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Amazon dice stop al servizio Prova Prima, Paga Poi

Il servizio Prova Prima, Paga Poi di Amazon Prime sta per giungere al capolinea.
Lanciato in Italia nell’ottobre del 2021, Prova Prima, Paga Poi ha debuttato inizialmente negli Stati Uniti, nel corso del 2018, con il nome Wardrobe.
Tre anni più tardi, è stato ribattezzato Try Bifore You Buy, ed è arrivato con questo nome anche nel nostro paese.

L’opzione, riservata agli abbonati Prime, in questi anni ha permesso agli utenti di ricevere a casa i capi di abbigliamento e di indossarli senza alcuna spesa, scegliendo poi quali acquistare e quali invece restituire, a costo zero.
Ma come si legge nella pagina dedicata sull’e-commerce della piattaforma, il servizio sarà interrotto a fine mese, il 31 gennaio 2025.

“I clienti continueranno a godere di spedizioni rapide e gratuite e resi facili”

A spiegare la ragione per cui la società ha deciso di abbandonare il programma è una portavoce, Maxine Tagay, attraverso la dichiarazione affidata al sito The Verge. 

“Considerata la combinazione tra la possibilità di provare prima di acquistare solo per un numero limitato di articoli, e l’utilizzo sempre più frequente da parte dei clienti delle nostre nuove funzionalità basate sull’Intelligenza artificiale – spiega Tagay -, a partire dal 31 gennaio 2025 stiamo eliminando gradualmente l’opzione Prova prima di acquistare. Naturalmente, i clienti continueranno a godere di spedizioni rapide e gratuite, con resi facili e gratuiti su tutta la nostra selezione di abbigliamento”, aggiunge Tala portavoce.

C’è lo zampino dell’AI

In pratica, il servizio ha funzionato per un numero limitato di articoli e i clienti stanno utilizzando sempre più le funzionalità potenziate dall’AI per scegliere cosa acquistare. come Tra queste funzionalità, la prova virtuale, i consigli personalizzati sulle taglie, le recensioni in evidenza e le tabelle delle taglie migliorate per poter assicurarsi di trovare la giusta vestibilità del capo.

Insomma, ancora una volta, ci sarebbe di mezzo lo zampino dell’Intelligenza artificiale.
Più nel dettaglio, il riferimento è alle funzionalità AI che suggeriscono i prodotti da acquistare sulla base delle recensioni scritte da ogni cliente.

Con Virtual Try On la prova si fa con lo smartphone

A quanto pare, starebbe poi prendendo piede anche Virtual Try On, la funzionalità lanciata nell’estate 2022 che attraverso l’impiego della realtà aumentata e sfruttando la fotocamera dello smartphone permette di vedere come stanno addosso le scarpe o gli occhiali da sole.

In ogni caso, riporta Punto Informatico, ancora fino al 31 gennaio 2025 Prova Prima, Paga Poi permetterà di scegliere e di ricevere direttamente a casa o presso un punto di ritiro un massimo di sei capi di abbigliamento idonei e tenerli fino a sette giorni, provandoli e restituendo poi quelli non desiderati, e pagando esclusivamente gli altri.
Trattandosi appunto di una funzionalità Prime, non prevede costi legati alle spedizioni.

Saldi invernali: sono ancora l’appuntamento più atteso dagli italiani?

I saldi invernali sono un evento irrinunciabile per molti italiani, tanto che il 75% dei consumatori non si lascia sfuggire l’opportunità di approfittare degli sconti. Una ricerca condotta dall’Osservatorio DoveConviene, piattaforma che ottimizza lo shopping, evidenzia come i saldi siano un vero e proprio “punto fermo” per chi cerca offerte vantaggiose.

In un periodo di incertezza economica, gli sconti rappresentano un’opportunità per coniugare risparmio e acquisti, soprattutto per i tanti che attendono gennaio per completare gli acquisti natalizi, ma a prezzi ridotti.

Tra risparmio e strategie di acquisto

Il desiderio di contenere le spese è uno dei principali motivi che spingono i consumatori verso i saldi: quasi 6 italiani su 10 scelgono di rimandare acquisti importanti, inclusi i regali, per approfittare degli sconti stagionali. Per il 52%, è l’occasione ideale per acquistare prodotti difficilmente accessibili a prezzo pieno, mentre il 30% vede nei saldi un’opportunità per pianificare spese essenziali e ottimizzare il budget.

