto, la fase di crescita dei prezzi delle abitazioni in Italia. Un trend iniziato nel terzo trimestre di cinque anni fa che si conferma negli ultimi tre mesi del 2024.
È quanto emerge dalle stime preliminari dell’Istat sull’indice di prezzi delle abitazioni al terzo trimestre dell’anno.

Il contributo maggiore alla dinamica tendenziale dei prezzi delle case si deve soprattutto agli edifici di nuova costruzione, mentre i prezzi delle abitazioni esistenti mostrano anch’essi una crescita, ma relativamente più contenuta.
Sempre nel terzo trimestre del 2024, poi, il numero di immobili comprati e venduti evidenzia un nuovo aumento su base tendenziale, che accentua la ripresa iniziata nel secondo trimestre dell’anno.

Indice IPAB: +0,8 rispetto al II Trimestre e + 3,9% tendenziale

Più in particolare, nel periodo considerato, l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie sia per fini abitativi sia per investimento aumenta dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, e del + 3,9% nei confronti dello stesso periodo del 2023. Nel secondo trimestre dell’anno in corso la crescita era pari al + 2,9%.

La crescita tendenziale dell’IPAB è da attribuirsi sia ai prezzi delle abitazioni nuove, che aumentano del + 8,8% (in accelerazione rispetto al + 8,1% del trimestre precedente), sia ai prezzi delle abitazioni esistenti, che salgono del + 2,8%, anch’essi in accelerazione rispetto al secondo trimestre (+ 1,8%).

Compravendita: i volumi salgono del + 2,7%

Questi andamenti si registrano in un contesto di crescita dei volumi di compravendita. La variazione tendenziale registrata nel terzo trimestre del 2024 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale, passa dal + 1,2% del trimestre precedente al + 2,7% di quello attuale.

Anche su base congiunturale, l’aumento dell’IPAB del + 0,8% è imputabile sia ai prezzi delle abitazioni nuove sia a quelli delle esistenti, in crescita rispettivamente del + 2,2% e del + 0,6%.

Nuove abitazioni +6,8 %, già esistenti +2,3% in un anno

In media, nei primi tre trimestri del 2024, i prezzi delle abitazioni aumentano del + 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2023, con quelli delle abitazioni nuove che registrano un +7,4% e quelli delle abitazioni esistenti che crescono del + 1,8%.

Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2024 è pari a + 3,1%. In dettaglio, la crescita è del + 6,8% per le abitazioni nuove e del + 2,3% per le abitazioni esistenti.