Sebbene il prezzo resti il fattore determinante per il 36% degli acquirenti, una fetta significativa (56%) considera nella scelta anche qualità e utilità.

Shopping tradizionale vs digitale

Nonostante la crescita dell’e-commerce, il negozio fisico non perde di attrattiva. Secondo i dati raccolti, il 38% degli italiani preferisce acquistare direttamente in negozio, attratto dalla possibilità di toccare con mano i prodotti. Il 58% opta per una combinazione di acquisti online e offline, sfruttando i vantaggi di entrambi i canali.

Solo una minoranza, pari al 4%, sceglie un’esperienza esclusivamente digitale, a dimostrazione del ruolo ancora centrale dei punti vendita tradizionali.

Per cosa si spende?

Abbigliamento e calzature dominano le preferenze dei consumatori, con l’88% delle persone che approfitta dei saldi per rinnovare il guardaroba. Seguono gli articoli per la casa, scelti dal 48%, e i prodotti gastronomici, acquistati dal 39%. In classifica figurano anche l’elettronica, con il 36% delle preferenze, e i prodotti beauty e skincare, apprezzati dal 18%.

I saldi invernali continuano a essere un momento chiave per lo shopping in Italia, mixando al meglio risparmio e tradizione, e confermando l’attaccamento degli italiani a questa occasione speciale per acquistare in modo intelligente.

Case: i prezzi continuano ad aumentare. Le previsioni Istat per il terzo Trimestre 2024

Prosegue, anche se con un ritmo un po’ più sostenuto, la fase di crescita dei prezzi delle abitazioni in Italia. Un trend iniziato nel terzo trimestre di cinque anni fa che si conferma negli ultimi tre mesi del 2024.
È quanto emerge dalle stime preliminari dell’Istat sull’indice di prezzi delle abitazioni al terzo trimestre dell’anno.

Il contributo maggiore alla dinamica tendenziale dei prezzi delle case si deve soprattutto agli edifici di nuova costruzione, mentre i prezzi delle abitazioni esistenti mostrano anch’essi una crescita, ma relativamente più contenuta.
Sempre nel terzo trimestre del 2024, poi, il numero di immobili comprati e venduti evidenzia un nuovo aumento su base tendenziale, che accentua la ripresa iniziata nel secondo trimestre dell’anno.

Indice IPAB: +0,8 rispetto al II Trimestre e + 3,9% tendenziale

Più in particolare, nel periodo considerato, l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie sia per fini abitativi sia per investimento aumenta dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, e del + 3,9% nei confronti dello stesso periodo del 2023. Nel secondo trimestre dell’anno in corso la crescita era pari al + 2,9%.

La crescita tendenziale dell’IPAB è da attribuirsi sia ai prezzi delle abitazioni nuove, che aumentano del + 8,8% (in accelerazione rispetto al + 8,1% del trimestre precedente), sia ai prezzi delle abitazioni esistenti, che salgono del + 2,8%, anch’essi in accelerazione rispetto al secondo trimestre (+ 1,8%).

Compravendita: i volumi salgono del + 2,7%

Questi andamenti si registrano in un contesto di crescita dei volumi di compravendita. La variazione tendenziale registrata nel terzo trimestre del 2024 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale, passa dal + 1,2% del trimestre precedente al + 2,7% di quello attuale.

Anche su base congiunturale, l’aumento dell’IPAB del + 0,8% è imputabile sia ai prezzi delle abitazioni nuove sia a quelli delle esistenti, in crescita rispettivamente del + 2,2% e del + 0,6%.

Nuove abitazioni +6,8 %, già esistenti +2,3% in un anno

In media, nei primi tre trimestri del 2024, i prezzi delle abitazioni aumentano del + 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2023, con quelli delle abitazioni nuove che registrano un +7,4% e quelli delle abitazioni esistenti che crescono del + 1,8%.

Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2024 è pari a + 3,1%. In dettaglio, la crescita è del + 6,8% per le abitazioni nuove e del + 2,3% per le abitazioni esistenti.

Come sono cambiati negli anni i consumi mediatici degli italiani?

Tra il 2019 e il 2023, l’Italia ha visto un’evoluzione significativa nei consumi mediatici. La televisione si conferma il mezzo di comunicazione più diffuso, con un’utenza stabile al 95,9% nel 2023 (+0,8% rispetto al 2022). Crescono sia la tv via internet (+3,3%) sia la mobile tv, utilizzata oggi dal 33,6% degli italiani.

Anche la radio mantiene un buon livello di ascolto (78,9%), benché in leggero calo (-1,1%). L’autoradio è il mezzo preferito (69,1%), mentre la radio tradizionale subisce una flessione (45,6%). I podcast, invece, raggiungono il 10,1% della popolazione. I dati emergono dal capitolo “Comunicazione e media” del 58° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese.

Internet e social media, presenza quotidiana 
Internet è utilizzato dall’89,1% degli italiani, con un incremento dell’1,1% in un anno. Gli smartphone sono lo strumento principale per accedere alla rete (88,2%), spesso associati ai social network, utilizzati dall’82,0% della popolazione.

Tra i giovani (14-29 anni), spiccano WhatsApp (93,0%), YouTube (79,3%) e Instagram (72,9%). In lieve calo Facebook (50,3%) e Spotify (49,6%), mentre Telegram e Snapchat perdono decisamente terreno.

Non si ferma la crisi della stampa
La stampa tradizionale continua a soffrire. I quotidiani cartacei, letti dal 67,0% degli italiani nel 2007, scendono al 22,0% nel 2023 (-3,4% in un anno). Anche settimanali e mensili registrano cali, rispettivamente del -1,7% e -2,8%. I quotidiani online perdono lettori (-2,5%) e si fermano al 30,5% della popolazione, mentre i siti d’informazione restano stabili al 58,1%.

Nuovi format per gli amanti della lettura
Nel 2023, il 45,8% degli italiani legge libri cartacei, segnando un incremento del 3,1% rispetto all’anno precedente, ma una diminuzione del 13,6% rispetto al 2007. Gli e-book rimangono fermi al 12,7%, mentre gli audiolibri raggiungono il 5,3%. I fumetti e le graphic novel conquistano l’8,0% degli italiani, con prevalenza tra i maschi e i più istruiti.

Informarsi con lo smartphone: messaggi testuali o visivi?
L’83,7% degli italiani usa lo smartphone per informarsi. Tra questi, il 37,9% preferisce ricerche mirate, mentre il 28,2% consulta più fonti. Crescono i contenuti visivi, come video (12,1%) e immagini (8,1%), soprattutto tra i giovani, segnalando un graduale spostamento verso una comunicazione più immediata.

Cosa cambia con l’Intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale solleva più di un interrogativo sul futuro del lavoro. Il 65,5% teme un impatto negativo sull’occupazione, ma il 37,4% vede opportunità nel segno della creatività.

Chi si aspetta dei vantaggi dall’Ia, ritiene che ci saranno miglioramenti nella sanità (55,9%) e nella ricerca scientifica (45,4%). L’82,0% degli italiani chiede però una regolamentazione rigorosa per garantire un uso etico e sicuro.

Mutui: nel 2024 richieste a +14% 

Nei primi dieci mesi del 2024 le richieste di finanziamento per l’acquisto di un immobile raccolte online sono aumentate del 14% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Insomma, arrivano nuovamente segnali positivi dal mercato dei mutui. Ma secondo i risultati dell’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it, notizie positive provengono anche dal mercato immobiliare. A quanto si evince dai dati dell’Agenzia delle Entrate nel secondo trimestre 2024 le compravendite di abitazioni hanno registrato un incremento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2023.

L’identikit del richiedente

Guardando all’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo emerge che l’importo medio richiesto nei primi dieci mesi del 2024 è stato pari a 133.923 euro, in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Cresce anche il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, salito nel 2024 a 208.495 euro (+4%).

In lievissimo incremento anche l’età degli aspiranti mutuatari, dato che va letto anche alla luce dell’incremento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 21% del 2023 al 29% del 2024, valore cresciuto grazie al calo dei tassi che ha fatto da traino a questo tipo di operazione.

Prima casa: aumenta l’importo medio

Limitando l’analisi alle sole richieste di mutui per l’acquisto della prima casa, emerge che l’importo medio richiesto nei primi 10 mesi del 2024 è stato pari a 138.745 euro, in aumento del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In crescita anche il valore medio dell’immobile, che ha raggiunto 190.861 euro (+2,4%).

Rimangono sostanzialmente stabili, l’età media del richiedente (37 anni e mezzo) e la durata del piano di ammortamento (26 anni).
Dal punto di vista dell’offerta, i primi dieci mesi dell’anno sono stati caratterizzati da buone condizioni sul fronte dei tassi fissi. Secondo le simulazioni di Facile.it, oggi per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,71%, con rata di 579 euro.

Immobili di classe A e B più convenienti

Tariffe ancora più convenienti per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,40% e una rata di 559 euro. Per la surroga, invece, il miglior TAN disponibile online è pari al 2,49% (rata di 565 euro).

Per quanto riguarda i tassi variabili, nonostante il calo degli indici dovuto al taglio della BCE, i valori restano elevati anche se in lenta discesa. Per un mutuo medio variabile da 126.000 in 25 anni (LTV 70%), a gennaio 2022 la rata era pari a 456 euro, a novembre 2024 è arrivata a 693 euro.
Oggi le migliori offerte online, per un mutuo medio, partono da un tasso (TAN) del 3,81%, con una rata di 645 euro. Per gli immobili di classe A o B i valori partono da 3,61%, con una rata di 631 euro.

Bonus Natale 2024: tutto quello che c’è da sapere

Che misura è e a chi spetta il Bonus Natale 2024? Il Bonus Natale 2024, previsto dal decreto Omnibus, consiste in un contributo di 100 euro destinato ai lavoratori dipendenti con un reddito complessivo fino a 28.000 euro.

Come indicato nella circolare dell’Agenzia delle Entrate, il bonus è riservato a coloro che abbiano almeno un figlio fiscalmente a carico, indipendentemente dalla condizione familiare: coniugati, separati, divorziati, monogenitori o conviventi. Tuttavia, il beneficio non spetta al lavoratore il cui coniuge o convivente, non legalmente separato, risulti anch’esso beneficiario della stessa indennità.

I requisiti necessari
Per accedere al Bonus Natale è necessario soddisfare alcune condizioni. Il primo è che il lavoratore deve avere un reddito annuo non superiore a 28.000 euro nel 2024. Il secondo riguarda i figli a carico: sono considerati fiscalmente a carico i figli con età fino a 24 anni e reddito annuo lordo non superiore a 4.000 euro; per i figli con più di 24 anni, il limite scende a 2.840,51 euro. Terzo requisito, la compatibilità con altri benefici: ovvero il  bonus non può essere cumulato tra i membri dello stesso nucleo familiare. In caso di coppie di lavoratori, solo uno dei due potrà richiedere l’indennità.

Le nuove disposizioni, introdotte dal Decreto Legge 167, semplificano i criteri per accedere al beneficio. In passato era necessario appartenere a un nucleo familiare specifico, riferisce Adnkronos, mentre oggi basta la presenza di almeno un figlio fiscalmente a carico per soddisfare il requisito familiare.

Come richiedere il bonus?
Per ottenere il Bonus Natale, il dipendente deve presentare un’autocertificazione al datore di lavoro (sostituto d’imposta) dichiarando di possedere i requisiti di reddito e familiari richiesti; che il coniuge o convivente non sia beneficiario dello stesso bonus.

Chi ha già presentato la richiesta non è tenuto a ripetere la procedura, salvo debba aggiornare i dati relativi al convivente, comunicandone il codice fiscale e confermando che non riceverà il contributo.

Quando viene erogato?
Il sostituto d’imposta accrediterà il bonus direttamente nella busta paga di dicembre, generalmente insieme alla tredicesima mensilità. Nel caso in cui il lavoratore non riceva il contributo pur avendone diritto, potrà recuperarlo tramite la dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2024, da presentare nel 2025.

Un aiuto per le famiglie
Il Bonus Natale 2024 rappresenta un aiuto concreto per i lavoratori con redditi medio-bassi, offrendo un contributo economico che premia chi ha figli a carico e mira a sostenere il benessere delle famiglie durante le festività natalizie.

Gli italiani e l’energia: sì alle rinnovabili, dubbi sul nucleare

Gli italiani sono decisamente favorevoli alle energie rinnovabili mentre mostrano una decisa resistenza all’energia nucleare da fissione. La maggior parte degli intervistati (74%) esprime infatti preoccupazione per le scorie radioattive e il rischio legato alla fissione, mentre il 73% considera la fusione nucleare un’opzione più sicura e meno impattante.

Lo rivela un recente sondaggio condotto dalla Fondazione UniVerde e Noto Sondaggi, i cui dati sono stati presentati durante un convegno a Ecomondo, confermando le preferenze dei nostri connazionali per un futuro energetico sostenibile.

Energia rinnovabile: crescono solare ed eolico

Il rapporto evidenzia che per la sicurezza energetica del Paese, il 72% degli italiani considera l’eolico offshore una soluzione importante, purché si rispettino alcune priorità ecologiche, come la tutela della biodiversità marina (47%), delle aree protette (46%) e delle rotte migratorie degli uccelli (38%). Gli intervistati sottolineano anche l’importanza di ridurre i tempi di autorizzazione (38%) e aumentare i fondi per questa tecnologia (37%), oltre a creare una filiera nazionale per la produzione dei componenti.

Quando si parla di rinnovabili, gli italiani indicano che le fonti principali dovrebbero essere il solare (79%) e l’eolico (65%), ritenute non solo sicure (rispettivamente 75% e 69%), ma anche compatibili con l’ambiente. Inoltre, per il 73% è preferibile installare impianti eolici a terra in aree vocate, mentre il 44% suggerisce di sfruttare le coperture di grandi edifici per i pannelli solari.

La sfida del nucleare

La fusione nucleare, vista come una delle sfide tecnologiche più importanti per il futuro, ottiene largo consenso tra gli italiani, che indicano come priorità la ricerca e sviluppo (44%), la formazione di personale specializzato (20%) e la costruzione di impianti pilota (19%). Al contrario, la percentuale di chi sostiene l’investimento nell’idrogeno per la transizione energetica è calata al 64%.

Efficienza energetica nelle case: quanta burocrazia

Il sondaggio evidenzia l’interesse per l’efficienza energetica nelle abitazioni: il 21% degli intervistati considera prioritario installare impianti fotovoltaici domestici, seguito dai pannelli solari per acqua calda e dall’isolamento degli infissi (15%). Tuttavia, il 79% degli italiani ritiene che passare al solare sia ancora troppo costoso e complesso dal punto di vista tecnico e burocratico.

Necessario semplificare le procedure 

In un videomessaggio, Paolo Zangrillo, Ministro per la Pubblica Amministrazione, ha sottolineato l’importanza di semplificare le procedure burocratiche, in linea con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Un recente decreto legislativo propone regimi amministrativi semplificati per gli impianti a energia rinnovabile, riducendo i costi e i tempi per le aziende e le amministrazioni coinvolte.

Questi risultati mostrano come gli italiani siano favorevoli a un sistema energetico basato su fonti rinnovabili, con una chiara apertura verso l’innovazione sostenibile e il rispetto ambientale, a conferma della necessità di politiche volte a semplificare l’adozione di queste tecnologie.

Cosa sognano i giovani italiani? Matrimonio e figli in fondo alla lista

Il 2024 segna un miglioramento nella vita personale e professionale dei giovani italiani, accompagnato però da un aumento del distacco dalle istituzioni politiche e sociali. Lo rivela la ricerca GenerationShip 2024, condotta da Kkienn Connecting People and Companies per il Gruppo Unipol.

Mentre cresce la fiducia nel proprio futuro, l’incertezza globale e le difficoltà economiche continuano a influenzare profondamente il loro orizzonte.

Ambizioni e priorità delle nuove generazioni

Le nuove generazioni danno sempre più valore alla realizzazione professionale ed economica, mentre l’interesse per la formazione di una famiglia continua a diminuire. Secondo il report, l’84% dei giovani considera importante fare carriera e raggiungere un benessere economico, mentre oltre il 50% di Gen Z e Millennials giudica matrimonio e figli come obiettivi poco rilevanti.

Per molti, formare una famiglia resta una possibilità solo se sussistono condizioni economiche stabili, e l’idea di non avere figli è ormai socialmente accettata. Le giovani donne sono in prima linea in questo cambiamento: per loro, l’istruzione e la stabilità lavorativa sono priorità crescenti rispetto al passato.

Situazione lavorativa e desiderio di mobilità

Nel 2024, il mercato del lavoro giovanile mostra segnali di miglioramento, con un leggero aumento nella soddisfazione lavorativa rispetto al 2023 (6,71 su 10). Tuttavia, molti giovani continuano a cercare posizioni più stabili e meglio retribuite, e il fenomeno della “Great Resignation” è ancora rilevante.

Sebbene la propensione a emigrare sia in calo (dal 58% nel 2022 al 45% nel 2024), resta un’opzione per chi cerca migliori opportunità fuori dal Paese.

Sfiducia nella politica e nelle istituzioni

L’interesse dei giovani per la politica è basso: solo il 43% mostra interesse, e il 69% esprime sfiducia nella politica italiana. Anche se l’idea di un’Europa unita guadagna consensi, solo il 54% si identifica come europeo, e solo il 18% lo fa con convinzione.

Sessualità e relazioni sociali

Il 2024 è caratterizzato da una maggiore apertura verso la sessualità, con un aumento delle relazioni occasionali e un’accettazione più ampia delle diverse preferenze e modalità relazionali. Tuttavia, le app di incontri perdono popolarità tra i giovani, mentre aumentano tra gli adulti tra i 36 e i 74 anni.

Aspettative e diseguaglianze di genere

Le giovani donne oggi desiderano maggiore indipendenza e mettono in discussione i ruoli tradizionali. Nonostante condividano ideali comuni con i loro coetanei maschi, sentono un carico di responsabilità maggiore, orientandosi verso l’istruzione e il lavoro come strumenti di emancipazione in una società ancora carente in termini di pari opportunità.

Il Platform Thinking interessa il 90% delle aziende quotate

L’Osservatorio Platform Thinking HUB del Politecnico di Milano definisce le piattaforme come gruppi di clienti multipli e interdipendenti ed effetti di rete trasversali, per cui la presenza di un gruppo di utenti aumenta il valore della piattaforma di un altro.

Le piattaforme, quindi, non sono solo strumenti per trasformare il business lineare in un modello più efficiente, scalabile e con costi marginali pari quasi a zero. Sono un meccanismo più ampio per rivoluzionare qualsiasi processo. E il Platform Thinking è proprio la capacità di utilizzare meccanismi basati su piattaforme per la trasformazione del business di un’azienda di qualsiasi tipo.
Una strategia di innovazione che in Italia interessa già 9 imprese su 10 dell’indice FTSE MIB.

Non sono solo big tech della Silicon Valley

Amazon, Spotify, Facebook, Google non sono solo aziende tech della Silicon Valley, ma possono diventare lo strumento per abilitare la trasformazione digitale delle imprese. 
L’88% delle aziende quotate al principale listino italiano ha sviluppato un’iniziativa in qualche modo legata a una piattaforma. Anche se in realtà in molti casi si tratta semplicemente di servizi lineari digitali, senza le caratteristiche che identificano le vere e proprie piattaforme.

Inoltre, il 46% delle aziende dell’indice FTSE MIB, una percentuale comunque significativa, sta sfruttando appieno le opportunità derivanti dal Platform Thinking.
Esaminando le iniziative promosse da queste aziende come ‘piattaforme’ si contano 107 progetti, ma di questi solo il 22%, ovvero, 23 progetti, possono essere classificati come reali piattaforme.

Approccio e strategie di Platform Thinking

L’Osservatorio ha identificato tre approcci e 18 strategie che le aziende possono mettere in atto per attuare il Platform Thinking.
La prima è quella della piattaforma come nuovo servizio, che può comportare un nuovo approccio al mercato, una ‘scatola degli attrezzi’ per gli sviluppatori, un’espansione dei servizi esistenti o un nuovo servizio, iniziative di sostenibilità o sviluppo di piattaforme attorno a un prodotto.

La seconda strategia riguarda innovare un’attività primaria dell’azienda, con un’estensione dal lato dell’offerta, piattaforme di seconda generazione, estensioni multilaterali, pubblicità avanzata, apertura a complementi esterni o digitalizzazione dei servizi.
Il terzo approccio è la piattaforma per innovare un’attività di supporto, come raccolta di dati per l’innovazione, piattaforme di open innovation, sistemi di gestione della conoscenza, processo di sostegno all’estensione dell’offerta, progetti di sostenibilità interna e piattaforme di training.

Uno strumento per tutte le realtà aziendali

“Le piattaforme sono uno strumento adatto non solo alle startup tecnologiche, ma anche alle aziende di ogni dimensione e settore per creare valore reinventando prodotti e processi aziendali – spiega Daniel Trabucchi, Responsabile Scientifico e Direttore dell’Osservatorio -. La ricerca dimostra come siano molto diffuse e addirittura pervasive anche nelle aziende nel nostro Paese, creando valore e portando efficienza, efficacia e allineamento all’interno. Ma le piattaforme si rivelano alleate anche in alcune grandi sfide della modernità, come quello della sostenibilità, basti pensare a realtà come Vinted o ToGoodToGoo, che stanno facendo molto per abbattere gli sprechi e favorire l’economia circolare”.

Cicale o formiche? Gli italiani provano a risparmiare ma ci riescono sempre meno 

Dove sono finiti i risparmi degli italiani? E quanto riescono a mettere da parte?
Risponde il sondaggio condotto da Saldi Privati, il sito di ‘vendite evento’, che indaga le abitudini e le scelte dei suoi utenti in fatto di risparmi.

Il 71% degli intervistati dichiara che il risparmio e la responsabilità in materia di acquisti sono valori molto importanti, ma nonostante questa attitudine valoriale conferita al risparmio il dato preoccupante emerso dalla survey è che oggi le persone riescono a mettere da parte molto poco.

Un quadro generale peggiorato rispetto a 5 anni fa

Se il 28% degli intervistati ammette che risparmiare è sì un valore, ma certamente inferiore ad altri, e solo l’1% lo considera trascurabile, il 22% risparmia meno di 100 euro al mese, il 36% da 100 a 300, il 15% fino a 500 euro e addirittura un 15% non riesce a risparmiare nulla.
In termini di benessere economico e costo della vita, il quadro generale se paragonato a 5 anni fa sembra peggiorato. Il 46% del panel dichiara infatti di risparmiare meno rispetto al passato, il 39 % dice di mantenersi più o meno in linea, e solo il 16% oggi mette da parte più soldi rispetto a prima.

Prodotti cheap? No grazie, meglio comprare meno

Ma non tutto può essere sacrificato in nome del risparmio. Su questo punto il 40% degli utenti Saldi Privati è concorde nel non voler rinunciare alla qualità dei prodotti acquistati, il 33% al proprio stile di vita, il 29% al comfort della propria casa e solo l’11% afferma di non poter fare a meno di una vita culturale attiva.
Gli intervistati ribadiscono di non essere disposti a comprare prodotti cheap e di bassa qualità, piuttosto scelgono di fare shopping con minor frequenza (22%) e soprattutto prestano più attenzione a offerte e sconti (47%).

In questo scenario, i siti di flash sales si configurano come preziosi alleati per far fronte a budget sempre più ridotti e a un costo della vita sempre più alto.
Per il 64% del campione il benefit principale delle flash sales è la possibilità di accedere a brand di fascia alta e noti, che altrimenti sarebbero loro preclusi, e il 61% di godere di sconti fino al 70% sul prezzo iniziale.

A cosa destinare i soldi nel “porcellino”? 

Anche in questo caso emerge un ritratto degli italiani prudenti e parsimoniosi: il 48% li tiene in banca per spese impreviste, il 29% li usa per acquisti correnti, il 26% li impiega in investimenti finanziari e il 5% in investimenti immobiliari, mentre il 15% dichiara di non aver risparmi da spendere in alcun modo.

Se dovessero ‘spaccare il porcellino’ gli utenti di Saldi Privati sceglierebbero, con il 54% dei voti, di concedersi un bel viaggio, seguito dagli acquisti per la persona, come abiti, accessori e prodotti beauty (32%).
In coda alla wish list, l’automobile o la moto nuova (7%). Insomma, italiani e motori sono un sodalizio che dura da sempre, ma non in tempi di recessione.